Derivati: quanti sono e che peso hanno sul debito italiano

Dopo la vicenda sullo scandalo dei derivati che ha colpito la banca Monte dei Paschi di Siena, portando al crollo del suo titolo in Borsa del 9% e le dimissioni del suo presidente Giuseppe Mussari, è necessario fare un punto della situazione attuale sui derivati in Italia.

Innanzitutto, partire spiegando cosa sono. Per derivati si intende una categoria di prodotti finanziari che "derivano" da un'altra categoria. Esempio di prodotto derivato è - come spiega Sergio Romano in un suo editoriale sul Corriere "l’opzione di acquistare o di vendere un altro strumento finanziario come per esempio l’azione di una società, un titolo di debito pubblico o privato, l'oro o qualunque altra materia prima".
La caratteristica comune dei derivati è, quindi, che sono titoli il cui valore deriva da qualcos'altro: "Due persone si accordano e scommettono sull’andamento dei prezzi di una materia prima o di un tasso di interesse - spiega Mario Seminerio, analista finanziario e editorialista de Il Tempo - molto più di frequente sono titoli agganciati all’andamento del cambio di una moneta, di un tasso di interesse o sono Credit default swap, ovvero assicurazioni contro la possibilità di un fallimento".

Tra i derivati più diffusi c'è proprio il credit default swap (Cds), strumento finanziario nel quale uno dei due partecipanti all'accordo si assicura contro l’eventualità di un default di una terza parte. Avviene ad esempio nel caso in cui una banca assicura con dei Cds alcuni titoli di stato che acquista. L'accordo tra la banca e l'assicuratore sarà il seguente: il primo assegna un premio all’assicuratore che gli ha venduto il Cds, mentre il secondo si impegna in cambio a restituire la perdita nel caso ci sia fallimento da parte dell'emittente.

I derivati hanno un peso molto influente nel sistema economico mondiale: recenti dati dimostrano che la cifra lorda di tutti i derivati in circolazione nel mondo è di 637mila miliardi di dollari, nove volte il PIL dell’intero pianeta. E nel 2007, alla vigilia della crisi finanziaria, il valore dei derivati sui mercati era di 596 miliardi di dollari, rispetto ai 106 mila miliardi del 2002.
Secondo un'inchiesta, pubblicata ad aprile su Linkiesta, in seguito alla risposta del sottosegretario alla Ricerca e all'Istruzione Marco Rossi Doria ad una interrogazione parlamentare sulla composizione del debito italiano, il portafoglio di derivati dell'Italia è di circa 160 miliardi di euro, per un valore complessivo del 10% dei titoli di Stato emessi. Mentre l'Istat ha certificato che nel 2011 queste operazioni hanno aumentato gli interessi sul debito pubblico di circa 2 miliardi di euro.