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Niente sospensione per chi non ha Green Pass. Ecco perché è importante

·4 minuto per la lettura
(Photo: Westend61 via Getty Images/Westend61)
(Photo: Westend61 via Getty Images/Westend61)

Per chi non è in regola niente sospensione, ma solo stop allo stipendio. È quanto si legge nella versione definitiva del decreto approvato giovedì scorso in consiglio dei Ministri in cui scompare, rispetto alle bozze, la sospensione per il lavoratori della pubblica amministrazione. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legge 21 settembre n. 127 entra in vigore il provvedimento contenente “misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde Covid 19 e il rafforzamento del sistema di screening”. Le misure partiranno dal 15 ottobre e introducono l’obbligo del Green Pass sul posto di lavoro. Chi non ne è in possesso, sarà assente ingiustificato fino alla presentazione della certificazione. Per capire cosa avrebbe comportato la sospensione invece, si può analizzare quel che avviene nel caso in cui venga applicata nella casistica prevista dal decreto.

“Nel decreto è stato fatto un distinguo tra aziende sopra e sotto i 15 dipendenti, nel settore privato” sottolinea il dottor Simone Cagliano, della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, “Sopra i 15 dipendenti, ci sarà l’impossibilità del lavoratore di accedere nei locali aziendali e la sua assenza sarà ritenuta ingiustificata, senza retribuzione, ma con conservazione del posto di lavoro. Sotto i 15, i lavoratori dopo i 5 giorni di assenza ingiustificata, potranno essere sospesi per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili una sola volta. All’atto pratico questo comporta comunque che il lavoratore rimarrà senza retribuzione, ma c'è di più: non potrà rientrare in azienda non appena in regola con la certificazione. Se la sospensione prevista è di dieci giorni, infatti, il datore può comunque prevedere che per quella durata di tempo il dipendente non rientri in ufficio e venga sostituito, nonostante sia entrato in possesso del Green Pass. Non è un dettaglio da poco, queste micro imprese compongono quasi il 98% delle aziende italiane”.

Per quanto riguarda invece il lavoro pubblico, invece, fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, per entrare nei luoghi di lavoro si dovrà possedere ed esibire, su richiesta, la certificazione verde. Il pass è obbligatorio anche per tutti quei soggetti che, a qualsiasi titolo, svolgono la propria attività lavorativa, di formazione o di volontariato nella pubblica amministrazione anche sulla base di contratti esterni nonché per tutti i soggetti titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice. Chi non avrà il green pass è considerato assente ingiustificato dal lavoro: non scatterà la sospensione ma ci sarà il blocco dello stipendio, senza però conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del posto del lavoro. Per chi viene trovato al lavoro senza il certificato è prevista una sanzione da 600 a 1.500 euro. Per i datori di lavoro che non controllano o che non predispongono le misure organizzative, la sanzione va da 400 a mille euro.

Abbiamo chiesto al dottor Cagliano di aiutarci a immaginare il primo giorno di lavoro, a partire dall’applicazione del nuovo decreto: “Il datore di lavoro può individuare soggetti interni o esterni (o può farlo lui) per controllare il Green Pass: la pratica deve essere preceduta da una comunicazione ufficiale. Se il Green pass è attivo, il lavoratore entra in azienda, chi non ne è in possesso, se entra eludendo i controlli, viene sanzionato. Se comunica di non essere in possesso della carta verde, viene considerato assente ingiustificato e non percepisce retribuzione finché non si metterà in regola. Una volta a norma, potrà o semplicemente presentarsi al lavoro o avvertire il datore di essere in possesso dei requisiti per lavorare, così da rientrare in eventuali turni. Un’altra casistica è che il lavoratore non voglia mostrare il Green Pass: anche questa volta sarà considerato assente ingiustificato senza retribuzione”.

Fino al 31 dicembre, chi non può vaccinarsi potrà fare il tampone gratis - e per questo il decreto stanzia 105 milioni - mentre per tutti gli altri il costo sarà di 15 euro, che scende a 8 per i minori di 18 anni. Le farmacie aderenti al protocollo sono tenute ad applicare i prezzi calmierati e per chi non si adegua sono previste sanzioni da mille a 10mila euro e la chiusura dell’attività per massimo 5 giorni. Il decreto, dice Cagliano, deve ancora mettere in chiaro molte altre questioni: “Dovranno essere applicati ulteriori decreti integrativi, che aspettiamo con grande urgenza perché al 15 ottobre manca poco e restano ancora aperte molte criticità. Il principale problema consiste nel delineare i percorsi corretti per seguire la pratica ed effettuare i controlli. Non sarà semplicissimo, il tempo stringe”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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