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L’oro dei nazisti venduto grazie alla Banca d’Inghilterra

Davide Mazzocco
L’oro dei nazisti venduto grazie alla Banca d’Inghilterra

Ci sono Wikileaks e Datagate vecchi di oltre settant’anni, voci che percorrono i corridoi lunghi della storia e che poi, quando non sono più in grado di nuocere agli interessi di esecutori e responsabili, riemergono prepotentemente alla ribalta.

È questo il caso che vede protagonista la Bank of England che negli scorsi giorni ha reso pubblico un dossier di dieci pagine redatto nel 1950 in cui viene descritto minuziosamente l’aiuto fornito ai nazisti nella vendita dell’oro saccheggiato alla Cecoslovacchia, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Ma procediamo con ordine. Nel 1938 i nazisti invasero la Cecoslovacchia. Nel marzo 1939, la Bank of International Settlements (Banca dei Regolamenti Internazionali) chiese alla Banca d’Inghilterra di far transitare un valore di 5,6 milioni di sterline in oro dalla Banca Nazionale Ceca alla Reichsbank tedesca. La maggior parte del “bottino” tedesco – circa 2000 lingotti d’oro – ha successivamente preso la strada di Belgio, Olanda e della capitale Londra. A rendere più facile questa “magia” dell’alta finanza d’antan fu il fatto che a presiedere la Bank of International Settlements vi era il direttore della Banca d’Inghilterra: il tedesco Otto Niemeyer.

L’episodio è parecchio controverso poiché, nel giugno 1939, la banca centrale britannica vendette l’oro dei nazisti senza attendere l’approvazione di Westmister. La Bank of England compì i propri crimini alle spalle della politica. Alla data 1° giugno 1939 furono registrate vendite di oro per 440mila sterline e spedizioni di ora a New York per 420mila sterline dal conto n° 19 della Bank of International Settlements. Il tutto senza attendere il responso dei magistrati della Corona. In quelle transazioni vennero movimentati solo una parte dei 5,6 milioni oggetto delle transazioni complessive che, rapportate all’economia odierna, corrisponderebbero a circa 736 milioni di pound.

Soltanto tre mesi dopo, il Governo britannico dichiarò guerra alla Germania, dopo l’invasione della Polonia.

Gli uomini di Threadneedle Street non aspettarono perché avrebbero avuto dal Governo di Sua Maestà risposta negativa visto che, secondo la Storia, la politica impose il congelamento dei beni cechi sul territorio britannico dopo l’invasione tedesca. Resta nebuloso il grado di conoscenza della situazione da parte del governo britannico, mentre le operazioni descritte nel dossier del 1950 sembrano svelare un patto di ferro fra Bank of England, Bank of International Settlements e Reichsbank.

Un legame che sembrerebbe essere confermato dal fatto che il governatore della BoE, Montagu Norman, fu fra i più accesi sostenitori della Germania fino alla guerra, tanto da prendere parte al battesimo del figlio di Hjalmar Schacht, presidente della Reichstag prima della guerra.

Un gioco perverso favorì l’ascesa di Adolf Hitler, per quasi sei anni il nemico numero uno della Gran Bretagna. Almeno fino all’inizio del conflitto, quando nelle stanze della Banca d’Inghilterra arrivò un ordine perentorio a non obbedire alla Banca dei Regolamenti Internazionali nel caso in cui gli ordini della medesima sembrassero “avvantaggiare il nemico”.