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Svolta politica monetaria Bce mette in difficoltà banche italiane

Una donna davanti l'ingresso della Borsa di Milano

MILANO (Reuters) - I titoli delle banche italiane crollano oggi in borsa, penalizzati dall'aumento del costo del debito del Paese mentre la Banca centrale europea si prepara a terminare gli acquisti che hanno portato nelle sue casse un quinto di tutti i titoli di Stato italiani.

Lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi questa settimana ha messo a segno un forte balzo, stabilendo un nuovo massimo da maggio 2020 dopo che la Bce ha messo in guardia sull'inflazione e segnalato un rialzo dei tassi a luglio.

Con un debito pubblico di 2.800 miliardi di euro, l'Italia è stata uno dei principali beneficiari del programma di acquisto di obbligazioni della Bce, che ha tenuto sotto controllo i costi di indebitamento di Roma.

Gli investitori sono preoccupati per le condizioni di finanziamento divergenti nella zona euro mentre la Bce sta riducendo le misure di politica monetaria non convenzionale, nonostante l'impegno a contrastare una frammentazione ingiustificata tra gli Stati membri.

In quanto grandi detentori del debito di Roma, gli istituti di credito italiani sono esposti a un calo dei prezzi obbligazionari e le loro azioni mostrano un'elevata correlazione con l'andamento dei costi del debito del Paese.

Rendimenti più elevati dei titoli di stato, che si muovono inversamente ai prezzi, fanno lievitare i costi di finanziamento perché le banche devono pagare un premio rispetto ai governativi per poter raccogliere debito.

Alle 16,55 l'indice bancario italiano è in ribasso del 7,4%, con perdite rispettivamente del 6% e dell'8% per le big Intesa Sanpaolo e UniCredit.

I ribassi sono ancora più forti per le banche più piccole, con Banco Bpm in calo di oltre il 10% e Bper Banca del 12%. Il titolo Bper aveva registrato una forte crescita prima della presentazione odierna del nuovo piano industriale.

I rendimenti più elevati possono danneggiare anche i coefficienti patrimoniali delle banche. Tuttavia, dopo le pesanti perdite di capitale subite durante la crisi del debito sovrano del 2011-2012, le banche si sono mosse per ridurre la loro vulnerabilità alle oscillazioni del mercato.

Incentivate dalle autorità di regolamentazione a diversificare le loro partecipazioni in titoli sovrani, le banche hanno anche iscritto una quota maggiore di obbligazioni italiane tra le attività "held to collect" (Htc) che non richiedono il "mark to market" perché sono detenute fino alla scadenza.

Stephen Dulake, analista di JPMorgan, ha detto che le banche italiane hanno più che dimezzato la quota di Btp detenuti al fair value tra le attività disponibili per la vendita.

"Dato che in passato il settore bancario italiano ha avvertito in modo acuto la volatilità dei Btp, sottolineiamo... come il rischio potenziale delle partecipazioni in titoli di Stato italiani sia stato ridotto in modo sostanziale nell'ultimo quinquennio", ha affermato.

Dulake ha sottolineato come negli ultimi anni le banche italiane abbiano rafforzato i propri coefficienti patrimoniali e abbiano ridotto di un quarto i portafogli di titoli di Stato nazionali, sebbene i Btp a bilancio delle banche siano ancora superiori al Cet1.

Questa settimana il Cfo di UniCredit Stefano Porro ha minimizzato i timori legati all'aumento dei rendimenti dei bond italiani, affermando che oltre la metà del portafoglio di obbligazioni italiane della banca pari a circa 41 miliardi di euro è classificato come Htc.

(Tradotto da Luca Fratangelo, editing Sabina Suzzi)

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