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A Trieste vince Dipiazza tra guerriglia e trattativa Stato-No Pass

·7 minuto per la lettura
Trieste (Photo: Ansa/HP)
Trieste (Photo: Ansa/HP)

La vittoria sul filo di lana di Roberto Dipiazza a Trieste viene proclamata mentre sotto le finestre del municipio a Piazza Unità va in scena la trattativa tra i no-pass e lo Stato, tra il capopopolo ‘Ciccio’ Puzzer e gli uomini della Prefettura che affaccia sulla stessa piazza del Comune dove si sono radunati in duemila. E mentre per tutta la città, dove si è oramai estesa la manifestazione contro l’obbligo di green pass iniziata diversi giorni fa al porto di Trieste, risuonano gli scoppi di petardi, bottiglie in frantumi, le sirene della polizia. Il capoluogo giuliano è andato al voto per il ballottaggio tra il candidato di destra, riconfermato sindaco, e l’avversario del centrosinistra Francesco Russo, a un passo da una clamorosa rimonta, in mezzo a tafferugli, idranti e lacrimogeni. Una protesta andata avanti tra momenti di tensione, innescati dalle spinte e dagli idranti, ma tutto sommato sotto controllo da parte delle forze dell’ordine per l’intera mattinata. Fino al pomeriggio, poi il caos si è impadronito delle vie cittadine e i fronti della protesta si sono moltiplicati. Eppure dopo lo sgombero del Varco 4 dello scalo portuale e lo spostamento della folla nella piazza principale della città, la situazione sembrava nonostante tutto governabile. Ma le tensioni a singhiozzo, l’uso degli idranti e dei lacrimogeni, e lo sgombero riuscito del porto deve aver risvegliato le frange rabbiose e violente che si erano tenute lontano dalle proteste fino ad allora pacifiche nonostante le spinte dei poliziotti.

Trieste è una città spaccata a metà per le strade e nelle urne. Il sindaco uscente Dipiazza ha vinto con il 51,2% dei voti, riuscendo a tenere grossomodo tutti i voti conquistati al primo turno. Il rivale Russo per un attimo ha sperato in una clamorosa rimonta, ben 15 i punti recuperati rispetto al primo turno, ma non sono bastati a compiere l’impresa. “Il trend è simile a quello visto in altre città come Torino e Roma ma il centrodestra è partito con un vantaggio troppo largo per poter essere recuperato”, analizza il politologo Marco Valbruzzi. “Dipiazza è riuscito a confermare i circa 39mila voti ottenuti al primo turno, rimanendo in sostanza fermo sulla sua posizione. Russo ha canalizzato i voti arrivati dalla lista civica di sinistra e dal Movimento 5 Stelle ma non è bastato”. Trieste è così diventata l’unica città rilevante vinta da un centrodestra uscito con le ossa rotte da questa seconda tornata delle amministrative nei principali capoluoghi chiamati al voto per il ballottaggio.

Poco da festeggiare, tuttavia, perché nel frattempo la città accoglieva il sindaco appena rieletto tra proteste e scontri. Cassonetti della spazzatura rovesciati e impiegati come barricate, petardi, lanci di oggetti e di bottiglie: quando cala la sera la manifestazione partita dai portuali, allargata al movimento No-Vax e infine estesa a incappucciati e volti coperti da passamontagna è ormai sfuggita di mano. Dopo il quarto giorno di blocco al Molo VII, le forze dell’ordine al mattino hanno deciso di sgomberare il presidio: avanzando lentamente e servendosi di idranti e lacrimogeni, sono riuscite a disperdere il fronte dei manifestanti liberando l’accesso allo scalo giuliano. Il bilancio dei disordini del mattino al Porto, secondo la Questura, è di cinque persone denunciate e tre poliziotti feriti non in modo grave. I pochi portuali guidati dal dimissionario portavoce Puzzer e i molti manifestanti no-Pass e no-Vax sono stati spinti a radunarsi nella ben più spaziosa e controllabile piazza Unità, dove sono rimasti per tutto il pomeriggio in un presidio dai toni a tratti accesi ma tranquillo.

È quindi iniziata la trattativa tra i No Pass e lo Stato: una delegazione guidata da Puzzer è stata ricevuta dal Prefetto mentre dal porto arrivavano telefonate di nuove cariche delle forze dell’ordine contro una cinquantina di manifestanti tornati nuovamente al porto. Al termine dell’incontro, l’ex leader del Coordinamento Clpt ha spiegato via megafono i termini della trattativa: un incontro col Governo, non più a Roma ma a Trieste, per chiedere la revoca dell’obbligo di green pass per i lavoratori. “Ci sono state delle cariche mentre noi eravamo dal Prefetto. Vi dico solo una cosa: noi abbiamo detto a tutti di venire qui, perché vogliamo un incontro col Governo, è la prima apertura del Governo sul problema di green pass. Vedremo di far tornare indietro le 150 persone che ora sono al porto”. Puzzer sembra aver accolto l’invito delle autorità a liberare l’accesso al porto, che non può continuare per il quinto giorno a essere bloccato dai no-Pass. “Non è giusto che siano partiti da soli (per tornare al porto, ndr). Abbiamo detto al Prefetto che staremo qui a Trieste e aspettiamo la risposta. Poi decideremo cosa fare. L’unica decisione da prendere è se restare qui o tornare al porto, ma fino a quel momento restiamo qui tranquilli”. Nonostante nei giorni scorsi sia stato duramente contestato per l’abbandono del presidio, poi ritrattato su pressione del Movimento No-Pass, Puzzer è rimasto comunque l’unico a dare voce a una manifestazione che ormai non appartiene più ai portuali ma a un vasto gruppo eterogeneo e male organizzato.

Le notizie dell’uso della forza da parte della polizia ha però avuto un’eco fortissima sui social e sulle chat, risvegliando malessere e rabbia anche in altre città. Proteste sono partite a Ravenna, Genova, Ancona, Milano, Treviso, “in solidarietà con Trieste”. Ma nel frattempo nel capoluogo giuliano il fronte è spezzato e moltiplicato, spostandosi da Piazza Unità alle strade nelle vicinanze del porto. Le voci hanno iniziato a correre raggiungendo anche chi sedeva pacifico davanti alla Prefettura: “Ci sono gruppi che non c’entrano con noi al porto che si stanno scontrando con le forze dell’ordine. Le nostre persone sono state messe in sicurezza”, ha detto Puzzer parlando in Piazza Unità.

A poca distanza, le vie diventavano teatro di guerriglia. Contro la polizia in via del Lloyd sono stati lanciati fumogeni e bottiglie di vetro. Blocchi a via Tonello e Viale Campi Elisi con cassonetti delle immondizie mentre decine di camion che sarebbero dovuti entrare nel porto di Trieste si sono dovute fermare in via Locchi, non lontano dallo scalo marittimo, a causa dei disordini. Ancora bottiglie e petardi all’indirizzo dei caschi blu, per un attimo anche il timore che fosse esplosa una bomba carta. Sirene, mezzi dei vigili del fuoco, carabinieri e polizia presi di mira da facinorosi ma anche da semplici cittadini che, tra un insulto e un’offesa, invitavano le forze dell’ordine a togliersi il caso e a unirsi alla protesta, senza successo.

Nel marasma cittadino c’è di tutto: disoccupati, genitori, cittadini no-Pass e no-Vax, portuali, ultras, esponenti di estrema destra, indipendentisti. Trieste è diventata così l’epicentro del malessere sociale e del dissenso, una calamita inizialmente per gli irriducibili no-Pass che presto ha attirato forme di protesta anche violenta, difficilmente inquadrabile in istanze ben definite. C’è chi urla contro la dittatura e chi contro la disoccupazione. Un sussulto della pancia della città che certamente nel voto di domenica e lunedì non ha trovato rappresentanza, visto anche l’alto tasso di astensionismo.

La lunga giornata di Trieste si chiude con due immagini parallele della piazza e del porto che descrivono una città frantumata. Sotto i portici del Municipio il sindaco Dipiazza festeggia la vittoria tra complimenti, strette di mano, interviste ai giornalisti in cui parla di rilancio economico e Pnrr, a pochi metri di distanza dalla moltitudine di manifestanti No-pass che ancora a tarda sera scandisce il motto “la-gente-come-noi-non-molla-mai”. Davanti al varco 4 del porto, nel frattempo, la polizia tira su una barriera di ferro e cemento per impedire ai manifestanti di bloccare nuovamente l’accesso alle banchine durante la notte. Dietro le grate, si vedono arrivare alla spicciolata alcuni manifestanti, nello stesso posto da cui tutto è cominciato.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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