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Flat tax, nuovi paletti in vigore: ecco cosa cambia

Midsection Of Businesswoman Holding Credit Card And Bill While Working At Desk

Nessuno slittamento al 2021. I nuovi paletti per accedere al regime forfettario per le partite Iva si applicheranno da quest'anno. E' stato il sottosegretario in quota M5s Villarosa, durante le interrogazioni alla Camera, a fugare ogni dubbio in merito.

Un problema per chi ha già emesso fatture nell'anno in corso, convinto di essere in regime forfettario.

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Cosa ha stabilito la legge di Bilancio 2020

Facciamo un passo indietro. La legge di Bilancio 2020, pur mantenendo in vita la tassa unica (cosiddetta flat tax) al 15% per le partite Iva il cui fatturato non superi i 65 mila euro annui, ha stabilito due principali novità:

1- Sono esclusi dalla fiscalità agevolate i contribuenti che nell’anno precedente abbiano percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati (assegni pensionistici) superiori a 30mila euro.

2- Possono accedere al regime agevolato solo le partite Iva che hanno sostenuto spese inferiori a 20 mila euro lordi peri compensi dati a dipendenti o collaboratori, relativi a lavoro accessorio, collaborazioni anche a progetto, lavoro subordinato e anche agli utili da partecipazione agli associati e alle stesse prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.

Fatti salvi questi due nuovi paletti, pubblicati in Gazzetta con la Manovra a fine dicembre 2019, gli esperti si sono chiesti quando queste direttive sarebbero diventate esecutive. Poiché stando alla Statuto del contribuente servono 60 giorni prima che i nuovi adempimenti fiscali possano esser recepiti (arrivando così al 2020), molti hanno ritenuto che le strette sarebbero scattate dal 2021.

Il Mef (Ministero dell'Economia e delle Finanze) ha invece chiarito per voce di Villarosa che le nuove regole saranno valide fin da ora: "Ai fini della individuazione del periodo di imposta a decorrere dal quale le modifiche introdotte producono effetto", ha osservato il sottosegretario pentastellato in Parlamento - "Va verificato con riferimento all'anno precedente all'applicazione del regime forfetario. Di conseguenza, i contribuenti che nel 2019 avranno superato i limiti previsti (...) non potranno accedere al regime forfetario nel 2020".

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E per chi ha già emesso fattura convinto di essere in forfettario?

Torniamo a monte: che fare allora per chi ha emesso fatture credendo di poter usufruire almeno per il 2020 del regime agevolato? Pagare l'Iva, cambiando impostazione in corsa. Dal punto di vista fiscale, l'effetto immediato è passare da una tassazione al 15% (5% per le startup nei primi cinque anni) agli scaglioni Irpef (l'aliquota più bassa è quella del 23%, fatte salve detrazioni, cui aggiungere addizionali locali).

Spiega su Repubblica Massimo Braghin, esperto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: "Sono due le prassi da tenere d'occhio: fatturazione e neutralità Iva". Sul primo punto, una partita Iva in regime forfettario che abbia emesso fatture cartacee sarà chiamata a sostituirle con quelle elettroniche. "Ma l'aspetto più intricato - continua Braghin - riguarda l'Iva. Se a gennaio una persona, convinta di esser nel forfettario, ha pattuito un prezzo di 100 per una prestazione, ora sa che su quella prestazione deve aggiungere 20 euro di Iva. O riesce a rivedere il prezzo con il cliente, oppure subirà una perdita".

In quanti “scapperanno”?

Alla luce delle restrizioni imposte dalla Legge di Bilancio, un'analisi dell'Osservatorio dei consulenti del lavoro ha stimato che ben 10mila lavoratori con redditi da lavoro o da pensione non avranno più convenienza quest'anno a svolgere un'attività autonoma. In particolare, desisteranno dall'arrotondare la pensione circa 3,5 mila neo iscritti over 65 e dall'incrementare i propri guadagni circa 4mila autonomi fra i 51 e 65 anni con redditi superiori a 30.000 euro l'anno.

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