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Cos’è la Teoria delle Aste? Guida pratica per capirne di più

Fabio Carbone
·6 minuti per la lettura

Il premio Nobel per l’Economia 2020 è andato a due professori della Stanford University, Robert B. Wilson (classe 1937) e a Paul R. Milgrom (classe 1948), per aver migliorato la Teoria delle Aste e aver ideato nuovi formati di aste.

I due accademici, scrive la Royal Swedish Academy of Sciences nella motivazione che ha accompagnato l’assegnazione del prestigioso premio, hanno con una ricerca di base generato invenzioni a beneficio della società. Fatto insolito, gli stessi ideatori della nuova teoria delle aste sono anche gli stessi che hanno sviluppato le applicazioni pratiche della loro teoria nel corso dei decenni di ricerca che hanno condotto lungo la loro carriera accademica.

Ma perché parlare della teoria delle aste? A cosa serve? Ecco, cerchiamo di comprenderlo perché questo è un argomento che può interessare molto anche un moderno investitore alla ricerca di campi diversi dalle borse valori o dal forex o da altri ambiti più strettamente collegati ai mercati finanziari.

Tutto all’asta… o quasi

Gli studi dei due professori sono proseguiti per decenni all’interno della Stanford University e primariamente su di un piano teorico, ma nel 1993 arriva la svolta con la scelta del Governo degli USA di mettere all’asta le radio frequenze. Quella diventa la prima occasione concreta per mettere alla prova la loro teoria in un contesto reale, quello della vendita delle radio frequenze delle Radio. In un certo senso fu un successo, perché come spiega il professor Milgrom, oggi “ci sono aste per radio frequenze in tutto il mondo” e tra l’altro non più solo per le Radio, ma per i canali televisivi, per le trasmissioni via etere dei dati, per le telecomunicazioni più in generale.

Ma la loro teoria delle aste è stata applicata poi anche alle esplorazioni e alle trivellazioni petrolifere, e ancora nel comparto energetico. In quest’ultimo caso si pensi al mercato dell’energia elettrica, che in Italia è gestito dal Gestore dei mercati energetici (GME). Attraverso il sito del Mercato elettrico chiunque può visualizzare i dati dei prezzi e dei volumi orari di vendita dell’elettricità in Italia, o conoscere quanta energia è stata scambiata ad una determinata ora.

Ed ancora la pubblicità sui motori di ricerca. Fate caso ai primi due o tre risultati di ricerca sui motori di ricerca, sono spesso degli annunci pubblicitari. Ma cose si fa a decidere chi deve comparire prima e chi dopo e chi ha diritto ad apparire? A parità di condizioni interviene anche in questo caso la teoria delle aste di Wilsone e Milgrom.

La Teoria delle Aste che risponde a domande concrete

Ciò che i due professori hanno saputo dare all’economia mondiale, è una risposta a domande semplici.

  1. La prima: “Come fa un acquirente a fare suo un determinato prodotto a un prezzo che non sia troppo alto per le sue tasche?”

  2. La seconda: “Come fa uno Stato o una Pubblica amministrazione a massimizzare il prezzo di un asset che mette in vendita?” (frequenze radio, beni immobili, ecc.).

Insomma, Milgrom e Wilson hanno dato risposta a problemi concreti risolvendo, con strategie semplicemente geniali, i problemi di acquisto e di vendita di un bene a venditore e acquirente. Mentre alle PA hanno permesso di individuare gli acquirenti migliori durante la vendita di un bene pubblico.

Teoria della Aste: entriamo nel vivo

Fino ad ora siamo rimasti un po’ più in superficie, entriamo ora nei meccanismi della teoria delle aste messa a punto dai due premi Nobel.

Prima però dobbiamo fare una piccola premessa che riguarda la Teoria dei giochi di cui la prima è nei fatti una branca. La teoria dei giochi è un modello matematico applicato a fatti reali che avvengono nella naturale interazione sociale tra le persone. Quando delle persone interagiscono per prendere decisioni, la matematica afferma che sia possibile prevedere le scelte e i risultati attraverso una razionalizzazione.

Quindi la teoria dei giochi è lo studio e l’analisi delle decisioni individuali di un soggetto in situazioni di conflitto o di interazione strategica con latri soggetti rivali, che possono essere anche più di due. L’obiettivo è chiaro sul piano economico, ottenere il massimo guadagno di ciascun giocatore nel processo decisionale e la teoria dei giochi si propone appunto di cercare le soluzioni competitive o cooperative migliori tramite modelli matematici.

Si comprende subito lo stretto legame tra la teoria dei giochi e la teoria delle aste che è alla base di questo articolo introduttivo. Non sfugga, poi, che il professor Milgrom è proprio tra i pionieri della ricerca universitaria in teoria dei giochi.

In poche parole, la teoria delle aste è una applicazione della teoria dei giochi, ed ha l’obiettivo di studiare come i partecipanti di una asta si comportano al fine di ricercarne le proprietà teoriche.

La Teoria delle aste e i giochi non cooperativi

Le aste sono un contesto in cui ciascuno compete contro l’altro alla ricerca del conseguimento del proprio massimo vantaggio. E qual è questo massimo vantaggio personale? Aggiudicarsi l’oggetto al prezzo migliore.

Visto con gli occhi di chi si occupa di teoria dei giochi, questo si può considerare a pieno diritto un gioco non cooperativo in cui ciascuno guarda al proprio interesse.

Le aste sono quindi giochi non cooperativi.

Ma come si inquadra un’asta? E come si svolge?

In economia l’asta è un meccanismo di allocazione di risorse caratterizzato da regole che presiedono lo scambio tra agenti economici. Per la matematica l’asta è invece un gioco matematico dove troviamo:

  • un insieme di giocatori;

  • un insieme di strategie disponibili per ciascuno dei giocatori;

  • un cosiddetto vettore di pay-off, che corrisponde ad ogni combinazione di strategie.

In una asta reale i giocatori sono il banditore che deve vendere un bene e i partecipanti all’asta interessati ad appropriarsi l’asset. Tutti hanno un prezzo di riserva, che consideriamo la valutazione del bene oggetto d’asta, e diverse funzioni d’asta.

Il bene in vendita non ha un valore standard, inoltre ciascun partecipante ha una sua idea di prezzo che non coincide esattamente con quella dell’altro. Qui sono intervenuti i meccanismi dei due premi Nobel che hanno saputo risolvere al meglio i problemi dei partecipanti, come ad esempio “la maledizione del vincitore”.

Cos’è la maledizione del vincitore?

La maledizione del vincitore in una asta, è la presa di coscienza da parte del partecipante che si è aggiudicato il bene, di averlo pagato più di quello che è il suo reale valore di mercato.

Esempio: L’assegnazione delle frequenze per il 5G. Questo è un momento importante per la tecnologia 5G e di conseguenza accaparrarsi le relative frequenze si considera una miniera d’oro per chi le avrà.

Ma cosa accade se compro una frequenza destinata al 5G in una area geografica dove vivono soltanto mille persone? In assoluto le frequenze 5G hanno un grande valore economico al momento, ma acquistare a caro prezzo una frequenza che serve soltanto mille persone, da un punto di vista economico è davvero un cattivo investimento.

Ecco, la teoria delle aste ha provato a fare luce anche su questa “maledizione”, per trovare meccanismi in grado di ridurre per il vincitore il rischio di spendere per un bene all’asta più di quello che vale realmente.

Riferimenti utili

This article was originally posted on FX Empire

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