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Il compagno dell'operaia morta sul lavoro a Modena: "Avevo regalato a Laila l’anello"

·3 minuto per la lettura
Laila El Harim con il compagno (Photo: Facebook)
Laila El Harim con il compagno (Photo: Facebook)

“Ci siamo fidanzati nel 2001 senza più lasciarci. Non eravamo sposati, ma progettavamo di farlo il prossimo giugno”. Manuele Altiero è il compagno di Laila El Harim, la 40enne italiana di origine marocchina morta lo scorso 3 agosto mentre lavorava nell’azienda di packaging ‘Bombonette’ di Camposanto (Modena), inghiottita da un macchinario in un’azienda di imballaggi. Altiero, in un’intervista al Corriere della Sera spiega come ha saputo dell’incidente avvenuto a Laila e racconta particolari sul suo rapporto con la compagna. L’uomo dichiara di aver saputo della morte di Laila da una telefonata fatta da un suo ex datore di lavoro. “Mi ha avvertito alle 9 di mattina, con una telefonata, un mio ex datore di lavoro, socio dell’impresa dove circa un paio di mesi fa era stata assunta la mia compagna. Non è riuscito a dirmelo chiaramente: ‘Laila ha avuto un brutto infortunio, corri qui...’. Non ha aggiunto altro. Ma io ho capito tutto”. Una volta saputo dell’incidente Altiero si è recato immediatamente sul posto di lavoro di Laila.

All’ingresso c’erano i mezzi dei vigili del fuoco e le auto dei carabinieri. Non c’erano ambulanze... Uno dei carabinieri è venuto verso di me. È stato garbato, chiaro: “Devo dirle che la sua compagna è morta per le conseguenze di un incidente dentro l’impianto, alla fustellatrice. Così...

Il compagno di Laila spiega che la donna lavorava nella ditta di Bombonette da soli due mesi. Aveva cambiato lavoro da poco. I proprietari dell’azienda, spiega Altiero, “l’avevano fortemente voluta sapendo quanto fosse brava sulla fustellatrice, macchina per sagomare. La pagavano meglio di prima”. Il macchinario con cui lavorava Laila, però, aveva sempre dei problemi. Si legge sul Corriere:

“Però le macchine devono funzionare come si deve: io capisco che si debba fare qualcosa in più... Ma la sicurezza viene prima. Ogni giorno attorno a quella fustellatrice c’era un elettricista, c’erano dei problemi. Laila, inoltre, doveva occuparsi dell’avviamento su tutte le apparecchiature, istruendo anche un apprendista. Che martedì purtroppo era assente perché è andato a vaccinarsi. Se ci fosse stato, chissà, forse non sarebbe successo...”

Altiero spiega che Laila lavorava molto più del dovuto, anche fino a 11 ore al giorno. L’uomo racconta poi dettagli sulla loro vita privata e spiega che i due avevano intenzione di sposarsi a breve.

″[...]Non eravamo sposati, ma progettavamo di farlo il prossimo giugno, in Puglia, la regione da cui proviene mio padre che si è stabilito qui nella Bassa dopo aver trovato lavoro come operaio alla Fiat e avere sposato una modenese. Il mese scorso avevo regalato a Laila l’anello. Quelle nozze davanti a nostra figlia sarebbero state bellissime... Poi magari un giorno avremmo coronato il sogno dell’acquisto di una casa al mare. Che a Laila piaceva tantissimo”.

Ora invece l’uomo si è trovato a dire alla loro unica figlia, Rania, che la madre è morta sul lavoro.

“Consigliato da una psicologa del Comune di Bastiglia, dove vivo, le ho detto cosa fosse successo, senza girarci attorno: ‘Mamma purtroppo ha preso una botta forte, è andata in cielo’. Rania mi ha guardato e sì, certo, ha capito. Poi mi ha abbracciato stretto, a lungo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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