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Eni chiede arbitrato presso Banca Mondiale in disputa campo petrolifero in Nigeria

di Stephen Jewkes e LibGeorge
·3 minuti per la lettura
Il logo della major petrolifera Eni presso una stazione di servizio a Roma
Il logo della major petrolifera Eni presso una stazione di servizio a Roma

di Stephen Jewkes e Libby George

MILANO/LAGOS (Reuters) - Eni ha presentato domanda di arbitrato contro la Nigeria presso l'organo di risoluzione delle controversie della Banca Mondiale e intende sostenere che il fatto che il paese le abbia impedito di sfruttare un giacimento petrolifero acquistato quasi un decennio fa con Royal Dutch Shell viola un accordo di investimento tra le due parti.

È quanto emerge da alcuni documenti legali.

Opl 245, un giacimento offshore assegnato alle due compagnie petrolifere nel 2011, è oggetto di molteplici dispute giudiziarie in tutto il mondo, tra cui un procedimento penale a Milano in cui la Procura di Milano sostiene che siano stati pagati 1,1 miliardi di dollari di tangenti a politici e intermediari.

Shell ed Eni hanno negato qualsiasi illecito.

Eni ha presentato una domanda di arbitrato contro la Nigeria presso il Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti (Icsid) della Banca Mondiale, di cui la Nigeria è uno stato membro. Secondo una pubblicazione sul sito web Icsid, il caso è stato registrato il 9 ottobre, senza fornire ulteriori dettagli. Shell non è coinvolta nella richiesta, secondo la pubblicazione.

Un portavoce Eni ha comunicato che la domanda d'arbitrato punta a proteggere gli investimenti e gli investitori della società e l'azienda è sicura di poter trovare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti.

Il 6 ottobre la major petrolifera italiana ha anche presentato una richiesta di prove presso un tribunale nello stato del Delaware, per utilizzarle nell'arbitrato Icsid e nel caso a Milano, secondo documenti legali visti da Reuters.

"Nello specifico, Eni (attraverso le sue filiali), argomenterà che le azioni della Nigeria violano diverse disposizioni del trattato d'investimento bilaterale, promuovendo una campagna di accuse infondate contro Eni e condizionando impropriamente la conversione di Opl 245 in un Oml", secondo il filing inviato da Eni al tribunale.

Una concessione esplorativa (Opl) consente a una major di esplorare un territorio per la ricerca di petrolio. Una volta trovato petrolio recuperabile, tuttavia, la licenza deve essere convertita in una licenza d'estrazione petrolifera (Oml), per poter avviare la produzione e l'esportazione.

La presidenza della Nigeria ha preferito non rispondere a domande riguardanti il filing di Eni e il caso d'arbitrato. La Procura generale e il ministero delle Risorse petrolifere non hanno risposto immediatamente alla richiesta di un commento.

Nei documenti legali presentati presso il tribunale in Delaware, Eni afferma di ritenere che delle "terze parti" sono coinvolte nel mancato intervento da parte della Nigeria nei confronti della richiesta della major di convertire Opl 245 in una licenza d'estrazione, ignorando anche gli sforzi della società per richiedere danni per circa 1 miliardo di dollari.

La major ha detto che sta chiedendo informazioni a Poplar Falls LLC e alla società di gestione d'investimenti privati Drumcliffe Partners LLC, due società statunitensi registrate in Delaware. La ricerca di Eni riguarda possibili accordi in vigore per il finanziamento delle cause legali della Nigeria.

Rispondendo a una domanda sul filing di Eni, Drumcliffe ha detto che sta collaborando con la Nigeria per recuperare il denaro che si presume versato per corrompere funzionari del governo in relazione a Opl 245.

"Ciò che è immediatamente chiaro è che Eni sta cercando ogni possibilità per evitare la responsabilità per il proprio ruolo in una delle più gravi frodi nella storia del settore del gas e del petrolio", ha scritto in un comunicato Jim Little, direttore di Drumcliffe.

Reuters non è riuscita a contattare un rappresentante di Poplar Falls per ottenere un commento.

(Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)