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Banche, i guadagni dal business green superano quelli dai fossili

·3 minuto per la lettura
Happy male entrepreneur making plans for sustainable energy while holding wind turbine in the office. (Photo: skynesher via Getty Images)
Happy male entrepreneur making plans for sustainable energy while holding wind turbine in the office. (Photo: skynesher via Getty Images)

(di Francesco Sellari)

Nel 2021, le banche hanno guadagnato di più dai crediti verdi che prestando soldi al settore dei combustibili fossili. Un vantaggio minimo ma significativo perché segna una netta inversione del trend. Sono infatti 3,4 i miliardi di dollari incassati dagli istituti di credito collocando green bond e prestiti per attività non impattanti su clima e ambiente: 100 milioni in più delle commissioni incassate per prestiti ad aziende impegnate in attività legate a carbone, gas e petrolio. Per avere un termine di paragone, nel 2020 gli incassi erano stati 3,7 miliardi per le commissioni sui prestiti alle aziende fossili e 1,9 per le attività green.

A stilare il bilancio è Bloomberg che già nello scorso maggio aveva sottolineato un’inversione di tendenza. L’analisi dei dati provenienti da 140 istituti finanziari aveva mostrato per la prima volta il sorpasso delle obbligazioni e dei prestiti destinati a rinnovabili e tecnologie pulite, rispetto a quelle destinate agli idrocarburi: 203 miliardi contro 189. Ora, il dato sulle commissioni conferma il trend.

Il rischio greenwashing è comunque elevato: capire effettivamente dove finiscano gli investimenti è complicato. Al netto di ciò, bisogna dire che è la prima volta che ciò accade dal 2015, anno della firma dell’accordo di Parigi nel 2015. Tra il 2016 e il 2020, le banche hanno riversato nel settore dei fossili l’astronomica cifra di 3,6 trilioni, circa il triplo di quanto investito in progetti verdi.

A guidare la lista degli istituti che hanno raccolto più commissioni dalle attività di emissione e intermediazione di obbligazioni verdi e di prestiti per attività “amiche del clima” c’è BNP Paribas con un guadagno di 159,6 milioni di dollari. Al secondo posto JPMorgan, con 159,2 milioni. Tra le prime cinque anche Credit Agricole, Citigroup e Deutsche Bank. Contemporaneamente, molti di questi istituti fanno ancora grossi affari con la brown economy. È il caso di JpMorgan e Citygroup che dal debito fossile continuano a guadagnare di più: rispettivamente 226 e 154,9 milioni di dollari.

“La domanda ora è: – si chiede l’agenzia specializzata in dati finanziari – le banche sono genuinamente interessate nell’aiutare aziende e governi nel realizzare la transizione verso le tecnologie pulite e l’efficienza energetica? O stanno semplicemente approfittando di un mercato dal quale possono al momento guadagnare sostanziose commissioni – un mercato dove, guarda caso, la trasparenza deve ancora arrivare e dilaga il greenwashing?”

Gli analisti di Bloomberg prevedono per il 2022 una crescita accelerata della finanza sostenibile, con l’emissione di 2,5 trilioni di dollari di crediti verdi o guidati dai criteri Esg, ovvero criteri ambientali, sociali e di governance aziendale. Una cifra che nel 2021 si è fermata intorno agli 1,5 trilioni di dollari.

Per comprendere la trasformazione radicale che il sistema finanziario deve affrontare per limitare l’aumento della temperatura terrestre, possiamo rifarci alle stime de dell’Ipcc. Secondo il panel intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, per restare entro un aumento di 2 gradi, gli investimenti nelle tecnologie low carbon e nell’efficienza energetica devono raggiungere una media di 3 trilioni di dollari ogni anno fino al 2050. Per S&P Global, questo significa moltiplicare gli investimenti per cinque rispetto il livello raggiunto nel 2015. Si tratta di reindirizzare gli investimenti dai combustibili fossili all’efficienza e alle rinnovabili. Il ruolo delle banche è e sarà imprescindibile.

Il 2021 ha visto anche la nascita della Net Zero Banking Alliance, un’iniziativa finanziaria sostenuta dall’Unep, il programma Onu per l’ambiente. L’alleanza raggruppa banche che si impegnano ad allineare il loro portafoglio di prestiti e investimenti con l’obiettivo di raggiungere emissioni zero nel 2050. Al momento del lancio dell’iniziativa, ad aprile 2021, le banche aderenti erano 43. Oggi sono 98 in 39 Paesi. Gestiscono asset finanziari per 66 trilioni di dollari, pari al 43% di tutte le risorse bancarie globali.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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