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5 e 8 per mille, cosa sono e come si calcolano

Sara Frangini

Con la dichiarazione dei redditi, per i contribuenti arriva un’altra scelta: a chi devolvere il 5 e l’8 per mille. La quota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, ovvero dell’Irpef viene destinata al finanziamento di progetti di interesse sociale e di carattere umanitario in due modi: attraverso l’8 per mille, che va ai beneficiari che hanno siglato uno specifico accordo con lo Stato, e con il 5 per mille che andrà a onlus, realtà associative ed enti che abbiano fini di solidarietà, cultura, formazione e istruzione. Ma andiamo per gradi.

L’8 per mille
Per indicare la propria scelta il contribuente dovrà mettere una firma sul modello di dichiarazione dei redditi nell’apposita casella, dove troverà l’istituzione alla quale devolvere la quota. Qualora non venga deciso niente, è bene saperlo, la devoluzione ci sarà comunque e verrà fatta in base alla totalità delle scelte di tutti i contribuenti e agli accordi presi con le comunità religiose.

Si può scegliere di destinare l’8 per mille allo Stato o ad altre realtà: Chiesa cattolica, Unione chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia e Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.  A queste si aggiungono la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale, la Chiesa Apostolica in Italia, e l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, come approvato dall’Agenzia delle Entrate il 15 gennaio 2013 che ha integrato quest’ultima voce nelle possibili realtà beneficiarie della quota facendole arrivare a 9, Stato escluso.

Le chiese e le comunità, a loro volta, devolvono quanto ottenuto per progetti e iniziative di carattere religioso, ma anche per interventi sociali, assistenziali e culturali. Se da un lato infatti la Chiesa cattolica usa questi proventi per sostenere i sacerdoti e le strutture, l’Unione ebraica usa l’8 per mille per la tutela degli interessi religiosi e la conservazione delle tradizioni degli ebrei in Italia, per interventi contro il razzismo e l'antisemitismo. E l'Unione delle chiese metodiste e valdesi non usa i fondi per scopi di carattere religioso né per attività di culto, ma destina interamente i fondi per attività assistenziali.

Lo Stato, invece, provvede a gestire i soldi per funzioni specifiche, stabilite in precedenza. Almeno sulla carta. Si va dalle calamità naturali all’assistenza ai rifugiati, passando per  la conservazione di beni culturali. Anche se in realtà, e su questo si è aperto un lungo dibattito, alcuni fondi sono stati destinati per le “missioni di pace” (per missioni all'estero, per spese militari o di difesa e sicurezza).

Ma c’è un cambiamento. Che è ancora da concretizzare ma potrebbe rivoluzionare, a breve, le cose: perché la legge sull’8 per mille, dopo 15 anni, è stata discussa in Consiglio dei ministri con il regolamento di modifica. Il testo stabilisce una regola generale sulla distribuzione del contributo pubblico che verrà ripartito ugualmente tra le quattro categorie ammesse (fame nel mondo, assistenza ai rifugiati, beni culturali e calamità naturali) ma contemplerà anche l’eccezione che se nei 12 mesi precedenti al termine di presentazione delle domande è accaduto un disastro naturale, il 50% dei fondi verrà devoluto al luogo colpito dalla sciagura.

Il Dpr chiarisce poi i limiti delle quattro categorie ammesse ai fondi. Gli interventi, perché possano essere attribuiti alla categoria “fame nel mondo”, dovranno essere in linea “con le priorità geografiche e settoriali della Cooperazione italiana allo sviluppo”. Quando si tratta di “assistenza ai rifugiati” l’interesse riguarderà chi ha ricevuto lo status di rifugiato ma anche le persone che sono diversamente bisognose di “protezione internazionale o umanitaria”. Per i “beni culturali” è stato specificato che la donazione andrà divisa in cinque zone, Nord – Ovest, Nord – Est, Centro, Sud e Isole. La categoria “calamità naturali”, invece, potrà comprendere “opere, lavori, studi, monitoraggio, finalizzati alla tutela della pubblica incolumità da fenomeni geomorfologici, idraulici, valanghivi, meteorologici, di incendi boschivi e sismici, nonché al ripristino di beni pubblici danneggiati o distrutti dalle medesime tipologie di fenomeni”.  

Il 5 per mille
I contribuenti, attraverso il 5 per mille, hanno invece la possibilità di devolvere una piccola quota ad “associazioni di volontariato e organizzazioni non lucrative di utilità e promozione sociale”. Il 5 per mille è una risorsa importante per le organizzazioni più strutturate, ma anche per le piccole. In questo caso il contribuente può scegliere tra un nutrito ventaglio di nomi a cui devolvere la quota delle proprie imposte dovute.

Il contributo può essere versato usando il modello Unico, il 730 o il Cud, dove è predisposta un'apposita area. Si può scegliere se donarlo genericamente a un settore, ad esempio al volontariato, apponendo una firma nella casella apposita. O scegliere una specifica organizzazione a cui inviarlo, indicandone quindi il codice fiscale (i soggetti ammessi al beneficio sono moltissimi).

L’elenco completo si trova sul sito dell’Agenzia delle Entrate e si dividono tra Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale), associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e provinciali, associazioni o fondazioni di altro tipo ed enti per la ricerca scientifica, per il finanziamento della ricerca sanitaria, o “a sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente, e a sostegno alle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal Coni che svolgono una rilevante attività di interesse sociale”.

Come si calcola
In realtà con la propria scelta non si versa concretamente  l’8 per mille o il 5 per mille del proprio gettito personale all’associazione prescelta. Lo Stato infatti calcola l’importo totale delle entrate dovute all’Irpef e solo successivamente calcola l’8 per mille. La firma è importante perché lo Stato calcola il totale delle firme pervenute per ogni destinazione e in base alla percentuale attribuisce ai vari enti l’8 per mille. In questo modo tutte le firme hanno lo stesso peso, indipendentemente dal reddito.