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Aramco, La Più Grande Compagnia Petrolifera al Mondo Mostra il Disastroso Stato del Settore

Alberto Ferrante
·6 minuto per la lettura

I più recenti risultati di Aramco si pongono in netto contrasto con l’attuale ottimismo dell’OPEC+ circa il lieve miglioramento dei mercati. Il gigante saudita, ancora valutato intorno ai due trilioni di dollari, sta affrontando una dura battaglia per via del crollo del mercato e della forte contrazione della domanda dovuta alla pandemia.

Per il Q4 e per l’H1 2021 è anche possibile che vengano mostrati risultati ancor più negativi, dal momento che i prezzi sono ancora in fermento, mostrando un aumento del sentiment negativo nel mercato e le ancora poco chiare ripercussioni negative sulla reintroduzione dei lockdown nei principali mercati dell’OCSE. Inoltre, la possibile vittoria alle elezioni presidenziali statunitensi del democratico Joe Biden potrebbe persino peggiorare il contesto di mercato, dal momento che alcuni si aspettano il ritorno del petrolio e del gas iraniano sul mercato internazionale.

Aramco ha inoltre evidenziato che alcuni dati finanziari della società hanno tratto giovamento dalla modifica delle royalties avviata dal Governo. Alcune perdite sono state così in parte compensate dalla riduzione delle royalties sulla produzione di greggio dovute alla contrazione dei prezzi e dei volumi venduti. Allo stesso tempo, Aramco ha anche tratto vantaggio dalla diminuzione del tasso di royalty dal 20% al 15%, minori imposte sul reddito e minori Zakāt.

Inoltre, il gigante del petrolio mostra una crescita dei ricavi dovuta alle più elevate vendite di gas. Nel complesso, la produzione di idrocarburi per il Q3 è fissata a quota 12,4 milioni di barili al giorno, di cui 9,2 milioni di barili al giorno rappresentati dal petrolio greggio.

Anche i dati finanziari sono migliorati grazie all’evidente riduzione delle spese in conto capitale, adesso a quota 6,4 miliardi di dollari. Per l’intero anno, Aramco ha indicato che il CAPEX complessivo del 2020 dovrebbe aggirarsi intorno al limite inferiore dell’intervallo compreso tra i 25 e i 30 miliardi di dollari. Quest’ultimo è ancora ben superiore rispetto alla media del settore, ma mostra che anche il produttore saudita a basso costo sta vivendo un periodo difficile tentando di limitare il suo Capex complessivo, con un possibile impatto in termini di ritardi dei nuovi progetti o addirittura con il rischio di congelarne alcuni. Sarà quindi molto interessante monitorare gli investimenti di Aramco e le operazioni nella regione del Mar Rosso, insieme al progetto nel cantiere navale di Ras Al Khair.

Il CEO di Aramco, Amir Nasser, mantiene comunque una visione positiva, dal momento che ha dichiarato: “vediamo i primi segni di una ripresa nel terzo quarto dovuta al miglioramento dell’attività economica, nonostante i duri colpi che i mercati energetici globali stanno affrontando”. Sembrerebbe inoltre che Aramco stia mantenendo una posizione aggressiva in contrasto con i suoi concorrenti internazionali, mantenendo i pagamenti dei dividendi totali ai suoi livelli storici.

Nesser ha infatti affermato: “manteniamo il nostro impegno nei confronti degli shareholder dichiarando un dividendo di 18,75 miliardi di dollari per il terzo trimestre”. Quest’ultimo necessita però forse di essere rivisto, perché sembrerebbe he la posizione di Aramco sul suo dividendo stia per compromettersi, dal momento che il free cash flow del colosso è di 12,4 miliardi di dollari nel terzo trimestre, al di sotto del suo impegno sui dividendi. La posizione espressa dall’azienda sui dividendi si basa però sulla sua dichiarazione di IPO secondo cui saranno emessi 75 miliardi di dollari di dividendi all’anno per la durata di cinque anni.

Con i mercati globali del petrolio e del gas particolarmente colpiti dal Coronavirus, la crescente instabilità economica e una possibile recessione generalizzata che batte alle porte dei principali mercati dell’OPEC, l’attuale ottimismo sembra eccessivo. Nessuna analisi fondamentale mostra al momento particolari aspettative di crescita per l’economia globale, mentre la domanda è ancora particolarmente impattata nell’OCSE e in altri mercati. I primi germogli emersi durante l’estate e nel Q3 stanno adesso per essere recisi con forza.

Andrebbero adesso attentamente valutati i prezzi bassi e i nuovi possibili scenari di eccesso di petrolio, ma sembrerebbe che questa strategia non sia attualmente sul tavolo dei principali produttori dell’OPEC+. I deboli margini di raffinazione sembrano continuare, mentre il traffico aereo e quello stradale saranno nuovamente colpiti . I primi segnali sono già sul mercato, dato che i VLCC e altre alternative di stoccaggio marittimo offshore si stanno nuovamente riscaldando con la crescita della domanda.

Anche i messaggi interni di Aramco sono stati solo in parte diffusi e richiamati. L’ottimismo mostrato dall’AD Nasser e dai funzionari sauditi dell’OPEC si pongono in netto contrasto con gli avvertimenti forniti dal vicepresidente di Aramco Trading, Ibrahim Al Buainain, che ha dichiarato negli scorsi giorni che l’OPEC+ dovrà confrontarsi con “numerosi problemi sul lato della domanda” prima di aumentare l’offerta a Gennaio 2021.

Una possibile implementazione di una nuova strategia più flessibile da parte dell’OPEC+ in termini di volumi di produzione porterebbe i mercati dritti verso una situazione di eccesso. Se l’OPEC+ sceglierà di ridurre i suoi tagli alla produzione di due milioni di barili a gennaio, il mercato dovrà affrontare una nuova iniezione di petrolio senza clienti.

Gennaio 2021 potrebbe rivelarsi un periodo ancora più critico qualora la Libia decidesse di incrementare ulteriormente la sua produzione, mentre l’Iran diventerà più attivo e altri piccoli produttori dell’OPEC decideranno di aprire i loro rubinetti. Al Buainain ha quindi già avvertito di continuare a ridurre i margini, essendo la domanda di prodotti particolarmente bassa.

Il Q4 dell’anno potrebbe quindi rappresentare uno spartiacque, qualora Aramco e le sue controparti non guardino più alla realtà dei fatti sui mercati. La domanda cinese molto probabilmente non mostrerà alcun reale cambiamento, dal momento che Pechino sta mantenendo in gioco forti acquisti di petrolio a basso prezzo. Ciò comunque non potrà durare a lungo, mentre la domanda nei Paesi dell’OCSE tornerà a contrarsi, risultando anche in una minore domanda di prodotti cinesi.

Compagnie petrolifere nazionali come Aramco dovranno allora fare i conti con le pressioni dei propri Governi, che necessitano di maggiori entrate per contrastare almeno in parte i deficit, ma allo stesso modo devono anche tentare di stabilizzare il mercato. Attualmente, i due problemi si limitano a vicenda. L’OPEC+ è un’importante forza di mercato, ma non sembra adesso in grado di riformare o rimodellare l’attuale situazione buyers=mercato. Risulta inoltre preoccupante vedere produttori a basso costo come Aramco in seria difficoltà al momento. I produttori internazionali non noti per la loro economica produzione di petrolio saranno probabilmente spremuti a morte nei prossimi mesi. Nel lungo periodo, i produttori internazionali come Shell, BP, Total o Chevron soffriranno certamente da tutte le parti.

This article was originally posted on FX Empire

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