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Blocco degli stipendi statali: cosa prevede e cosa può succedere

Davide Mazzocco

Manca solo l’atto finale, un decreto ministeriale che dovrebbe arrivare in tempi brevi, affinché gli stipendi dei dipendenti pubblici vengano bloccati fino al 2014, come previsto dal ddl stabilità varato dal governo Monti che prevede il contenimento della spesa e norme restrittive sui dipendenti pubblici. Sono 3,5 milioni i dipendenti pubblici interessati dalle misure che riguardano:

• il congelamento della dinamica retributiva del pubblico impiego, compreso il mancato riconoscimento dell’indennità di vacanza contrattuale;
• la proroga della riduzione degli stipendi superiori a 90mila euro annui;
• l’introduzione dei parametri di calcolo dell’indennità di vacanza contrattuale (a partire dal 2015).

Il blocco della contrattazione è in atto dal 2011 per effetto del D.L. 31 maggio 2010, n.78, che aveva disposto il congelamento per tre anni, con decorrenza dal 2011, delle retribuzioni dei dipendenti pubblici. Quindi, fino al 2014, il trattamento economico dei singoli dipendenti, qualsiasi sia la loro qualifica, non potrà superare le spettanze del 2010. La stretta sui dipendenti pubblici: conferma la sospensione delle procedure contrattuali relative al periodo 2013-2014 negando il riconoscimento di eventuali incrementi contrattuali con decorrenza dal 2011, esclude il riconoscimento dell’indennità di vacanza contrattuale per 2013 e 2014, congela gli effetti economici degli automatismi stipendiali con eccezioni per il personale della scuola (per cui il blocco è limitato al 2013) e per magistrati ordinari, amministrativi e militari e avvocati dello Stato (interessati da una disciplina specifica).

Secondo un calcolo di Aran per il Sole 24 Ore, considerando la retribuzione media contrattuale annua del 2009, pari a 27.613 euro, la perdita di potere d’acquisto a causa dell’erosione monetaria prodotta dall’inflazione fra 2010 e 2012 è stata di 1602 euro annui, il che, tradotto in percentuali, corrisponde a un 5,8% in meno. Considerando la proroga del blocco ai rinnovi contrattuali, la perdita di potere d’acquisto dei dipendenti statali dovrebbe toccare l’11% in cinque anni.

Con il decreto ministeriale atteso nelle prossime settimane, lo Stato dovrebbe risparmiare 13 miliardi di euro alla fine del 2014. L’atto confermerà il congelamento della vacanza contrattuale e, qualora nel 2015 dovesse riaprirsi una nuova stagione di rinnovi contrattuali, il potere d’acquisto perduto a causa dell’inflazione nell’ultimo lustro non potrà essere recuperato.

La stretta sulla spesa pubblica del Governo italiano non è certo la prima in Europa. Nel corso dell’ultimo biennio molti paesi hanno dovuto stringere i cordoni della borsa del settore pubblico: tra il 2012 e il 2013 la Grecia arriverà a 8mila il numero di dipendenti messi in mobilità in un biennio, mentre in Portogallo l’ultima spending review ha previsto il taglio del 2% dell’organico dei dipendenti pubblici (12mila persone), il congelamento delle promozioni, il taglio dei salari e l’eliminazione di tredicesime e quattordicesime.

In Spagna più che un colpo di forbice, sulla spesa pubblica è caduta una mannaja: i budget dei ministeri sono stati tagliati dell’8,9% e per il terzo anno consecutivo gli stipendi dei dipendenti pubblici (già abbassati da Zapatero del 5%) sono stati congelati. Abolito il turn over: un’assunzione ogni dieci persone che vanno in pensione. Austerity anche nella Francia di Hollande che alla prima finanziaria dopo l’elezione ha subito tagliato 10 miliardi di euro, risorse che arriveranno dalla stabilizzazione dei salari pubblici e dalla riduzione del 5% delle spese di funzionamento della Pubblica amministrazione. L’obiettivo è comune e le ricette si assomigliano, ma per vedere i primi effetti delle strette “terapeutiche” non bisognerà avere fretta. Sono proprio gli esempi di Spagna, Grecia e Portogallo - che ci hanno anticipato nelle politiche di austerity - a dimostrare quanto siano lenti i processi di risanamento. Tutto lascia pensare che sarà il 2015 l’anno per fare i conti e capire se l’Europa possa tornare a crescere davvero.