Come sempre, il day after la prima serata del festival di Sanremo, quello che conta di più, anche più delle canzoni stesse, sono certi numeri. Auditel, share e soprattutto, gli introiti guadagnati con le pubblicità.
A fare i conti con ricavi pubblicitari ci pensa la Sipra, la società concessionaria della Rai che gestisce le pubblicità per il servizio pubblico televisivo e radiofonico. Come? Attraverso un listino - scaricabile dal sito della società - in cui sono presenti i costi degli spazi pubblicitari in base al palinsesto, all'orario e al programma televisivo. Per questo festival, lo scopo della Sipra è quello di pareggiare i ricavi, che negli ultimi anni sono stati nell'ordine di 15 milioni di euro. Un obiettivo che, stando anche agli ascolti della prima serata - nel prime time la kermesse sonora è stata seguita da 14.196.000 spettatori, con uno share del 47,61% - potrebbe anche essere abbondantemente superato. Anche perchè, per l'occasione la Sipra ha rialzato i prezzi del listino.
Ad esempio, per il primo break, previsto intorno alle 21.15, 30 secondi di pubblicità sono stati offerti a 200 mila euro nella prima serata e in quella finale, 10 mila euro in più rispetto ai 190 mila euro dell'anno scorso, a 150 mila euro nella seconda e nella terza serata e 170 mila euro nella quarta (20 mila euro in più rispetto all'anno precedente). Prezzi rialzati anche per il terzo break, intorno alle 23: per la prima serata il valore è di 170 mila euro - contro i 155 mila dell'anno scorso - mentre per le altre serate i prezzi di listino sono rimasti identici a quelli del 2012. Così, per comprare tutta la sponsorizzazione - che consiste in spot da 60 secondi, quelli da 4 secondi, promo da 5 secondi nell'access prime time, cartellonistica e web - occorreranno almeno 3,6 milioni di euro.
"Evidentemente - spiega Francesco Siliato, docente di Sociologia delle comunicazioni al Politecnico di Milano - la Sipra punta a monetizzare i risultati del 2012 e si aspetta gli stessi ascolti dell'anno scorso". Ascolti che, al momento si stanno assestando molto bene.
Stando a questi calcoli, quindi, si potrebbe dire che il festival - definito il festival dell'austerity perchè costato "solo" meno di 11 milioni di euro, rispetto ai 13 milioni dello scorso anno e con il cachet della Littizzetto che si aggira intorno ai 300 mila euro, una miseria rispetto agli 800 mila di Gianni Morandi - potrebbe essere ripagato all'80% con gli spot. Il problema però, sta nella mission della Rai, quella di essere ancora un servizio pubblico che dovrebbe sorreggersi - o almeno provarci - principalmente con il canone annuo. Evitando così che il festival diventi un contenitore pubblicitario dove gli spot sono più numerosi delle canzoni.
Purtroppo, il buco nero nel bilancio - a fine 2012 la perdita è stata di circa 200 milioni di euro - non permette alla Rai di poter staccare la spina dalla parte commerciale.
E anche se non si sa ancora chi sarà il vincitore del festival, siamo certi che la pubblicità può già cantare vittoria.


