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Kering, Cartier lanciano patto per ambiente per orologi e gioielli

·2 minuto per la lettura
Francois-Henri Pinault, Presidente e Ceo di Kering durante l'annuale conferenza stampa presso la sede di Kering a Parigi

PARIGI (Reuters) - Il gruppo francese del lusso Kering, la controllata di Richemont Cartier e il Responsible Jewelry Council si sono alleati per definire dei target ambientali per i settori della gioielleria ed orologeria, sfidando gli altri marchi a fare altrettanto.

La mossa giunge in un quadro di sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori per le questioni legate all'ambiente, in particolare tra quelli più giovani.

Battezzata "Watch and jewellery initiative 2030", l'operazione comprende piani per ridurre le emissioni, proteggere la biodiversità ed adottare le pratiche definite dal Responsible Jewellery Council - un'organizzazione che ha il compito di fissare gli standard di sostenibilità nel settore - entro il 2030.

"Abbiamo le prove che collaborando siamo più forti, e maggiormente in grado di raggiungere questo tipo di obiettivi" ha detto Jean-Francois Palus, managing director di Kering, che controlla i brand di gioielleria Boucheron e Pomellato e gli orologi Ulysse Nardin e Girard-Perregaux.

Kering si è già posizionata come un campione dei temi ambientali nell'ambito del proprio settore. Nel 2019 il suo presidente Francois-Henri Pinault ha portato decine di marchi internazionali a firmare il cosiddetto "Fashion Pact" che comprendeva una serie di impegni tra cui la riduzione delle emissioni e dell'uso della plastica.

I partner della "watch-and-jewellery initiative" puntano a coinvolgere i brand europei prima di muoversi al di fuori del continente, ha spiegato il Ceo di Cartier Cyrille Vigneron, citando una lista di grandi brand, tra cui Tiffany.

"Crediamo che un certo numero di brand importanti si unirà all'iniziativa e poi arriveranno quelli più piccoli, i fornitori e i distributori", ha detto Vigneron.

Lvmh, che ha acquisito Tiffany quest'anno, non ha sottoscritto il Fashion Pact, che includeva brand di lusso come la francese Hermes e o gruppi di fascia più bassa come la proprietaria di Zara Inditex.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Milano Claudia Cristoferi, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)

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