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Il mondo dei Tar escluso dalle riforme: "I ricorsi aumenteranno"

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- (Photo: LUCA ZENNAROANSA)
- (Photo: LUCA ZENNAROANSA)

Davanti a un tribunale amministrativo regionale può fare ricorso chi ha partecipato a un concorso pubblico e si è accorto che alcune domande del test avevano risposte palesemente sbagliate, ma anche un’impresa che è stata esclusa da un appalto e ne lamenta l’irregolarità. E, ancora, si può rivolgere al giudice amministrativo un medico che non si è voluto vaccinare e ritiene che l’esclusione dal lavoro sia illegittima - in questo caso sistematicamente il Tar gli darà torto, come dimostrato dai precedenti registrati in questi mesi - oppure un’associazione che tutela i diritti degli animali e trova illegittimo il provvedimento di un ente locale che li mette in pericolo. Come è successo di recente con gli orsi del Trentino. Il Tar, insomma, è il giudice dell’economia, quello a cui le imprese guardano sempre con un certo timore. Ma è anche il guardiano che tutela la posizione del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione. Che valuta l’interesse legittimo, espressione tecnica e per qualcuno forse ostica, dietro la quale si nasconde una parte tutt’altro che trascurabile del quotidiano delle persone. E dei loro diritti.

La giustizia amministrativa viaggia di pari passo con quella ordinaria. Anzi, nonostante la Commissione europea abbia evidenziato come i Tar nostrani si collochino agli ultimi posti in Europa quanto a celerità, viaggia più veloce. Ed è forse anche per questo che è la grande esclusa dal progetto delle riforme della giustizia a cui si sta dedicando il governo Draghi. Ma, se da un lato questo elemento rincuora gli addetti ai lavori - consapevoli di maneggiare un procedimento già più snello degli altri - dall’altro li spinge a far sentire la loro voce. Perché, è la sostanza del loro ragionamento, se il mondo dei Tar e del Consiglio di Stato non sale sul carro delle riforme potrebbe essere un problema. Per le toghe, per gli avvocati e per i cittadini.

“In questa fase storica, mentre si stanno producendo altre riforme della giustizia e con i fondi del Pnrr sono in arrivo, non possiamo perdere la felice congiuntura”, dice ad Huffpost Gia Serlenga, presidente dell’Associazione nazionale magistrati amministrativi. Il timore è che la giustizia amministrativa, in quest’epoca di cambiamenti, grandi o piccoli che siano, resti indietro. E che, quindi, non riesca a rispondere alle esigenze di cittadini e amministrazioni. Che, con la ripresa in atto, diventeranno sempre maggiori.

Con la crescita in vista e la ripartenza dei lavori pubblici, i Tar si aspettano un aumento dei ricorsi? “Storicamente - ci risponde Serlenga - ai periodi di recessione corrisponde una riduzione degli accessi al giudice amministrativo. Nelle fasi di rilancio, invece, di solito assistiamo ad un boom di ricorsi”. E c’è da immaginare che sarà così anche questa volta, anche se il governo, almeno sugli appalti, ha provato a metterci una pezza. “Per le norme del Pnrr - spiega il magistrato - è stato previsto che, in caso di contenziosi, non potranno essere bloccate le aggiudicazioni”. Nessuno stop, insomma, la procedura va avanti, “ma questo risolve solo in parte il problema”, aggiunge la toga. Perché, in sostanza, i ricorsi aumenteranno lo stesso e i Tar, così come il Consiglio di Stato, faticheranno a smaltirli. Così come per la giustizia ordinaria, anche per la giustizia amministrativa è stata prevista l’istituzione dell’ufficio del processo: sarà composto da una serie di figure, giovani e a tempo determinato, che dovrebbero aiutare il giudice a procedere più speditamente nella risoluzione dei casi. Ma, per Serlenga, non è questa la soluzione giusta: ”È stato previsto uno stanziamento di fondi importante, che però non ci dà gli strumenti adeguati per risolvere i nostri problemi. Non bastano 326 neolaureati, che vanno peraltro formati, di cui 70 statistici, ad affrontare i numeri che ci attendono. Al più, forse, avremmo avuto bisogno di personale già esperto, anche in considerazione del fatto siamo il 30% in meno di quanti dovremmo essere”.

Rischi di collasso all’orizzonte non ce ne sono, c’è però la possibilità che si finiscano per privilegiare i ricorsi che riguardano l’economia a scapito di altri: “Lo si dimentica spesso, ma la giustizia amministrativa tratta anche diritti costituzionalmente riconosciuti, come quello al lavoro, alla salute, all’istruzione. Senza cambiamenti su queste materie non potremo accelerare, e questo potrebbe essere il vero vulnus”.

Da dove partire, allora? I giudici amministrativi, che in questa battaglia sono affiancati dalle associazioni degli avvocati amministrativisti - “e con la benedizione delle attività produttive”, precisa Serlenga - vogliono spronare il Parlamento a mettere mano anche al loro settore. Alcune idee sono state lanciate il 9 ottobre, a Manduria, provincia di Taranto, in un incontro dal titolo eloquente, “Ingiustizia” amministrativa?. “A dicembre i Tar compiranno 50 anni - spiega ancora la presidente dell’Anma - e in tutti questi anni le uniche modifiche sono arrivate attraverso interventi spot, con micronorme infilate nei decreti legge. Ora è il tempo di una discussione seria, di un progetto concreto”. Non serve la rivoluzione, gli addetti ai lavori lo sanno bene, ma “piccoli ritocchi sono necessari”. Per i Tar come per il Consiglio di Stato, che è il secondo grado della giustizia amministrativa: “Bisogna portare l’istituzione, finalmente, al 21esimo secolo - continua Serlenga - un esempio per tutti? Un quarto dei consiglieri di Stato vengono, per legge, proposti dal governo. Questa norma, ereditata dai secoli scorsi, è ancora immaginabile? Credo che, almeno, bisognerebbe discuterne. Così come forse dovremmo ragionare del fatto che i magistrati che dal Tar passano al Consiglio di stato perdono l’anzianità di servizio, come se avessero fatto tutt’altro lavoro prima”.

Per il giudice amministrativo d’appello Serlenga ha anche un’altra idea: “Per rendere questo ramo della giustizia più vicino ai territorio basterebbe un minimo di decentramento. Potrebbero essere create due macrosezioni distaccate del Consiglio di Stato, una a Nord e una a Sud. Si potrebbe fare a Costituzione invariata”. Il governo in questo momento sembra avere altre priorità, ma gli operatori della giustizia amministrativa sperano che da qui alla prossima primavera un progetto di cambiamento possa avviarsi anche per loro. “Proprio perché funzioniamo bene, dateci la possibilità di funzionare ancora meglio”, conclude. È il messaggio di un mondo che invece di arroccarsi alle sue vecchie norme chiede di cogliere l’occasione per aprirsi, ancora di più, verso il futuro.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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