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I Bond Usa stanno entrando in una fase mai vista da 72 anni

Rossana Prezioso
 

I mercati stano entrando in una fase potenzialmente preoccupante mai vista da 72 anni, quella dei tassi in aumento. 

La view di Yamada

Louise Yamada, amministratore delegato di Louise Yamada Technical Research Advisors, non ha dubbi "Il ciclo dei tassi in calo da 36 anni, a nostro avviso, è finito". Tutto ebbe inizio ( o se si preferisce, fine, visto la prima radice del trend risale al 1946) nel settembre del 1981 quando si raggiunse il picco del 15,84%, da allora il rendimento del Bond Usa a 10 anni è stato visto in costante calo fino ad arrivare al minimo dell'1,36% a luglio 2016, complice primario il piano di stimolo della Federal Reserve che ha posto sotto pressione proprio i titoli di stato spingendoli al rendimento storico minimo. Da allora, tuttavia, sembra che la tendenza al ribasso si sia interrotta, afferma Yamada.

Il prossimo test per i rendimenti sarà il 3%. A quel punto, sarà tecnicamente confermato il ritorno del trend di crescita sui rendimenti del debito a stelle e strisce. Sarà infatti proprio questo livello, stando alle dichiarazioni rilasciate dall'analista, che permetterà di individuare l'avvio di un andamento che non si vedeva così chiaro ormai dal 1946.

La posizione della Fed

Si tratta di cicli relativamente lunghi che solitamente coprono una fascia tra i 22 e i 37 anni e questo nuovo ciclo, fanno sapere, non dovrebbe fare eccezione con una durata all'incirca ventennale. A confermare la view di Yamada che vorrebbe l'arrivo del rendimento al 3% sui decenali, sarebbero anche i dati macro, in particolare quelli sull'inflazione, che potrebbero facilmente spingere la Federal Reserve a decidere per un aumento più serrato del costo del denaro preferendo 4 interventi invece dei tre preventivati nell'ultima riunione della Banca Centrale Usa. Non solo, ma anche l'arrivo di una serie di nuovi membri all'interno del board tra cui, probabilmente, Loretta Mester della Fed di Cleveland il cui approccio verso le politiche monetarie è particolarmente aggressivo come dimostrato più volte dalle sue stesse dichiarazioni.

Rischi per l'azionario?

Nei giorni scorsi, infatti, è stata proprio la Mester, membro votante del board, a sottolineare come, secondo la sua visione, l'economia Usa crescerà a ritmi sostenuti nel prossimo fturo e che la Fed dovrebbe decidere di alzare i tassi con lo stesso ritmo adottato nel 2017 senza escludere ulteriori incrementi anche nel 2019.

Guardando alle proiezioni invece della comunità degli analisti, un aumento dei tassi già a marzo è previsto come certo all'83%, secondo CME Group.

Yamada, però, aggiunge anche alto: nessun rischio per un crollo dell'azionario: economia in crescita e rialzo dei tassi possono procedere insieme. Ma solo per un tratto di strada, il delta discriminante, a quel punto, potrebbe essere un rendimento sui Treasury del 5%, solo allora le cose diventeranno un po' più preoccupanti". Attualmente i rendimenti sul taglio a 10 anni made in Usa è al 2,9%. 

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