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Come investire in economia circolare: paradigma produttivo di domani

·6 minuto per la lettura

L’economia circolare è parte integrante della transizione green cui l’attuale sistema economico-sociale globale è chiamato a realizzare nei prossimi decenni. Da questa economia in cui i beni usati non giungono mai in discarica perché i materiali di cui sono composti vengono recuperati, possono nascere fino a 700 mila posti di lavoro nell’Unione Europea.

Posti di lavoro, ha detto il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che andranno a compensare i posti di lavoro che si perderanno entro il 2030 a causa della transizione ambientale.

L’economia circolare è quindi una delle soluzioni che può conciliare il necessario cambiamento nel ciclo produttivo dei beni per inquinare meno, con il diritto al lavoro delle persone.

Si prenda un caso molto noto alle cronache come la Whirlpool di Napoli. Il business delle lavatrici è venuto a mancare per una serie di motivi che hanno portato quello stabilimento a non essere più produttivo. Tuttavia quell’impianto industriale potrebbe essere riconvertito nel recupero degli elettrodomestici non più utilizzati. Lì potrebbero confluire apparati elettronici da scomporre per recuperare le materie prime da reintrodurre nel ciclo economico.

Cos’è l’economia circolare?

Come bene spiega Bnp Paribas in un suo articolo sul tema, “l’economia circolare risponde a un nuovo modello di produzione e di consumo che prevede la condivisione, il noleggio, il riutilizzo, la riparazione, il rinnovo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti. In tal modo, si garantisce una durata superiore del ciclo di vita dei prodotti”.

Com’è chiaro comprendere l’economia circolare impone un cambiamento all’attuale modello economico tradizionale, basato su una linearità dello schema: produrre, usare, smaltire.

Nel nuovo modello, invece, lo schema è: ridurre, riutilizzare, riciclare. Un vero e proprio cambio di paradigma che pone l’investitore in uno scenario del tutto nuovo e da comprendere, perché nei prossimi decenni sarà questo il paradigma di riferimento.

Esempio concreto

L’azienda italiana produttrice di scarpe, SCARPA, ha di recente immesso sul mercato una linea di scarpe biodegradabile al 100% che permette al termine della vita tecnica delle scarpe di essere riassorbita grazie all’eliminazione di talloni e puntali in gomma, occhielli in metallo e semplificando il processo produttivo.

Altre calzature del marchio, invece, sono state parzialmente realizzate con plastiche riciclate che, da bottiglie si sono trasformate in stringhe per scarpe o in inserti di design.

Economia circolare e società quotate in Borsa

Restando nel settore delle calzature, ma proiettandoci in Borsa, troviamo Nike (NKE) tra le società impegnate nel ridurre gli scarti nel processo produttivo e nell’uso di materiali plastici riciclati. Inoltre Nike usa cotone coltivato in filiere dove viene ottimizzata l’efficienza energetica e si fa un uso razionale dell’acqua.

Proseguendo, ma cambiando decisamente settore industriale, troviamo International Business Machines (IBM) impegnata da 30 anni nel recupero dei materiali informatici. IBM recupera circa 30 mila dispositivi informatici alla settimana attraverso la sua unità dedicata e trasforma l’hardware-rifiuto restituito dai clienti, in materie pronte a rientrare nel ciclo produttivo.

Caterpillar (CAT), multinazionale della produzione di macchinari ad uso industriale, ha avviato un programma di rinnovo e ricostruzione delle componenti e delle macchine. Le parti dei suoi mezzi vengono quindi rigenerati invece di procedere a una semplice riparazione o sostituzione delle componenti. Riutilizzando i pezzi si riducono i rifiuti e si minimizza il bisogno di materie prime aggiuntive per produrre nuove parti di ricambio.

Nel beverage troviamo Heineken Holding (HEIO). Il produttore di birra ricicla i coprodotti, gli imballaggi e i rifiuti industriali al 97%.

Cos’è l’ECPI Circular Economy Leaders Equity?

Chi desidera investire in economia circolare dovrebbe conoscere cos’è l’ECPI Circular Economy Leaders Equity. Si tratta di un indice creato dal fornitore di indici italiano ECPI.

L’indice di ECPI si basa su criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) di aziende globali. Le società inserite nell’indice sono selezionate in base all’impegno nell’economia circolare e sono classificate in diverse categorie:

  • progettazione;

  • recupero dei materiali;

  • allungamento durata vita dei prodotti;

  • piattaforme di condivisione.

L’indice azionario seleziona 50 large cap garantendo una diversificazione sui settori idonei secondo i requisiti di economia circolare ed ESG. Non include l’industria delle armi e del tabacco.

Come investire nell’economia circolare?

Per investire in economia circolare, l’investitore ha davanti a sé la strada dell’acquisto dei titoli azionari già impegnati nel trasformare il modello produttivo da non sostenibile a sostenibile.

In alternativa sono disponibili fondi a gestione passiva come il Bnp Paribas Easy ECPI Circular Economy Leaders denominato in euro che replica l’indice di cui abbiamo descritto le caratteristiche in precedenza.

Altra forma di investimento riguarda la classe di attivo delle obbligazioni. Alcune banche hanno attivato green bond dedicati anche a progetti imprenditoriali volti a sviluppare il ciclo dell’economia circolare in un determinato territorio.

Prodotto come servizio e di lunga durata

Il prodotto come servizio è una soluzione che sperimentiamo già da alcuni anni attraverso il car sharing e il bike sharing. Anche la condivisione di locali ad uso ufficio mediante la formula dell’affitto orario o giornaliero sono forme di prodotto come servizio.

La lavatrice di condominio o quella self-service, sono altre forme di prodotto come servizio. L’investitore da questi esempi deve trarre una apertura della propria visione e comprendere che nei prossimi anni, le nuove generazioni, daranno vita a nuovi lavori, nuovi modelli di business che oggi non esistono, ma che nell’arco di un decennio o poco più potrebbero raggiungere i listini delle principali Borse mondiali.

Ed ancora i prodotti di lunga durata. Qui si suggerisce caldamente di vedere il documentario “Intrecci Etici” dedicato al settore della moda. Il fast fashion, ovvero la moda usa e getta, non è sostenibile, ed ecco che in Italia si fa largo una imprenditoria piccola ma illuminata che produce e vende capi di abbigliamento di elevata qualità o addirittura prodotti su richiesta. Capi di abbigliamento realizzati con tessuti durevoli, fatti per resistere al tempo e alle mode.

Attenzione al greenwashing

Il greenwashing è la pratica di far passare per ESG e cioè compatibile con l’ambiente, ed attento alle comunità locali, un business fino a poco tempo fa inquinante e poco attento ai gruppi sociali in cui opera.

Si tratta di una operazione di marketing non basata sul reale cambiamento del processo produttivo. Una trasformazione di facciata.

Le indagini in corso in Germania e negli USA sulla controllata della Deutsche Bank, Dws Group, che si occupa di investimenti ESG, è un esempio di quanto il greenwashing possa essere sofisticato e ingannare gli investitori anche professionisti.

Concludendo

L’economia circolare non è una moda del momento, è un cambiamento di paradigma. Ciò sarà più evidente all’osservatore dell’anno 2100, ma l’investitore è colui che sa guardare dal presente quello che sarà nel futuro e non può snobbare il cambiamento in atto.

Super Quark stagione 2021 ha dato conto in un servizio dello stato di ricerca del riciclo perfetto della plastica. La nuova frontiera punta a scindere gli atomi della plastica per riportarla al suo stato iniziale di derivato del petrolio. Questo significa che la ricerca scientifica già oggi è capace di offrire soluzioni di economia circolare così avanzate da far supporre che nel volgere di un decennio i modelli di business subiranno notevoli trasformazioni.

L’investitore è chiamato a cavalcarli.

This article was originally posted on FX Empire

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