Hollande fa affari con l'India dopo lo scandalo Finmeccanica

Qualcuno che si rallegra dello scandalo Finmeccanica c'è. Si tratta della Francia e del suo presidente, François Hollande, che ieri è volato in India per incontrare a Nuova Delhi il primo ministro indiano Manmohan Singh.

Tema  centrale dell'incontro, un affare da 11 miliardi di euro per l'acquisto di 126 jet francesi destinati all'aeronautica indiana. Un accordo che, secondo fonti ufficiali indiane, non sarà portato a termine prima di luglio e che prevede la consegna da parte della compagnia francese Dassault Aviation di18 velivoli da combattimento in condizione di 'Fly away' entro tre anni. Gli altri 108 velivoli saranno invece costruiti dalla compagnia di Stato indiana Hindustan Aeronautics Ltd. Sarà una coincidenza, ma l'incontro franco-indiano giunge proprio in seguito alla rinuncia da parte del governo di Singh alla maxicommessa di elicotteri, al centro delle indagini che vedono indagata Finmeccanica e il suo Ad Orsi. La vicenda giudiziaria ha portato infatti alla sospensione dei pagamenti a Finmeccanica per il contratto da 750 milioni di dollari, oltre al blocco del ritiro dei veivoli fino al termine delle indagini.

Quello degli aerei non è il solo patto che Francia ed India hanno deciso di intraprendere: tra gli altri accordi firmati ieri sono previsti anche alcuni relativi all'istruzione superiore, ferrovie, scambi culturali ed esplorazione spaziale. Non solo: i leader dei due Paesi hanno parlato anche di nucleare, prevedendo la realizzazione di un enorme complesso - sei reattori -  per la produzione di energia nucleare nell'ovest dell'India. Ad occuparsi del progetto sono il gigante nucleare francese Areva e la compagnia di energia nucleare indiana.

Non è la prima volta che la Francia si arricchisce "approfittando" della scarsa politica industriale italiana. Basta vedere le numerose multinazionali francesi presenti sul territorio italiano o i grandi marchi italiani acquistati da brand d'Oltralpe. Come la Lactalis, che ha sotto di sè gli storici marchi Galbani e Invernizzi, Cademartori, Locatelli e anche Parmalat.
Per non parlare del mondo della grande distribuzione, alimentare e non, nelle mani di Carrefour, Auchan, Castorama e Leroy Merlin, Leclerc, mentre la storica catena italiana come la Coin appartiene oggi alla Pai Partners.

Cantano la marsigliese anche i prodotti di lusso, vanto dell'imprenditoria italiana: Fendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma sono passati all gruppo Lvmh di Bernard Arnault, mentre Gucci è da tempo sotto il controllo di Ppr, Pinault-Printemps-Redoute, che controlla anche le pelletterie di Bottega Veneta, le calzature Sergio Rossi e da pochi mesi anche i gioielli di Bulgari. E pare che l'offensiva dei colossi francesi, ma non solo, sulle grandi firme del tricolore non si voglia arrestare: la scalata di Air France sulla compagnia di bandiera Alitalia, nonostante le numerose ritrosie dei sindacati, prima o poi avverrà. Non a caso Air France Klm è il primo azionista di Alitalia con il 25% e il principale finanziatore della compagnia che da molto tempo versa in una situazione finanziaria allarmante, con un passivo di circa 180 milioni di euro.