Agenzie di rating, dalla UE la riforma che ne limita i poteri

Dopo lunghi mesi di negoziati e una difficile votazione - 579 sì, 58 no e 60 astenuti -  la Plenaria del Parlamento europeo ha approvato ieri un nuovo regolamento sulle agenzie di rating. Una serie di norme che costituiscono un vero e proprio giro di vite per Standard&Poor's, Moody's e Fitch, che detengono il 95% del potere sul mercato, evitando loro di portare panico e scompiglio sui mercati.
Ma vediamo quali sono le principali novità del testo votato a Strasburgo.

Innanzitutto, limiti più rigorosi saranno imposti in materia di conflitto di interessi, evitando - come è successo molte volte in passato - che i detentori di quote del capitale di queste agenzie siano le stesse entità sottoposte ai loro giudizi. Un connubio recentemente dimostrato nel report pubblicato lo scorso ottobre dalla Banca centrale europea, evidenziando come" le agenzie di rating tendono a dare voti positivi alle banche di grandi dimensioni e alle istituzioni che più frequentemente alimentano il business delle agenzie, emettendo titoli derivati".

Altro punto interessante previsto dalla riforma riguarda la pubblicazione dei rapporti sui debiti sovrani europei: sarà infatti fissato un calendario predeterminato e le valutazioni potranno essere pubblicate solo in tre periodi dell'anno, e comunque dopo la chiusura dei mercati europei. Potenziata inoltre la trasparenza dei criteri di valutazione del rating, oltre alla possibilità che queste società potranno essere trascinate in tribunale qualora ci fosse il sospetto di negligenza o dolo nelle loro attività.
Per quanto riguarda le valutazioni, queste non potranno più comprendere raccomandazioni di politica economica ai governi, ma divulgare esclusivamente le informazioni relative al rating.

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Novità anche sulle ri-cartolarizzazioni: la norma, una volta approvata, prevede nuovi paletti, tra cui quello di cambiare ogni quattro anni la società di rating. Nel frattempo, alle banche e alle imprese verrà data la possibilità di sviluppare una propria autonomia valutativa del proprio rischio creditizio, per distaccarsi dal giudizio delle società. Attraverso diverse fasi, la Ue si impegna così a garantire una situazione in cui gli emittenti non saranno più obbligati a vendere automaticamente titoli in caso di peggioramento del rating.
Non è passata invece la proibizione di emettere rating sul debito sovrano dei paesi dell'Unione europea sottoposti ai programmi del Fondo salva-Stati. Rimandata anche la proposta di un'agenzia di rating pubblica europea, indipendente, che vada a contrastare il regime di oligopolio delle tre più potenti. L'esecutivo comunitario avrà tempo fino a luglio 2016 per presentare un rapporto di fattibilità su questa ipotesi che, al momento, prevede dei costi troppo elevati: dai 300 ai 500 miliardi l'anno, oltre ad un problema di credibilità, visto che dovrebbe valutare proprio il debito sovrano.

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