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Caldo record a Capodanno, perdiamo ogni anno un cubo di ghiaccio alto 10 km

·4 minuto per la lettura
Tempo soleggiato e clima straordinariamente mite in montagna a causa dell'anticiclone africano: ragazzi prendono il sole in t-shirt sulla piana innevata di Falcade, sulle Dolomiti bellunesi, 31 dicembre 2021.
ANSA/ANTONELLA SCHENA (Photo: ANTONELLA SCHENA ANSA)
Tempo soleggiato e clima straordinariamente mite in montagna a causa dell'anticiclone africano: ragazzi prendono il sole in t-shirt sulla piana innevata di Falcade, sulle Dolomiti bellunesi, 31 dicembre 2021. ANSA/ANTONELLA SCHENA (Photo: ANTONELLA SCHENA ANSA)

A Capodanno in Val d’Aosta lo zero termico è stato a 3.800 metri, come in primavera. A Bormio le gare di coppa del mondo sono state cancellate causa caldo, come quelle che si sarebbero dovute svolgere a Maribor, in Slovenia, l’8 e il 9 gennaio. Sull’isola di Kodiak, in Alaska, sono stati registrati 19,4 gradi, la temperatura più alta mai rilevata a dicembre in tutto lo Stato, ha commentato lo scienziato Rick Thoman dell’Alaska Center for Climate Assessment and Policy, definendola “assurda”.

L’anno si è chiuso con coerenza termica. Gli estremi meteo sono aumentati e i picchi di freddo (si gela nella fascia occidentale degli Stati Uniti e in Giappone) non hanno compensato l’onda calda. Il 2021 è entrato nella top ten degli anni roventi registrati nella storia della meteorologia, cioè dalla metà del diciannovesimo secolo. Ma questa ormai non è una notizia. La progressione è continua: dagli anni Ottanta ogni decennio batte il record di caldo del decennio precedente.

La notizia è che, con l’aiuto dei satelliti, stiamo riuscendo a stimare con maggior precisione la ritirata della criosfera, il mondo di ghiaccio che si arrende. Ad esempio CryoSat-2, in orbita a 719 di altezza, è in grado di rilevare i cambiamenti di spessore di tutti i tipi di ghiaccio. E il numero che emerge da questa analisi è sorprendente. Immaginate un cubo alto 10 chilometri, cioè 31 volte la tour Eiffel. Un cubo fatto di ghiaccio. Un cubo che si scioglie ogni anno. E’ quello che accade nel nostro pianeta. Mentre la popolazione sta per raggiungere gli 8 miliardi di esseri umani, il bisogno di acqua cresce, la sopravvivenza di centinaia di milioni di persone dipende da fiumi alimentati dai ghiacciai, i ghiacciai fondono a velocità crescente.

Secondo un recente studio cofirmato da Andrew Shepherd, docente all’Earth Observation dell’università di Leeds e pubblicato su The Cryosphere, dagli anni Novanta a oggi il tasso di perdita di ghiaccio è aumentato del 57%.

Una delle conseguenze è l’accelerazione della velocità di risalita dei mari. Secondo il sesto rapporto dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change) il tasso medio di crescita annuo è stato di 1,3 millimetri tra il 1901 e il 1971; di 1,9 millimetri tra il 1971 e il 2006; di 3,7 millimetri tra il 2006 e il 2018. Oggi, secondo gli studi più recenti, è abbondantemente sopra i 4 millimetri.

L’effetto di questo disgelo è dirompente perché per ogni centimetro di risalita dei mari milioni di persone devono affrontare l’inondazione delle loro terre. Gli abitanti di Fairbourne, un paesetto sulla costa del Galles, sono stati definiti i primi rifugiati climatici del Regno Unito: le loro case saranno le prime della Gran Bretagna a essere invase dal mare. E a rischio ci sono gli Stati isola raggruppati nell’Aosis, l’alleanza che si batte a ogni conferenza del clima per rendere più rapida la transizione ecologica e il taglio delle emissioni serra che causano il problema. Alla conferenza sul clima che si è tenuta a Glasgow nel novembre sorso Simon Kofe, il ministro degli Esteri di uno di questi Stati isola, Tuvalu, ha tenuto il suo discorso in video collegamento, parlando in mare con l’acqua fino al ginocchio per dare un’idea di quello sta accadendo al suo Paese.

Proiettando gli effetti della deglaciazione nell’arco della vita di un bambino che nasce nel 2022 si entra in uno scenario in cui la crescita dei mari arriverà a mezzo metro se rispetteremo in pieno l’accordo di Parigi, e supererà il metro negli altri scenari. “Sebbene questi cambiamenti siano stati molto lenti in passato, ci sono stati anche periodi in cui il livello dei mari è risalito molto velocemente, attorno ai 4 metri per secolo, a causa del rapido collasso delle calotte glaciali. L’ultimo è avvenuto 14 mila anni fa, quando i mari sono risaliti di 15-18 metri in 350 anni”, avverte uno studio pubblicato pochi mesi fa dall’International Cryosphere Climate Iniziative. “E durante l’alto Pliocene, 3 milioni di anni fa, quando i livelli di CO2 erano comparabili con gli attuali e la temperatura era 2-3 gradi maggiore di quella dell’era preindustriale, i livelli del mare possono aver raggiunto un’altezza 20 metri superiore rispetto a oggi”. L’obiettivo dell’accordo di Parigi è fermarsi a 1,5 – 2 gradi. Al momento siamo fuori traiettoria, proiettati versi i 3 gradi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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