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Zona euro, inflazione raggiunge nuovo record ad agosto

Bandiere della zona euro davanti alla Commissione europea a Bruxelles

FRANCOFORTE (Reuters) - L'inflazione della zona euro è salita a un altro livello record questo mese, battendo le aspettative e consolidando l'ipotesi di nuovi forti rialzi dei tassi della Banca centrale europea, anche prima del picco dei prezzi a cavallo di fine anno.

La crescita dei prezzi al consumo nei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica è salita al 9,1% in agosto dall'8,9% del mese precedente, superando leggermente le attese di un +9% e rimanendo ben al di sopra dall'obiettivo del 2% della Bce.

A mostrarlo sono i dati pubblicati oggi da Eurostat, l'agenzia di statistica dell'Ue.

I costi energetici sono rimasti il motore dei prezzi, ma anche l'inflazione dei generi alimentari ha fatto segnare un balzo a doppia cifra, mentre i prezzi dei beni industriali non energetici, oggetto di particolare attenzione da parte della Bce, hanno registrato un'impennata del 5%.

I dati non fanno che accrescere i timori che la Bce si stia preparando ad un altro grande rialzo dei tassi la prossima settimana. Tuttavia le prospettive a lungo termine sono ancora più fosche.

L'impennata dei prezzi dell'energia prima ancora dell'inizio della stagione invernale, unita alla revoca di alcuni sussidi in Germania, garantisce che l'inflazione continuerà a salire e supererà il 10% prima di raggiungere un picco verso la fine dell'anno.

Ma soprattutto, la misura "core" dell'inflazione, che filtra la volatilità dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia, ha continuato a crescere, suggerendo che il rapido incremento dell'inflazione stia contagiando tutta l'economia.

L'inflazione al netto dei prezzi dei generi alimentari e dei carburanti è balzata al 5,5% dal 5,1%, mentre una misura ancora più ristretta, che esclude anche alcol e tabacco, è salita al 4,3% dal 4,0%.

"L'inflazione probabilmente aumenterà fortemente il mese prossimo, verso il 10%, con la scadenza di alcune misure di alleggerimento energetico in Germania", aveva affermato UniCredit in una nota precedente alla pubblicazione dei dati.

Tutto ciò avvalora la tesi di un forte rialzo dei tassi da parte della Bce l'8 settembre e i dati sembrano dare ragione al sempre più nutrito campo "hawkish", che auspica un rialzo dei tassi eccezionalmente ampio.

Alcuni responsabili politici della Bce sostengono la necessità di un aumento di 75 punti base del tasso di deposito, attualmente pari a zero, mentre altri sostengono un aumento più modesto, in linea con la mossa di luglio di 50 punti base.

Anche i mercati sono divisi, con le scommesse che ora propendono per 75 punti base, pur continuando a ritenere la questione aperta.

Tuttavia, a prescindere dalla decisione di settembre, la direzione di marcia dei tassi appare chiara.

Un'inflazione troppo alta per troppo tempo rischia infatti di consolidarsi, e pertanto i tassi d'interesse continueranno a salire, probabilmente in tutte e tre le restanti riunioni della Bce di quest'anno.

I tassi dovrebbero raggiungere il cosiddetto livello neutro, che non stimola né rallenta l'economia, verso la fine dell'anno e l'unica domanda è se la Bce andrà oltre questo livello.

Una decisione del genere, tuttavia, è lontana mesi e per allora è probabile che la zona euro sia in recessione, dato che gli alti costi dell'energia pesano sulla produzione e sulla spesa dei consumatori.

Ciò potrebbe costringere la Bce a riconsiderare la propria posizione e a valutare se la recessione sia una forza deflazionistica sufficiente ad arrestare la crescita dei prezzi al consumo o se possa essere ancora necessario un inasprimento delle politiche monetarie.

(Tradotto da Luca Fratangelo, editing Francesca Piscioneri)