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Zona euro, inflazione in calo, rafforza speranze rialzo tassi Bce più contenuto

Bandiere dell'Unione europea a Francoforte, in Germania

FRANCOFORTE (Reuters) - L'inflazione della zona euro è diminuita molto più del previsto a novembre, aumentando le speranze che la crescita vertiginosa dei prezzi abbia superato il proprio picco e rafforzando l'ipotesi di un rallentamento dei rialzi dei tassi della Banca Centrale Europea a dicembre.

I prezzi al consumo nei 19 Paesi della zona euro sono cresciuti del 10,0% questo mese dopo un aumento del 10,6% a ottobre, risultando ben inferiore alle aspettative del 10,4% in un sondaggio di analisti condotto da Reuters.

Il quadro generale è tuttavia più sfumato, in quanto i prezzi dell'energia hanno rappresentato la maggior parte del rallentamento, mentre l'inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari, un indicatore fondamentale, ha continuato ad accelerare, in base ai dati Eurostat.

Con un'inflazione più che quintuplicata rispetto all'obiettivo del 2%, la Bce ha aumentato i tassi di interesse al ritmo più rapido mai registrato quest'anno ed è ancora probabile una serie di rialzi nei prossimi mesi, poiché la crescita dei prezzi richiederà anni per essere domata.

Tuttavia, dopo una serie di rialzi da 75 punti base, alcuni banchieri centrali hanno recentemente avanzato l'ipotesi di un aumento di 50 punti base il 15 dicembre, sostenendo che l'inflazione sta finalmente raggiungendo il proprio picco e che la Bce ha compiuto progressi sufficienti per giustificare passi più modesti.

Se da un lato la flessione dei prezzi, la prima nell'area dell'euro da oltre un anno, rafforza l'ipotesi di un'azione più misurata da parte della Bce il mese prossimo, dall'altro i dati pubblicati oggi potrebbero alimentare il timore che l'inflazione si riveli più persistente del previsto.

La crescita dei prezzi sottostanti, escludendo i prezzi volatili dei prodotti alimentari e dell'energia, è rimasta elevata, il che probabilmente scatenerà avvertimenti da parte dei banchieri centrali conservatori, mentre la crescita dei prezzi dei prodotti alimentari, un timore chiave per i governi, non mostra segni di picco.

Filtrando i costi di cibo e carburante, l'inflazione è salita al 6,6% dal 6,4%, sfidando le aspettative di un calo, mentre una misura ancora più ristretta che esclude anche alcol e tabacco si è mantenuta stabile al 5,0%.

L'inflazione per gli alimenti trasformati, l'alcol e il tabacco - una categoria chiave - ha accelerato al 13,6% dal 12,4%.

Un'altra complicazione è che la crescita economica non sta soffrendo come alcuni avevano previsto, quindi l'impatto deflazionistico di un'incombente recessione invernale sarà probabilmente più modesto di quanto inizialmente pensato.

Inizialmente alimentata dalle strozzature dell'offerta nella riapertura post-pandemia, l'inflazione è ora trainata dall'impennata dei prezzi dei generi alimentari dopo un raccolto scarso e dai costi energetici alle stelle in seguito alla guerra della Russia in Ucraina.

Potrebbe ancora risalire nei prossimi mesi, soprattutto a cavallo della fine dell'anno, quando i contratti energetici verranno riprezzati, ma è probabile che diminuisca fino al 2023 e che torni vicino al 2% entro la fine del 2024.

Un calo così rapido non ha precedenti storici, avvertono alcuni banchieri centrali, suggerendo che è improbabile che la piccola flessione odierna possa cambiare le sorti dei tassi nel corso del ciclo di inasprimento monetario.

(Tradotto da Enrico Sciacovelli, editing Stefano Bernabei)