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Intervista esclusiva a Wolfgang Schäuble

Yahoo Finanza

ha intervistato in esclusiva il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble su Unione Europea, taglio dei tassi e posizione della Germania sulle recenti politiche finanziarie. Ecco la sua visione sullo scenario economico europeo.

Signor ministro, Le piace Paperon de' Paperoni?

Wolfgang Schäuble: "Me lo ricordo appena, ma so a cosa fa riferimento: no, non nuoto nel denaro".

Ma l’Unione dalla crisi finanziaria del 2007 grazie ai tassi bassi ha risparmiato miliardi di euro, la Germania nel 2013 per la prima volta dal 1950 ha registrato una riduzione del debito.
"Il fatto che dall’anno prossimo non faremo nuovi debiti, non significa che abbiamo poi tanto denaro. L’Unione ha un debito pari a circa 1,3 bilioni di euro. Se vogliamo utilizzare l’immagine del nuoto, nuotiamo piuttosto nei debiti che nel denaro".

Ma è anche chiaro che la Germania è uscita vincente dalla crisi finanziaria e in questo momento in Europa è vista come una nazione molto forte. Al governo federale nell’UE manca un interlocutore, un partner forte che sia allo stesso livello?
"No. In Europa siamo tutti importanti allo stesso modo e siamo tutti allo stesso livello - questo è il principio europeo. Indubbiamente a volte i problemi più grandi li affronta uno stato e a volte un altro. Resta però da costatare che per quanto riguarda la ripresa economica negli anni scorsi ci sono stati paesi dell’UE che hanno fatto più progressi di noi, per esempio la Spagna e il Portogallo".

Però prima nell’UE c’erano più motori. Al momento esiste un solo motore, cioè la Germania.
"Non è proprio così. Ovviamente negli ultimi anni abbiamo vissuto una buona situazione economica. Ma questo vale anche per altri paesi come per esempio l’Austria, i Paesi Bassi, la Scandinavia. Oppure diamo uno sguardo agli inglesi: loro in una situazione difficile sono riusciti a raggiungere uno sviluppo veramente notevole. Tutti questi paesi hanno registrato una buona crescita economica consolidando in primis i loro bilanci".   

Per alcuni economisti questa è una contraddizione. Loro temono che risparmiando troppo gli stati possano distruggere la loro economia.   
"Questi economisti si sbagliano. I bilanci solidi sono il presupposto per una crescita che dura nel tempo. Dobbiamo semplicemente rispettare una volta per tutte ciò che decidiamo. Bill Clinton una volta in sede di campagna elettorale ha detto: "It’s the economy, stupid!" Io dico: "It’s implementation, stupid!"".

Lei non ha menzionato la Francia quando ha elencato gli esempi positivi. Il presidente del parlamento dell’UE, Martin Schulz (SPD), in un’intervista ha appena elogiato il presidente francese Francois Hollande e le sue riforme. Ha ragione?
"Io elogerei sempre il presidente francese. In effetti è il presidente di uno dei paesi più importanti d’Europa. Ma è chiaro che i francesi al momento hanno dei problemi economici che non saranno passati inosservati nemmeno al signor Schulz. Infatti i francesi stessi lo ripetono ogni giorno".

Ma alcuni politici francesi di alto livello come per esempio l’ex ministro dell’economia Arnaud Montebourg  danno la colpa alla politica del risparmio attuata a Berlino: secondo loro è il vero motivo per i problemi economici. È questa la realtà dei fatti?
"No, non è così. E questa non è l’opinione di molti in Francia. La maggior parte dei francesi sa che non serve a nulla attribuire ad altri le cause dei propri problemi".

Molti intanto parlano della terza crisi in Europa. Ci troviamo nel bel mezzo di questa crisi - oppure siamo testimoni di un’esagerazione mediatica?
"La discussione non mi ha sorpreso. Mi sono anzi meravigliato di quanto tempo ci hanno messo i mercati finanziari globali a mettere a fuoco i rischi geopolitici. L’Ucraina e il Medio Oriente - i problemi sono stati sottovalutati a lungo. Effettivamente stiamo vivendo un periodo difficile. Questo porta a una mancanza di sicurezza. Ma l’opinione pubblica tende all’esagerazione. Non siamo di fronte alla fine del mondo e nemmeno davanti a una recessione. Io sono sicuro che l’economia europea non scivolerà in nessuna crisi".
 
Qualche americano dice: l’Europa è ricca, sta invecchiando e teme i rischi.
"Abbiamo delle pretese abbastanza impegnative. In Germania ci permettiamo di avere più di qualche timore a proposito delle nuove tecnologie come per esempio l’ingegneria genetica. Questo influisce sulla nostra competitività. Dovremmo quindi chiederci quanti dubbi ci vogliamo permettere. Una cosa è sicura: anche se gli USA in alcune circostanze non si comportano proprio in maniera lodevole, spesso sono più innovativi e disposti a rischiare rispetto a noi e pertanto diventano un motore".
 
Cosa intende per comportamento non proprio lodevole da parte degli USA?
"Noi possiamo portare avanti la globalizzazione soltanto se gli americani continuano a ricoprire la loro funzione di leader e se rispettano in maniera più precisa il principio di reciprocità. Gli USA devono capire che l’universalità dei diritti umani da loro fondati prevedono il rispetto di una condizione importante: i diritti che si rivendicano per se stessi vanno concessi anche ad altri, soprattutto agli amici stretti. Per esempio questo non accade nell’ambito della protezione dei dati. In questo ambito dobbiamo trovare insieme delle soluzioni".

Riprendiamo la situazione economica dell’UE. Molti cittadini hanno paura di perdere il proprio denaro, in effetti alcuni lanciano l’allarme di un eventuale collasso dei mercati finanziari e immobiliari. Lei cosa suggerisce a un cittadino medio che vuole investire 10.000 euro per una durata di cinque anni?
"Il ministro delle finanze non può dare dei suggerimenti sugli investimenti. Secondo me al momento la nostra liquidità è piuttosto troppa che poca. Dubito che questo possa durare nel tempo".  

Nel concreto, Lei in quale ambito vede degli sviluppi preoccupanti?
"Per esempio mi preoccupa l’aumento dei prezzi immobiliari nelle zone ad alta concentrazione. Le grandi quantità di denaro ovviamente cercano degli investimenti. Dall’altra parte registriamo un contenimento dei prezzi che non ha uguali nella storia. Nei mercati finanziari globalizzati per un investimento molto sicuro si ottiene un pagamento degli interessi soltanto marginalmente più alto rispetto alla svalutazione monetaria. Questo era così anche prima. Per molti anni i tassi d’interesse sui depositi a risparmio non sono stati più alti dell’aumento dei prezzi. Ma le persone erano contente con un’inflazione pari al tre percento e un tasso d’interesse sui depositi a risparmio sempre al tre percento".

Molti esperti suggeriscono al governo di spendere più denaro per evitare una recessione. Anche Mario Draghi, il presidente della banca centrale europea (BCE) è dello stesso parere.
"Mario Draghi ha sempre detto che la politica monetaria della banca centrale non può risolvere i problemi dei governi dell’UE: siamo sempre stati d’accordo sul fatto che per crescere bisogna portare avanti più riforme strutturali. Inoltre servono dei contesti funzionanti, quindi anche una giustizia e un’amministrazione che fanno il proprio lavoro, possibilmente poca corruzione e una politica finanziaria solida e duratura. Non è cambiato niente. Ora è arrivato il momento della politica: attraverso delle riforme strutturali e una politica finanziaria portante".

Ma cosa di preciso? Soprattutto nei paesi meridionali dell’UE si segnala una percentuale elevata di disoccupazione giovanile - e per molti ragazzi le prospettive sono veramente negative. I governi adesso non dovrebbero fare un passo avanti, quindi spendere più denaro e rilanciare dei programmi di crescita?
"E poi dove nascono i posti di formazione? I giovani dovrebbero trovare tutti un posto pubblico? Questo non significherebbe avere dei posti di lavoro duraturi. I programmi di crescita statali sono la strada sbagliata per combattere la disoccupazione. Abbiamo bisogno di una struttura economica nella quale le persone investono del denaro per offrire un’occupazione ad altri. Chi non è competitivo non fa altro che permettere ai consumatori di acquistare da chi offre dei prezzi migliori. Non possiamo nasconderci da questa verità spendendo del denaro che non abbiamo".


Il presidente del consiglio Matteo Renzi promuove una realtà che sia meno austera nell’ambito delle regole europee in materia di deficit.  
"Se fosse possibile risolvere tutti i problemi aumentando il debito, l’Italia non avrebbe più problemi. Il signor Renzi segue il giusto approccio affrontando nel suo paese delle riforme strutturali d'impatto. Questo non è mai facile. Le persone preferiscono percorrere la strada semplice, per esempio quella di spendere il denaro degli altri. Ma questo aiuta solo nel breve, a lungo andare non fa altro che danni. Posso solo sperare che il signor Renzi abbia successo con le sue riforme strutturali".

Quando non si prevedono dei bilanci molto rigidi, lo si fa veramente solo per comodità? Nei paesi in crisi le persone temono che in questa maniera risparmiando si distrugge l’economia.
"In Europa ci sono molti esempi di successo. Tutti i paesi che hanno accettato un programma di aiuto comunitario - la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e il Cipro - hanno attuato delle riforme strutturali. E ora in questi paesi l’economia è tornata a crescere. In nessun paese queste riforme erano ben viste, la stessa cosa sarebbe successa in Germania".

Questi paesi hanno fatto uno sforzo enorme. Ora l’UE cosa può fare per i paesi in questione?
"Nei mercati finanziari gli abbiamo dato il tempo necessario - attraverso delle garanzie a carico dei contribuenti. In Germania all’inizio fare ciò era un punto su cui ci si scontrava, ma è stato giusto e importante. Abbiamo bisogno della solidarietà. Ma si tratta di dare un aiuto per permettere agli altri di aiutarsi da soli. Alla fine ogni paese deve risolvere i propri problemi da solo".  
 
Molti economisti, tra l’altro dei premi Nobel, criticano la politica del risparmio. Questo non La tange?
"Leggo tutto ciò con interesse. Ma l’economia e la politica sono due cose diverse. Spesso in America non si hanno le conoscenze approfondite delle strutture in Europa. Ai miei colleghi americani io dico sempre che l’Europa è complicata e a volte ci vuole molto tempo per prendere delle decisioni. Nonostante queste condizioni avverse siamo riusciti a creare qualcosa di imparagonabile: degli stati autonomi sono diventai un’unione politica ed economica, 18 paesi hanno persino una valuta unica e stabile, a livello mondiale rappresentiamo il numero due della valuta di riserva. Se qualcuno mi sa portare un esempio simile nella storia universale, si faccia avanti".

Quindi secondo Lei questo tipo di critica è troppo accademica?
"Siamo riusciti a mettere in pratica un modello sostenibile nel tempo. Non credo che il vecchio ordinamento di stati nazionali nel 21esimo secolo possa raggiungere la Global Governance di cui abbiamo bisogno. L’UE è restata un punto d’attrazione".

In Gran Bretagna l’opinione è diversa. Inoltre a metà settembre in Scozia si deciderà se restare nel Regno Unito o meno. Per l’UE un distacco avrebbe delle conseguenze?
"Ognuno deve avere rispetto della storia e dei timori dell’altro. Io però spero che la Gran Bretagna resti unita".
 
Un’Europa delle regioni non potrebbe dare anche degli impulsi positivi?
"Sostituire gli stati nazionali con delle regioni impiegherebbe molto tempo. Provi a spiegare ai francesi che "État-nation" va abolito a favore di regioni. Non riderebbero nemmeno, semplicemente non capirebbero".

In un’altra regione al momento sta scoppiando un conflitto. Ormai nell’Ucraina orientale c’è la guerra. Le conseguenze economiche e la situazione sono ancora "controllabili" come Lei ha detto poco tempo fa?
"Il nostro successo economico si basa sullo scambio con altri, anche con la Russia. Non soltanto per questo è triste vedere che questo conflitto significa la ricaduta a tempi lontani durante i quali prevaleva l’egoismo dei gruppi etnici. La violenza militare non porta un futuro migliore. Si deve porre fine a questo tentativo di spostare i confini. Noi Europei siamo pronti a una partnership con la Russia, ma non accetteremo la violenza militare e il sostegno di atti violenti. E se ciò comporta delle ripercussioni economiche, queste saranno più impattanti per la Russia che per noi".     

Lei ha paura per la pace in Europa?
"La paura non è un buon consulente in politica".

Spesso la paura arriva in maniera inaspettata.
"No, non ho paura. L’UE è forte, questo è il motivo per cui così tanti paesi vogliono entrare in Europa. L’Europa a livello mondiale è la realtà con più "Soft Power", ovvero con più potere d’attrazione culturale e sociale. Inoltre attraverso la Nato siamo strettamente collegati con gli USA. Grazie all’integrazione europea e all’intreccio transatlantico durante la mia vita abbiamo raggiunto una sicurezza e stabilità che le vecchie generazioni in Germania ed Europa non hanno mai conosciuto".



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