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L’epoca dei banchieri centrali è arrivata al tramonto

Tad Rivelle, Chief Investment Officer Fixed Income di TCW, spiega che l’epoca dei banchieri centrali è arrivata al tramonto. Investire con successo nel lungo termine significa anche capire quando è tempo di lasciare la pista da ballo e, a nostro avviso, questo momento è già arrivato. Il motivo? Lo rivela il confronto tra la traiettoria dei prezzi cumulativi degli asset (titoli azionari, obbligazioni, real-estate), rispetto a quella del Pil. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) corso degli ultimi 25 anni, infatti, il ciclo del business tradizionale è stato sostituito da un ciclo dettato dai prezzi degli asset. Invece che lasciare che la recessione facesse il suo doloroso – ma necessario – corso, i banchieri centrali hanno dispensato la loro “morfina monetaria”. Eppure, dopo circa 90 mesi di tassi prossimi allo zero, negli Stati Uniti la crescita fatica ancora a decollare. La spiegazione è semplice: la crescita non è semplicemente una funzione dei prezzi degli asset più elevati. Si ha un’espansione economica quando i settori produttivi dell’economia diventano ancora più produttivi, offrendo prodotti in modi più efficienti o innovando la produzione.

In questo senso, il modello di crescita dei banchieri centrali non solo ignora le forze creative/distruttive, ma si oppone ad esse in maniera antitetica - spiega Tad Rivelle -. Una creazione del credito stimolata in modo artificiale impoverisce i meccanismi di mercato che, altrimenti, allocherebbero le risorse verso usi migliori, e va a nutrire delle aziende non profittevoli. Di conseguenza, il livello di indebitamento aumenta più rapidamente del reddito reso disponibile per far fronte a questo stesso debito. Se consideriamo le similitudini con il 2007, sembra di essere nel film “Ritorno al Futuro”: i livelli di indebitamento, specialmente per il corporate, non sono tornati indietro, ma hanno superato quelli toccati prima della crisi finanziaria. In questo modo, è inevitabile che un’espansione alimentata da una bolla del credito vada incontro a un finale tragico.

Abbiamo già vissuto questa situazione: tutti i cicli sono a sé stanti, ma finiscono tutti con il risentire delle malattie indotte dai banchieri centrali - spiega Tad Rivelle -. La politica monetaria non è altro che una bolla che gonfia i prezzi finanziari e, anche se può trattenere temporaneamente un’esondazione, quando questa arriva si rivela peggiore di quanto non lo sarebbe stata senza l’intervento dei banchieri centrali. In pratica, le politiche monetarie inflazionistiche non possono essere la risposta ai problemi causati da una politica monetaria inflazionistica.

Nel momento in cui quelle che dovrebbero essere le soluzioni diventano in realtà i nuovi problemi, allora è chiaro che ci stiamo avvicinando alla fine del ciclo - spiega Tad Rivelle -. In queste circostanze, il nostro consiglio è sempre quello di evitare gli asset esposti alla “rottura” quando entreremo nel periodo di de-leveraging e guardare piuttosto a quegli asset che si piegheranno senza rompersi.

Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online