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Bitcoin e inflazione USA, c’è o non c’è correlazione?

·3 minuto per la lettura

Ieri è stato presentato il dato sull’inflazione USA con riferimento al mese di giugno, che ha mostrato una crescita al +5,4%. Mai così alta dal 2008 per l’indice dei prezzi al consumo (CPI) USA.

Resi noti i dati sull’inflazione USA, il prezzo del bitcoin è calato portandosi ad un minimo di 31.650 dollari su alcuni crypto exchange. Attualmente bitcoin vale circa 31.946 USD ed è in calo del -3,79% nelle ultime 24 ore. Il resto del mercato mostra perdite anche ben più significative.

La domanda che ci si pone, quindi, è questa: c’è o non c’è correlazione tra bitcoin e inflazione USA? Questo perché bitcoin è sempre stato visto come un asset class nel quale conservare il valore delle proprie liquidità.

Ci si attendeva, quindi, che con un rialzo dell’inflazione così deciso come sta avvenendo da alcuni mesi negli USA, il bitcoin sarebbe stato utilizzato per accantonare riserve in attesa di tempi migliori.

Bitcoin e inflazione USA, qualcosa non funziona nel modello

Il modello, la relazione bitcoin e inflazione USA, quindi, non sta funzionando. Come mai?

Secondo Coindesk potrebbe dipendere dal fatto che l’inflazione risalita in modo così deciso (reflazione), è considerato un fattore momentaneo per l’economia nel suo complesso e non una crescita strutturale destinata a restare nel tempo.

Ciò che attira di più gli umori dei mercati finanziari, invece, sono le parole del US Federal Reserve System, la banca centrale degli USA. E come noto negli ultimi mesi il board della banca centrale statunitense ha considerato questa fiammata dell’inflazione come transitoria, destinata ad esaurirsi nel corso dei prossimi mesi.

Tuttavia resta il fatto che il bitcoin ha reagito in modo negativo all’aumento dell’inflazione, con gli investitori che hanno chiuso le rispettive posizioni piuttosto che aprirne di nuove per comprare altro BTC e proteggersi dall’inflazione balzata al +5,4% su base mensile negli USA.

Il tapering la risposta

La risposta negativa potrebbe forse essere dovuta alle voci proliferate ieri martedì 13 luglio negli USA, su un possibile tapering della Fed a partire da fine anno e inizio 2022. A dirlo la presidente della Federal Reserve Bank di San Francisco, Mary Daly.

Come riporta Teleborsa, Daly ha affermato: “È opportuno iniziare a parlare di riduzione degli acquisti di asset, riducendo alcune delle politiche accomodanti che abbiamo fornito all’economia”.

Il tapering in gergo significa una riduzione degli acquisti di Titoli di Stato. La Fed potrebbe farlo entro fine anno e questo crea turbolenze non solo nel comparto delle criptovalute, ma a maggior ragione in quello azionario.

“Saremo ancora in una posizione molto accomodante con un tasso di finanziamento basso, ma non abbiamo bisogno di tutti gli strumenti, siccome vediamo l’economia procedere sui suoi passi”, ha aggiunto Mary Daly.

Qualcosa però non torna comunque

Tuttavia questo non spiegherebbe la fuga, poiché il BTC dovrebbe invece essere visto come un bene rifugio. A quanto pare ancora una volta il mondo delle criptovalute si dimostra essere abbastanza slegato dalle logiche dell’economia tradizionale, e presenta caratteristiche tutte proprie ed uniche che difficilmente ne permettono una equiparazione a materie prime o a indici azionari.

Le criptovalute sono criptovalute, per loro natura digitali e nate senza un legame con altri settori finanziari (anzi, in opposizione). Sono questi ultimi che a più riprese tentano di portare le criptovalute nel loro alveo.

This article was originally posted on FX Empire

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