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Cos’è il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP)

Fabio Carbone

Mentre in Europa venti di scissione mettono a dura prova la tenuta dell’Unione Europea, e gli Stati Uniti rispolverano la loro vecchia e inefficace politica protezionista, in Asia e Oceania sta per nascere la più grande area di scambi commerciali che si sia mai vista nella storia dell’agire economico dell’umanità. Si chiama Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e include l’ASEAN e i suoi Paesi membro, più altre 5 nazioni strettamente legate all’area geografica del sud-est asiatico.

C’è qualcosa da temere? Certo che no, ma c’è molto da riflettere su quale è l’unico vero futuro del commercio, ovvero, l’unità.

Cenni sul Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP)

La partnership economica regionale RCEP nasceva nell’agosto del 2012 in Cambogia, durante il 21° ASEAN Summit che si svolge regolarmente in una delle capitali o città principali dei Paesi membro dell’Associazione.

In quella occasione non veniva stipulato l’accordo, ma avviato il processo di negoziazione che dovrà in seguito condurre le 16 nazioni partecipanti a firmare l’accordo commerciale definitivo.

Le negoziazioni iniziarono effettivamente nei primi mesi del 2013 e sono proseguite fino a tutto il 2019. Il 4 novembre 2019, durante il 34° Asean Summit in Thailandia, i Paesi che avevano aderito alle negoziazioni hanno convenuto di firmare il RCEP nel 2020.

Le nazioni che firmeranno il RCEP nel 2020

Inizialmente le nazioni aderenti al negoziato commerciale erano 16, ma l’India ha deciso di uscire dalle negoziazioni per il timore che l’accordo potesse danneggiare la sua economia interna.

In totale quindi le nazioni che firmeranno il RCEP sono 15:

  • i membri dell’ASEAN: Brunei, Cambogia, Indonesia, Lao PDR, Malesia, Birmania, Filippine, Singapore, Thailandia, Viet Nam;
  • Australia;
  • Cina;
  • Corea del Sud;
  • Giappone;
  • Nuova Zelanda.

Quali saranno le aree di interesse dell’accordo RCEP

I negoziati hanno lavorato sullo stabilire un esaustivo accordo che includa il commercio dei beni, il commercio dei servizi, gli investimenti, la cooperazione tecnica e commerciale tra i Paesi firmatari, la proprietà intellettuale, la competizione, la risoluzione delle controversie, l’e-commerce, piccole e medie imprese (PMI) e altre questioni.

Quindi un articolato accordo commerciale che tiene conto di molteplici aspetti dell’agire economico, che stabilisce regole di collaborazione, di scambio e che si occupa anche delle eventuali controversie che potrebbero sorgere.

Gli obiettivi salienti del RCEP

“Sullo sfondo di un ambiente globale in rapida evoluzione, il completamento delle negoziazioni del RCEP dimostrerà il nostro impegno collettivo per aprire il commercio e gli investimenti nella regione. Stiamo negoziando un accordo che intende espandere ulteriormente e approfondire le catene di valore regionali a vantaggio delle nostre imprese, comprese le piccole e medie imprese, così come i nostri lavoratori, i nostri produttori, e consumatori. Il RCEP darà un notevole impulso alle prospettive di crescita futura della regione e contribuirà positivamente all’economia globale, fungendo allo stesso tempo da pilastro di sostegno a un solido sistema commerciale multilaterale che promuoverà lo sviluppo delle economie in tutta l’area geografica”. (Joint leader’s statement on the Regional comprehenisve economic partnership, RCEP, 4 novembre 2019, Bangkok, Thailandia).

I numeri del RCEP

In termini numerici cosa vorrà dire la firma dell’accordo RCEP? Ebbene significherà la nascita della più vasta area di libero scambio delle merci e dei servizi, che includerà quasi la metà dell’intera popolazione mondiale dal momento che l’ASEAN rappresenta circa 600 milioni di persone e la Cina conta circa 1,3 miliardi di abitanti. In totale la nuova regione commerciale dovrebbe inglobare circa 2,5 miliardi di persone.

Da un punto di vista del Pil globale, questa nuova regione commerciale intercontinentale rappresenterà il 30% del Pil mondiale e oltre un quarto delle esportazioni mondiali.

Sarà anche la prima regione commerciale intercontinentale a nascere, dal momento che il trattato per il libero commercio dei beni e servizi tra Ue, Usa e Canada è fallito miseramente (TTIP).

I benefici per le nazioni firmatarie del RCEP

L’ASEAN e i suoi paesi sono centrali nell’accordo e ciò porterà non pochi benefici, perché l’Associazione acquisirà un ruolo centrale nella regione.

In generale tutte le nazioni firmatarie otterranno dei benefici perché cadranno col tempo le barriere doganali, di conseguenza si ridurranno fino ad azzerarsi i dazi sui beni, ma l’accordo garantirà anche scambi equi, con un accesso al mercato più semplice per beni e servizi prodotti da tutte le imprese della regione.

L’accordo commerciale introdurrà anche maggiore trasparenza negli scambi commerciali, non solo sui beni, ma anche nello spostamento di fondi destinati agli investimenti.

L’accordo prevede che dovranno decadere anche restrizioni e divieti discriminatori nei confronti dei servizi forniti dalle nazioni del RCEP.

Per quanto riguarda la cooperazione tecnica e commerciale, essa verrà costruita sulle collaborazioni già oggi esistenti e servirà a massimizzare i benefici per le nazioni coinvolte. Questa parte dell’accordo riguarderà anche il commercio elettronico, che in questo modo potrà essere svolto oltre i confini nazionali con maggiore facilità.

Capitolo delicato quello della proprietà intellettuale, che ha trovato posto nell’accordo e che viene così protetta, ma allo stesso tempo le idee troveranno un terreno normativo più favorevole per circolare.

Il capitolo della competizione internazionale è un altro terreno scivoloso. Anche in questo caso dovranno decadere le pratiche anti-competitive a danno delle aziende straniere, per favorire così la competizione tra gli attori commerciali.

Il RCEP e la conformità agli accordi internazionali

Il RCEP nasce in linea con i maggiori accordi internazionali legati al commercio e agli accordi doganali. Nelle linee guida e dei principi dell’accordo RCEP, infatti, viene subito chiarito che l’accordo nasce nel rispetto del WTO ed è in linea con l’articolo XXIV del GATT e l’articolo V del GATS.

Un accordo che consolida e sostituisce i precedenti accordi bilaterali

L’ASEAN nel corso della sua esistenza, ha firmato numerosi accordi bilaterali di collaborazione tecnica e commerciale. Tra i Paesi che firmeranno il RCEP e l’ASEAN, vigono accordi bilaterali che prendono il nome di FTA, Free Trade Area. Cinque sono gli accordi commerciali al momento attivi:

  1. ASEAN – Australia, Nuova Zelanda Free Trade Area;
  2. ASEAN – Cina Free Trade Area;
  3. ASEAN – India Free Trade Area;
  4. ASEAN – Giappone Free Trade Area;
  5. ASEAN – Corea del Sud Free Trade Area.

Questi accordi bilaterali verranno quindi di fatto sostituiti dal RCEP e d’ora in avanti Cina, Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud, faranno parte di una unica immensa area di libero scambio.

Un laboratorio di integrazione commerciale e sociale tra Asia e Oceania, che sarà interessante seguire nella sua evoluzione.

Concludendo

Asia e Oceania daranno presto vita al più grande accordo di libero scambio delle merci che sia mai stato stipulato tra nazioni culturalmente anche molto differenti. Il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), sarà una grande sfida per le nazioni che vi aderiranno e solo l’inizio di un nuovo processo di unificazione internazionale.

Allo stesso tempo l’acccordo apre i singoli a una riflessione importante, ovvero, sulla collaborazione. L’accordo afferma che l’unione è la strada migliore per progredire, tutti insieme. Esattamente l’opposto di quanto in alcuni territori dell’Unione Europea si vorrebbe fare.

Ma, possono piccole nazioni autonome e solitarie competere contro un gigante commerciale che rappresenta quasi la metà della popolazione mondiale?

This article was originally posted on FX Empire

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