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Lo strike di Draghi sul Recovery (ma ora i soldi vanno spesi)

·6 minuto per la lettura
Mario Draghi (Photo: Riccardo AntimianiANSA)
Mario Draghi (Photo: Riccardo AntimianiANSA)

La formalizzazione del risultato sarà messa nero su bianco nella relazione che Mario Draghi presenterà all’inizio della settimana prossima nel corso di una riunione della cabina di regia a palazzo Chigi. Il risultato: il Governo ha centrato i 51 obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza entro la fine dell’anno. Mancano ancora alcuni decreti ministeriali e vanno ultimate alcune procedure, ma anche questi ultimi passaggi saranno completati prima della scadenza ufficiale. Al momento è il 28 dicembre la data cerchiata in rosso per inviare i documenti e la richiesta di pagamento della prima rata da 24,1 miliardi alla Commissione europea (i 24,9 miliardi ricevuti il 13 agosto erano un prefinanziamento). Al massimo, spiegano fonti di governo di primo livello, il tutto slitterà di un paio di giorni.

Fact-checking dello sprint finale nei ministeri

La ricognizione fatta da Huffpost tra i ministeri coinvolti dice che il Tesoro completerà entro Natale la relazione “per orientare le azioni del Governo volte a ridurre l’evasione fiscale”. E sempre prima del 25 dicembre si chiuderà l’iter del decreto del presidente della Repubblica, su proposta sempre del ministero dell’Economia, relativo allo Sportello unico doganale e dei controlli: approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 novembre, il provvedimento ha ricevuto il via libera della Conferenza Stato-Regioni il 2 dicembre e ora è alla firma del capo dello Stato. Al ministero dell’Università è in via di pubblicazione il decreto ministeriale per la riforma dei dottorati, mentre altri decreti ministeriali, quelli per la riforma delle borse di studio, sono all’attenzione della Corte dei Conti.

Alla Funzione pubblica arriveranno nei prossimi giorni gli elenchi dei mille professionisti e esperti che supporteranno gli enti locali nella gestione delle procedure complesse. Spetta alle Regioni inviare gli elenchi alla Funzione pubblica e sarà poi il Dipartimento guidato da Renato Brunetta a girarli al Tesoro. Il procedimento si chiuderà comunque entro il 31 dicembre, ma non è escluso un anticipo di qualche giorno. Un altro traguardo vicino è la legge quadro sulle disabilità: manca solo il via libera del Senato, che arriverà la settimana prossima (il provvedimento sarà in aula il 20 dicembre). Il pacchetto corposo del ministero della Transizione ecologica è in via di chiusura. L’ultimo atto riguarderà la proroga del superbonus, ancora oggetto di una mediazione tra i partiti di maggioranza e il Tesoro, ma il disegno di legge di bilancio, che contiene la misura, sarà comunque convertito dalla Camera entro il 31 dicembre.

Dal ministero del Turismo fanno sapere che sono stati completate le ultime procedure sul Fondo nazionale per il turismo e sull’hub del turismo digitale. Resta fuori la riforma delle guide turistiche, ma questo perché il Governo ha scelto di dare spazio alle due proposte di legge, poi unificate, che sono state presentate in Senato. Due giorni fa, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha annunciato che il suo dicastero ha ultimato gli impegni previsti. Il decreto sul piano Gol (Garanzia occupabilità dei lavoratori) ha ricevuto intanto il via libera della Corte dei Conti e sta per essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, mentre il decreto interministeriale per il Piano nuove competenze è stato firmato anche dal titolare del Tesoro Daniele Franco.

L’Italia guarda al secondo assegno

Sarà la Commissione europea a valutare i documenti che il ministero dell’Economia invierà tra Natale e Capodanno. Subito dopo partirà il bonifico per l’Italia: altri 24,1 miliardi che si aggiungono ai 24,9 miliardi incassati ad agosto, quando Bruxelles erogò un prefinanziamento pari al 13% dell’importo totale del piano da 191,5 miliardi (68,9 miliardi a fondo perduto e 122,6 miliardi in prestito). Poi scatterà un nuovo round di scadenze, da completare entro il 30 giugno del prossimo anno per incassare la seconda rata, sempre da 24,1 miliardi.

Blindato l’avvio dell’operazione Pnrr. Ma ora i soldi vanno spesi

Draghi è arrivato a palazzo Chigi con due missioni: mettere in sicurezza il Paese per via dell’emergenza Covid e fare il Recovery per risollevare l’economia. Fare nel senso letterale del termine perché il via libera del Pnrr del Parlamento e l’invio a Bruxelles è arrivato il 30 aprile al termine di un lavoro che ha modificato (in alcune parti in maniera sostanziale) l’impianto messo a punto dal governo Conte 2.

Il raggiungimento dei 51 obiettivi previsti entro il 31 dicembre blinda l’avvio dell’operazione Recovery, ma ora i soldi vanno spesi. La partita del Quirinale, che vede coinvolto anche il premier, deve tenere conto anche di questo elemento: la missione Recovery per Draghi può dirsi conclusa? L’indirizzo alla programmazione e alla spesa va garantito a lungo perché le scadenze sono semestrali e andranno avanti ancora per cinque anni, con i progetti che vanno ultimati entro il 31 agosto 2026.

La missione Recovery per Draghi è finita?

Il punto è proprio qui. Fino ad ora il tutto è stato gestito da palazzo Chigi e dal Tesoro, con gli impegni portati a termine dai singoli ministeri. Insomma è stata la centralizzazione a garantire il successo del Pnrr. Ora però i soldi vanno spesi. Entrano in campo le Regioni e i Comuni, che sono i soggetti attuatori. È il passaggio più delicato: se fila liscio allora i soldi stanziati dai bandi si trasformano in asili nido, scuole cablate e in tutto quello che prevede il piano. Se fallisce, invece, si inceppa non solo la spesa, ma anche il meccanismo che sta a monte e cioè il rispetto degli impegni. Tutto tranne che una questione formale o di immagine pubblica negativa: non è più la questione dell’Italia che non riesce a spendere i fondi europei, ma l’impossibilità di accedere alla rata successiva.

È evidente che, proprio perché inedito, questo passaggio va garantito, ancora prima costruito. Innanzitutto bisogna completare i bandi, cioè la fase che sta in mezzo tra i soldi in cassa al Tesoro e i progetti dei Comuni o delle imprese che costruiranno gli asili nido. Fino ad ora sono 27 gli avvisi pubblici e gli accordi quadro che hanno iniziato a incanalare i soldi (altre risorse vanno a finanziare misure già regolate da leggi). Poi inizierà la fase dell’aggiudicazione, quindi i lavori. Si innesta qui il tema degli intoppi e dei ritardi. Nel Pnrr è previsto che l’attuazione spetta agli enti locali e ai ministeri, in base alle rispettive competenze, mentre il coordinamento e i rapporti con Bruxelles sono in capo al ministero dell’Economia. La control room che deve verificare i progressi del piano è a palazzo Chigi. Potrà attivare poteri sostitutivi in caso di inadempienze e lentezze. Basta il freno d’emergenza a garantire il buon cammino del Recovery? Anche intorno a questa domanda ruota la questione della necessità della permanenza o meno di Draghi a palazzo Chigi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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