Salario minimo garantito: cos’è e chi lo adotta

È bastato che ieri Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo (organismo che riunisce i ministri dell’Economia dell’area Euro), si augurasse l’estensione all’intera UE del salario minimo garantito perché subito l’idea venisse rilanciata da Pier Luigi Bersani: “Ho sempre pensato – ha detto il candidato premier del centrosinistra nel corso della trasmissione Radio Anch’io di Rai Radiouno - che ci voglia una norma per i lavori e le retribuzioni non coperti da contratti collettivi e che si debba prevedere una remunerazione e un salario minimo”. L’apertura di Bersani al salario minimo garantito – assente, almeno per il momento, dai programmi del centrodestra e dell’europeista Monti – è, dunque, subordinata alla situazione lavorativa: non è dunque da confondersi con il reddito minimo garantito che ha valenza universale. In molti, riprendendo le parole di Juncker, hanno parlato di reddito minimo garantito, ma occorre fare un preciso distinguo fra l’uno e l’altro.

Il salario minimo garantito è collegato a una condizione lavorativa: si tratta della retribuzione di base che un’azienda dovrebbe corrispondere al proprio dipendente in maniera proporzionale alle ore lavorative da lui sostenute. In sostanza il datore di lavoro non può sfruttare il lavoratore pagandogli una mensilità sproporzionata rispetto all’impegno orario. L’entità del salario minimo garantito è fissata dalla legge che differenzia, con questo strumento, il lavoro regolare dallo sfruttamento.

Il reddito minimo garantito è, invece, uno strumento di contrasto dell’esclusione sociale. Si tratta di uno stipendio erogato ai disoccupati, con una durata limitata nel tempo e condizionato da un certo attivismo da parte del beneficiario. Anche conosciuto come reddito di cittadinanza, questo ammortizzatore sociale è pagato dallo Stato che – a seconda della maggiori o minori disponibilità del sistema nazionale del Welfare – decide di sostenere economicamente i disoccupati cronici, gli studenti fuori-sede o gli anziani indigenti che non abbiano ancora maturato il diritto alla riscossione della pensione.

Introdotto per la prima volta in Australia e in Nuova Zelanda alla fine dell’Ottocento, il salario minimo garantito è stato inserito nella legislazione brasiliana nel 1940, in quella francese nel 1950, in quella spagnola nel 1970 e in quella statunitense nel 1999. Nell’Unione Europea non esiste una legislazione uniforme in materia di salario minimo. La maggior parte degli Stati comunitari adotta un salario minimo (che varia dai 131 euro della Bulgaria ai 1801 euro del Lussemburgo), mentre altri Stati (Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Svizzera, Germania, Austria, Cipro e, naturalmente, l’Italia) non hanno un salario minimo imposto per legge, ma delegano alla contrattazione fra le parti sociali tale decisione. Il diritto a una retribuzione equa, proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, è presente nella Costituzione Italiana. Solo il tempo e l’eventuale successo del centrosinistra potranno dire se la promessa fatta da Bersani diventerà realtà, garantendo così migliori condizioni alle fasce più deboli dei lavoratori.