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Dazn, operazione antipatia

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STADIO GIUSEPPE MEAZZA, MILAN, ITALY - 2021/10/24: Diletta Leotta, anchor of DAZN broadcasts, gestures prior to the Serie A football match between FC Internazionale and Juventus FC. The match ended 1-1 tie. (Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images) (Photo: Nicolò Campo via Getty Images)
STADIO GIUSEPPE MEAZZA, MILAN, ITALY - 2021/10/24: Diletta Leotta, anchor of DAZN broadcasts, gestures prior to the Serie A football match between FC Internazionale and Juventus FC. The match ended 1-1 tie. (Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images) (Photo: Nicolò Campo via Getty Images)

Diciamocelo: Dazn non sta facendo nulla per non farsi odiare dai tifosi italiani. Già i disservizi e la non eccelsa qualità tecnica che abbiamo sperimentato durante le prime giornate di campionato hanno giustamente fatto saltare i nervi a tutti quegli sportivi che hanno fatto un abbonamento, neanche tanto economico, per vedere le partite di pallone in sacrosanta pace sul proprio divano. La rotellina o lo sgranamento improvviso delle immagini provocano ormai lo stesso schizzo di bile di un rigore sbagliato o di un gol cancellato dalla Var. Se a questo poi si aggiunge una improvvisa quanto inaspettata modifica unilaterale dell’abbonamento, con la società che di punto in bianco cancella la possibilità della doppia utenza per i suoi clienti, allora davvero si passa all’accanimento: la percezione di un abbonato è sempre più quella di sentirsi spremuto come un limone, per lo più con le regole del gioco che cambiano in corso d’opera. Non a caso la questione è già arrivata in parlamento: la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli chiama in causa il governo e preannuncia una interrogazione parlamentare in cui denuncerà “la palese violazione dei diritti dei consumatori”.

Ricapitoliamo velocemente i fatti. In questo momento il tifoso che ha sottoscritto un contratto con l’emittente tv può legittimamente avere due utenze diverse, con un indirizzo Ip diverso, per vedere le partite. Lo prevede una clausola del contratto e verosimilmente è stata una mossa commerciale per invogliare le persone ad abbonarsi: sono infatti tanti quegli amici o quelle famiglie che pagano i 30 euro al mese smezzandosi il costo, potendo contare sul doppio accesso. Esempio concreto: due amici o due fratelli fanno un solo abbonamento, si dividono il pagamento del canone mensile e possono vedere contemporaneamente in due case diverse la propria squadra del cuore. Bene, ora Dazn eliminerà questa possibilità. Si tornerà alla modalità una persona, un abbonamento. O meglio: una casa, un abbonamento. E lo fa d’imperio, senza alcuna compensazione. Chiariamoci: si tratta di un’operazione lecita, non stiamo parlando di truffa. Dopo la comunicazione dell’azienda, lo spettatore può infatti entro 30 giorni esercitare il diritto di recesso. Resta però la mancanza di trasparenza: quanti di quegli abbonati avrebbero firmato lo stesso il contratto ad agosto sapendo che a dicembre sarebbe tutto cambiato, per giunta a loro discapito? Anche perché c’è una particolarità che riguarda gli abbonati di calcio rispetto a chi sottoscrive un canone flat con Netflix: di solito chi lo fa, lo fa per seguire l’intera stagione della sua squadra. Poco probabile che lo interrompa dopo pochi mesi.

Dazn fa sapere informalmente che la mossa sia necessaria per limitare la pirateria, stimata attorno al 20 per cento. Ma come mai la stessa mossa non viene fatta da Sky, Netflix o tutte le piattaforme streaming che permettono accessi multipli? Fra gli abbonati quindi sorge il sospetto - basta fare un giro sui social questa mattina - che invece sia una semplice furbata per rimpolpare il bacino degli abbonati. In ogni caso, l’emittente non ci fa una bella figura. Anzi. E quindi un po’ di sarcasmo, come quello dell’utente Twitter Unfair Play, se lo merita tutto: “Da dicembre sarà possibile vedere Dazn su un solo dispositivo. Quindi uno in più di adesso”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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