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Fca, produzione 500E garantisce piena occupazione. Elettrico e rilancio automotive

Fabio Carbone
·3 minuti per la lettura

L’automotive elettrico si presenta come una svolta per il settore dell’automobile, almeno in apparenza. FCA Group ha raggiunto la piena occupazione negli stabilimenti di Torino Mirafiori e Agap Grugliasco con l’avvio della produzione della Fiat 500E, ed anche del veicolo commerciale Ducato e della Maserati Ghibli Hybrid attualmente in fase di lancio.

L’avvio a pieno regime della produzione di autovetture elettriche non solo fa rientrare dalla Cig gli operai dipendenti del gruppo automobilistico, ma spinge verso l’assunzione di nuove professionalità altamente qualificate.

20 i nuovi apprendisti da assumere che si aggiungeranno ai 50 già in fase di inserimento. Inoltre sono in arrivo 8 ingegneri necessari per i ruoli tecnico specialistici legati al lancio dei prodotti elettrici, hanno scritto i sindacati. In totale gli specialisti ricercati sono 100 si legge in un comunicato di FCA Group di febbraio 2020.

Questi obiettivi si aggiungono al centro di assemblaggio di batterie (Battery Hub) e al recente progetto Vehicle-to-Grid di FCA inaugurato pochi giorni fa e che si preannuncia come il più grande al mondo.

Auto elettriche diventano obiettivi politici

E che l’auto elettrica possa essere il rilancio della produzione di veicoli e favorire l’occupazione, trova un importante appoggio anche da parte della politica.

Il Regno Unito ha come obiettivo bandire la commercializzazione di auto con motori a combustibili fossili entro il 2040. Tuttavia secondo recenti indiscrezioni Boris Johnson sarebbe intenzionato a ridurre l’asticella portandola al 2030, con un piano di stimolo forte dell’economia interna per fare fronte alla doppia crisi: Brexit e covid-19.

Ma non è solo il Regno Unito a puntare su questo ambizioso obiettivo, anche la Norvegia estrattore di petrolio punta all’elettrico al 100% addirittura entro i prossimi cinque anni (2025).

Mentre Germania, Paesi Bassi e Irlanda puntano al raggiungimento di tale obiettivo, zero auto a combustibili fossili prodotte, entro il 2030.

Tornando al Regno Unito, qui l’attuale governo, forte del suo recente mandato elettorale, ha tutte le carte in regola per fare della nazione un territorio carbon free entro il 2050. Il ministro per le Imprese, l’Energia e la Crescita, Kwasi Kwarteng, è un forte sostenitore dell’obiettivo zero emissioni entro il 2050.

Il Regno Unito potrebbe essere tra le prime nazioni a dichiararsi totalmente indipendente dal petrolio e dai combustibili fossili.

Le grandi città disinvestono dalle società inquinanti

12 grandi città di tutto il mondo hanno firmato mercoledì 23 settembre la dichiarazione C40, con cui si impegnano a disinvestire dai combustibili fossili e ad investire in un futuro più sostenibile.

Per l’Italia c’è la Milano di Giuseppe Sala, la Londra di Sadiq Khan, la New York City di Bill de Blasio, a cui si aggiungono Berlino, Bristol, Città del Capo, Durban, Los Angeles, New Orleans, Oslo, Pittsburgh e Vancouver.

Queste società disinvestiranno dalle società di combustibili fossili, spostando le proprie risorse finanziarie su asset green.

Il sostegno alla finanza verde di queste città è per ora simbolica e va tradotta nella pratica, ma apre la strada a strategie di investimento per economie urbane ove le parole equità e sostenibilità ambientale giocheranno un ruolo essenziale.

L’obiettivo è anche quello di migliorare la resilienza delle città nei confronti di future crisi come quelle che potrebbero innescare i cambiamenti climatici in atto.

This article was originally posted on FX Empire

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