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Groupon Italia in crisi, sciopero dei dipendenti a rischio

Angela iannone

Da una parte, i dipendenti che protestano contro la probabile chiusura dell'azienda in Italia. Dall'altra, l'azienda, che rinnega ogni forma di intimidazione e che scarica le responsabilità sui commercianti, che a loro volta puntano il dito contro l'azienda. E in mezzo, il cliente, a cui la maggior parte delle volte resta tra le mani solo un disservizio.
Benvenuti nel mondo di Groupon, leader mondiale dell' e-commerce e nel settore dei gruppi d'acquisto, conosciuto da tutti come il sito delle offerte e dei maxi sconti su ogni genere di prodotto o servizio.
Un portale che dal 2008 - anno del lancio - ad oggi, ha visto dapprima un boom di contatti e di "succursali" in molte parti del mondo, Italia compresa, seguita da un calo dei contatti e delle richieste. Motivo che avrebbe suggerito ai vertici di chiudere Groupon Italia e di spostarsi all'estero, con relativo taglio di personale.

Perciò da stamattina in Corso Buenos Aires a Milano sono scesi i lavoratori della sezione italiana del portale: dopo mesi di tensioni tra sindacati e padroni, i dipendenti italiani di Groupon hanno deciso di scioperare per 8 ore, il primo sciopero dell'era e-commerce. Per denunciare - secondo quanto detto da Filcams Cgil e Fisascat Cisl - l' "approccio di intimidazione verso i lavoratori, colpevolizzandoli del trend negativo dei risultati" che l'azienda avrebbe con i suoi dipendenti, al punto di parlare di "corpi infetti da eliminare", minacciando di "chiudere in Italia". Una scelta che manderebbe a casa circa 450 dipendenti che lavorano nella sede di Milano.

Affermazioni che l'azienda respinge, definendole "totalmente infondate". Anzi, così risponde ai sindacati: “Abbiamo investito tanto sulle persone e continueremo a farlo. In Italia, prosegue, Groupon continua ad assumere ed offrire posti di lavoro e piani di crescita internazionale. Groupon ha sempre riconosciuto la piena esplicazione dei diritti sindacali, sia come singoli sia come associazioni sindacali, mantenendo un sereno e costante confronto con le rappresentanze sindacali aziendali, nel rispetto delle relative previsioni di legge”.

Indipendentemente dallo scontro tra vertici, restano comunque dei dati negativi. Dal suo debutto in Borsa - novembre 2011 - ad oggi, il titolo Groupon ha perso tantissimo, scendendo dai 26 dollari iniziali ai quasi 3 dollari raggiunti dopo la cacciata del suo fondatore, Andrew Mason.
Groupon non attira più, o almeno così pare. Colpevole, forse, un modello di business difficile da sostenere, con investimenti continui nel marketing e nella pubblicità che mancano.








Non solo: un meccanismo che negli anni si è inceppato, da una parte a causa degli esercenti che hanno scontato troppo, non guadagnando nulla e rimettendoci solamente, dall'altra con Groupon e le sue clausole impegnative nel contratto con i commercianti. A riportare il rapporto intricato tra i due è un articolo de Linkiesta: se da una parte Groupon aiuta a dare visibilità all’azienda, promuovendo per mail prodotti e servizi iper-scontati, dall'altra si trattiene immediatamente il 50% del ricavato, mentre il pagamento al commerciante arriva molto spesso dilazionato o in ritardo. Quindi "a meno che non abbiate dei ricavi marginali enormi, il tutto si traduce in lavoro in perdita. In cambio arriveranno più clienti, certe volte troppi in un colpo solo, con la speranza di fidelizzarne una parte". In più, se il coupon non viene utilizzato realmente, la perdita è doppia e non vi è alcun rimborso.

Problemi relativi anche nella promozione, nello specifico nell'esclusiva: il sito, infatti - continua Linkiesta -  "assicura l'esclusiva al suo cliente nel giorno previsto per la promozione. Per un giorno soltanto, cioè, avrete una vetrina per la vostra offerta sulla pagina web di Groupon, senza timore di promozioni concorrenti in zona. Passate le 24 ore, però, l’esclusività cambia verso: per due anni non potrete realizzare attività promozionali del genere con altri. Ovvero: in cambio di una pubblicità di 24 ore resterete “fermi” – in quella specifica nicchia pubblicitaria – per 700 giorni. Con il rinnovo tacito per i successivi 12 mesi". Aggiungiamoci anche un mercato saturo, con competitors sempre più numerosi e il gioco è fatto. A confermare il tend negativo ci sono le fonti aziendali: a livello globale, alla fine del primo trimestre, nonostante la crescita del giro d’affari a 758 milioni di dollari, le perdite continuavano ad ammontare a 37,8 milioni di dollari.

E poi ci sono i consumatori, che dopo l'entusiasmo iniziale hanno iniziato ad abbandonare il sito dei coupon scontati, perchè magari delusi dal servizio o perchè il prodotto da loro richiesto non è mai arrivato o è arrivato in ritardo, dopo numerose e-mail minatorie all'azienda per ottenere il rimborso, in un giro di responsabilità poco chiaro.
Come andrà a finire la situazione, almeno in Italia, ancora non si sa. Quello che è certo è che tra i tanti litiganti, non gode nessuno.