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Chi sono gli esodati. Significato, definizione ed origine

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Chi sono gli esodati. Significato, definizione ed origine

In principio fu Mosè con l’Esodo ebraico, in ultimo furono gli esodati italiani, una folla delle dimensioni non del tutto chiare, al punto che il ministro del Lavoro Giovannini in Senato annuncia l'impegno a definire la dimensione esatta del problema. Non escono via mare aperto dall’Egitto, ma di certo sono vittime del naufragio del welfare italiano. Sono quei lavoratori infatti che hanno accettato, prima del 31 dicembre 2011, di lasciare l'azienda anzitempo con la certezza di ricevere la pensione massimo entro due anni. Con la nuova riforma che innalza l'età per lasciare il lavoro si trovano senza occupazione e senza assegno, non potendo più collegare lo scivolo incentivato alla pensione. Adesso, insomma, sono raminghi nel sistema previdenziale italiano.

Ma quando emerse questa nuova categoria, che si sobbarca un participio spaventoso, per esemplificare una situazione di per sé non bellissima? L’origine potrebbe risalire a un decreto firmato dal ministro del Lavoro Marini, titolare del dicastero nel 1992. Sulla Gazzetta Ufficiale del 2 aprile infatti apparve scritto: il "versamento al Fondo di previdenza autoferrotranvieri dell' importo del valore tecnico delle mensilità di pensione del personale esodato ai sensi dell' art. 3 della legge 12 luglio 1988, n. 270". Questo participio infausto, insomma, si ricollega alla vicenda storica per eccellenza dell' uscita degli Ebrei dall' Egitto. Per traslazione di senso, col tempo la parola è diventata indicativa della "partenza da un luogo di un gran numero di persone".

E anche grandi narratori del novecento italiano, come D’Annunzio, Deledda, Panzini usano la parola esodo, per non dire dei telegiornali a ferragosto, che celebrano sempre l’esodo dei connazionali in partenza. Il participio comunque è burocratese puro. Quindi, gli italiani esodati sono quelli che in gran numero partono da un luogo, quello di lavoro. Il resto è polemica sindacale sul numero, ma anche sulla possibilità che gli stanziamenti previsti dal decreto Salva-Italia e dal milleproroghe siano sufficienti per continuare ad applicare il precedente regime previdenziale a questi lavoratori.

Dalla massa di lavoratori esodati, dovrebbero sfilarsi i lavoratori in Cig, di fatto ancora al lavoro seppur in aziende fallite ma che non riprenderanno l'attività. E poi ci sono gli "esodandi", quelli che non sono ancora "esodati" ma si preparano a esserlo.
Un bel problema, a cui il nuovo ministro dovrà per forza di cose dare una risposta in tempi brevi.