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Meno tasse sulle rendite finanziarie. La proposta fuori dal mondo del parlamento

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Charging Bull by Arturo Di Modica near Wall Street Stock Exchange on June 17 2012 in New York, United States of America. Photo by Victor Fraile (Photo by Victor Fraile/Corbis via Getty Images) (Photo: Victor Fraile Rodriguez via Getty Images)
Charging Bull by Arturo Di Modica near Wall Street Stock Exchange on June 17 2012 in New York, United States of America. Photo by Victor Fraile (Photo by Victor Fraile/Corbis via Getty Images) (Photo: Victor Fraile Rodriguez via Getty Images)

A essere buoni la si può definire una iniziativa che va contro lo spirito dei tempi. A essere meno buoni come una proposta nonsense. Mentre il mondo intero si scervella su come tassare i grandi ricchi e le multinazionali, ovvero quei soggetti che dalla pandemia non solo non ci hanno perso ma perfino guadagnato (Jeff Bezos ne è l’archetipo), il parlamento italiano produce un documento in cui suggerisce di abbassare le tasse sulle rendite finanziarie - quelle sui dividendi, sugli interessi o sul trading di Borsa per capirci - dal 26% attuale al 23%. Un bel regalo a chi dalla rendita ci lucra, a chi in altri termini impiega soldi per generare altri soldi.

La proposta fuori fuoco dei partiti è contenuta in una bozza di 21 pagine redatta dal parlamento e che sarà portata come contributo all’attenzione del premier Draghi, che entro fine luglio vorrebbe delineare la sua riforma fiscale. Nella bozza ci sono anche molti punti condivisibili, a cominciare dall’addolcimento dell’aliquota Irpef per la classe media: sette milioni di italiani che guadagnano fra i 28mila e 55mila euro lordi annui dovrebbero pagare meno tasse. Tuttavia quello che lascia davvero sbalorditi è la parte che riguarda i capital gain: un risparmio del 3% che in un momento come questo certamente non è necessario per chi gioca in Borsa. Col paradosso che il trader finanziario andrebbe a pagare in percentuale quello che sborsa un lavoratore che prende fino a 15mila euro lordi: il 23% sul reddito. Anche perché la pandemia ha ulteriormente accelerato il bisogno inverso: alleggerire il carico fiscale su chi produce - e cioè lavoratori e imprese - e invece appesantirlo per chi campa sulle rendite.

La comunità internazionale va infatti da tutt’altra parte. Ad aprile il Fondo monetario internazionale - come si dice usando un consumato stereotipo: non un covo di pericolosi bolscevichi - ha consigliato ai governi di alz...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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