ll nuovo oro americano è la sabbia

Cacciatori di sabbia attivissimi nel Midwest

La nuova corsa all’oro americano si svolge nel Midwest, tra Wisconsin, Minnesota e altri stati della regione. Ma nessuno cerca metallo: tutti ambiscono alla sabbia. Lo rivela un’inchiesta del Wall Street Journal, che mostra uno scenario in cui la ricerca del materiale sedimentario è in fortissima ascesa, pronta per soddisfare la richiesta dell’industria del petrolio e del gas negli Stati Uniti.

Un vero boom che certo genera indotto, ma anche qualche perplessità da parte delle comunità locali, per i futuri impatti ecologici. La crescita di richiesta è esponenziale se, come riporta l’autorevole quotidiano, nel 2011 ha raggiunto la domanda di 28,7 milioni di tonnellate, rispetto ai sei milioni del 2007, secondo studi di consulenza e laboratori indipendenti. La grande corsa allo sfruttamento insomma è in atto, tanto più che la sabbia è fondamentale per il fracking, ovvero quel processo che, attraverso la pressione di un fluido, in genere acqua mista a sabbia e altri materiali, crea e propaga una frattura in uno strato roccioso profondo e difficilmente raggiungibile. Quindi, creata la frattura in profondità, nello strato roccioso, è poi necessario, attraverso i materiale, renderla quanto più estesa, pompando fluido sotto pressione e tenendola aperta introducendo sabbia, ghiaia, granuli di ceramica come riempitivo permeabile. Le rocce, quindi, non possono richiudersi quando la pressione dell'acqua viene meno. Ed ecco perché la sabbia del Midwest, con una particolare struttura a grani tondi, è il paradiso di una certa industria, data la sua capacità di resistere alla pressione e coadiuvare le fuoriuscite di gas e petrolio. 

Dallo scorso autunno il numero delle miniere è quasi raddoppiato nell’intera regione, a più di sessanta, dando una forte spinta economica a posti come Wood County, contea nel centro del Wisconsin, dopo anni di recessione e perdite di posti di lavoro in altri settori industriali. La contea adesso ha circa 14 miniere di sabbia e ha tre nuovi impianti di trasformazione. Secondo altri studi, come quello del Wood County Economic Modeling Inc., l'estrazione di sabbia potrebbe generare circa 930 posti di lavoro nei prossimi otto anni, mentre le entrate annuali ai governi provinciali e locali potrebbero raggiungere quasi 2,6 milioni di dollari.

Il grande rilancio economico però non basta per scongiurare i potenziali effetti nocivi dovuti alle polveri, all’eventuale contaminazione delle falde freatiche e anche al flusso di mezzi sulle strade rurali. Il rischio è per i residenti, ma anche per i lavoratori. Eppure, di fronte a una petizione per ridiscutere gli standard sulle emissioni delle polveri, il dipartimento delle risorse naturali del Wisconsin ha dichiarato che sono sufficienti le misure attuali.

Tuttavia, le autorità di regolamentazione, in una relazione dello scorso anno, riferiscono che la mancanza di dati sulle emissioni impedisce una determinazione conclusiva sugli effetti sulla salute pubblica. Come sempre in questi casi, insomma, le posizioni oscillano tra la ventilata ipotesi di danni futuri incalcolabili e il ricorso a un ottimismo suffragato, paradossalmente, dalla mancanza di dati scientifici certi. Il rischio insomma è che il “progresso” riveli il suo volto peggiore, e non a caso è già in atto un rallentamento nelle contee e nelle città, sia in termini di divieti protratti per mesi, sulle estrazioni, sia sulla possibilità di aprire nuove miniere, rivedendo anche i criteri e le tassazioni sui mezzi che trasportano la sabbia. Non a caso, proprio all’inizio del 2012, dopo l’ennesima scossa di terremoto in Ohio, l’Ohio Department of National Resources era sotto attacco di coloro che imputavano le scosse al fracking, che però per le norme federali è una tecnica regolarissima. Il boom economico, insomma, porta sempre un terremoto con sé. Ma il cuore d’America non ne merita le conseguenze ambientali.