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Eni-Nigeria, pm processo Milano a giudizio per rifiuto atti ufficio

Il logo Eni davanti alla sede di San Donato Milanese

MILANO (Reuters) - Il gup di Brescia Cristian Colombo ha disposto oggi il rinvio a giudizio per rifiuto di atti d'ufficio nei confronti dei due pm milanesi che hanno rappresentato l'accusa nel processo sulle presunte tangenti Eni e Shell in Nigeria conclusosi con l'assoluzione di tutti gli imputati.

Il processo inizierà il prossimo 16 marzo al Tribunale di Brescia e vedrà imputati il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro, che secondo la procura bresciana sarebbero stati tenuti a far confluire nel processo allora in corso a Milano per corruzione internazionale in Nigeria alcuni elementi favorevoli agli imputati, emersi da una diversa indagine condotta dal collega Paolo Storari.

"Non esiste un precedente in Italia di un fatto simile: di un processo a due magistrati che abbiano valutato di non produrre atti trasmessi da un altro pm, motivando la loro scelta processuale con una nota ufficiale del 5 marzo 2021, inviata e recepita dal loro procuratore capo, che la accolse senza obiezioni", ha detto al termine dell'udienza preliminare Caterina Malavenda, legale dei due magistrati.

"Sono certa che il dibattimento dimostrerà la loro totale correttezza", ha concluso.

Secondo la procura di Brescia che ha chiesto e ottenuto il processo, gli elementi in questione, se introdotti nel processo sarebbero andati a vantaggio dell'Eni e degli altri imputati, certificando l'inattendibilità dell'ex manager Eni Vincenzo Armanna - coimputato nel procedimento "nigeriano" e contemporaneamente accusatore dei vertici del gruppo - e la presunta falsità delle sue dichiarazioni.

La difesa dei due magistrati milanesi nel corso dell'inchiesta ha sostenuto invece che il materiale segnalato dal collega all'epoca non avesse valore probatorio e verificato, oltre al fatto che non era stata fatta ancora alcuna perizia, conclusasi solo dopo la fine del processo.

Inoltre, parte degli elementi era frutto di sequestri effettuati nell'ambito dell'altra indagine su un imputato del processo in corso, Armanna appunto, e la legge non consente l'utilizzabilità del risultato di queste attività nei confronti di una persona sotto processo.

Contemporaneamente la difesa aveva aggiunto che la legge (articolo 53 del codice di procedura penale) stabilisce la piena autonomia del pubblico ministero in aula.

Nel novembre 2021, 15 magistrati anti-corruzione da 12 diverse nazioni nel mondo avevano formalmente sollecitato l'Ocse a difendere De Pasquale e Spadaro da quello che avevano definito un "attacco" all'anti-corruzione e avviare una valutazione dell'impegno dell'Italia nei confronti della Convenzione anti-corruzione internazionale Ocse.

Nell'aprile 2022, una delegazione dell'Ocse ha quindi avviato una missione in Italia, con audizioni di magistrati, avvocati e giornalisti a Milano e a Roma.

(Emilio Parodi, editing Francesca Piscioneri)