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Booking.com, disco verde da Olanda a inchiesta fiscale procura Genova

Sagome davanti al logo di Booking.com

di Emilio Parodi

MILANO (Reuters) - L'Olanda ha accolto l'ordine d'indagine europeo (Oie) inviato dalla procura di Genova nell'ambito di una inchiesta per omesso versamento dell'Iva a carico dell'agenzia di viaggi online Booking.com, che ha sede nei Paesi Bassi.

Lo ha confermato la Procura nazionale olandese, dopo che una fonte a diretta conoscenza del dossier aveva comunicato a Reuters l'ok alla richiesta dei magistrati italiani, che potrebbe finalmente consentire la conclusione dell'inchiesta fiscale iniziata nel 2018.

Il 24 ottobre si è tenuto l'incontro presso la sede di Eurojust all'Aia fra il procuratore generale di Rotterdam Cornelia Becker, funzionari della polizia fiscale e dell'agenzia delle entrate olandesi da una parte e il procuratore aggiunto di Genova Francesco Pinto e il pm Giancarlo Vona, titolari dell'inchiesta italiana, dall'altra. Si è concluso con un ulteriore appuntamento, probabilmente a gennaio 2023, in cui gli inquirenti olandesi consegneranno la documentazione richiesta da Genova, e insieme ai colleghi italiani interrogheranno i due ex direttori finanziari di Booking.com indicati nell'inchiesta.

I pm di Genova avevano inviato l'ultimo Oie in Olanda per acquisire documentazione e sentire i due manager nel febbraio scorso.

Un primo ordine di indagine era stato inviato in Olanda nel 2018, ed era stato respinto nel maggio 2019, ed un secondo era stato inviato nell'agosto dello stesso anno.

La Guardia di Finanza nel giugno 2021 ha contestato a Booking.com un'evasione dell'imposta sul valore aggiunto di 153 milioni di euro relativa ai soggiorni prenotati tramite la sua piattaforma dal 2013 al 2019.

Booking.com - la cui società madre Booking Holdings ha sede negli Usa, nel Delaware - opera come intermediario fra i turisti e alberghi, B&B, ma anche abitazioni dei privati, che pagano una commissione per l'uso della piattaforma online.

Proprio dopo aver controllato 896.500 di queste strutture private che non hanno partita Iva, i finanzieri del primo gruppo della Gdf genovese guidati dal colonnello Ivan Bixio, hanno ricostruito che dal 2013 al 2019 le commissioni incassate in Italia da Booking.com con questo tipo di clienti privati sono state pari a 700 milioni di euro.

Commissioni sulle quali però non è stata versata allo Stato l'Iva dovuta, che secondo l'accertamento dei militari ammonta appunto a 153 milioni.

Un portavoce di Booking.com ha ribadito che la società "continua a collaborare e interloquire con le autorità fiscali" sia in Italia che in Olanda.

Secondo la società, i proprietari di hotel e bed and breakfast che utilizzano la piattaforma sono responsabili della riscossione e del pagamento dell'Iva dovuta in Italia e negli altri Paesi dell'Unione europea.

In una relazione inviata dalla procura di Genova, e letta da Reuters, in vista dell'incontro dello scorso 24 ottobre, i magistrati italiani scrivono che, dopo che l'Agenzia delle Entrate ha confermato i risultati della verifica fiscale della Gdf e ha avviato una parallela procedura di accertamento, Booking.com "ha recepito l'invito al contradditorio, depositando memorie e documenti e fornendo le proprie giustificazioni e osservazioni critiche".

"E' presumibile che l'istruttoria porterà ad una riduzione proporzionale" delle somme contestate, ha scritto la procura nella relazione.

(editing Claudia Cristoferi)