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Grecia verso l'uscita dall'Euro

Emanuele Canegrati
 

Scriveva Karl Marx che la storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. Nella vicenda del salvataggio della Grecia però, la storia si è già ripetuta più volte, assumendo i contorni che stanno a metà tra una tragedia e una farsa. Una tragedia per il popolo greco, impoverito da anni di austerity imposta dall'esterno, da continui aumenti di tasse e da tagli di spesa pubblica, pensioni in primis, da un tasso di disoccupazione superiore al 20% e di povertà superiore al 15%. Una farsa per l'incapacità manifesta da parte delle istituzioni internazionali di trovare una soluzione per riportare Atene sul sentiero della crescita.

E così, le notizie di questi giorni ci riportano l'ennesima crisi di liquidità nella quale versano le disastrate casse del Tesoro ellenico, che impedisce al governo di ripagare le tranche dei prestiti precedentemente ottenuti dai creditori internazionali. Cosicché, il paese è costretto a chiedere un ulteriore salvataggio, ovvero soldi freschi che servono a ripagare soldi precedenti avuti, senza che nulla di tutto ciò venga convogliato nella economia reale. In cambio dell'ennesimo round di prestiti, la Troika chiederà ad Atene nuovi sacrifici, che impongono il mantenimento, almeno nelle intenzioni dei policy-makers, di un surplus primario pari a ben il 3,5% del Pil per per il 2018 e per gli anni a venire. Una cifra che il FMI ha dichiarato essere impossibile da raggiungere, dato lo stato attuale in cui l'economia greca versa. Proprio l'istituto di Washington sta cominciando a far emergere la verità che il buon senso suggeriva da tempo e che soprattutto l'Europa faceva finta di non vedere: la Grecia non sarà mai in grado di ripagare tutto il suo debito, che per il Fondo rischia di diventare addirittura "esplosivo" nei prossimi anni, a meno di una sua rapida ristrutturazione o condono.

Proprio su questa idea, però, i creditori europei, principalmente la Germania, detentrice di buona parte del debito greco, si rifiutano di accettare modifiche alle condizioni di rimborso e accusano Atene di non aver seguito le politiche di austerità suggerite. Proprio su questo punto è avvenuta la spaccatura tra America ed Europa, con il Fondo sempre più orientato a non partecipare ad un ulteriore salvataggio, a meno di un reprofiling del debito, che significherebbe soltanto, ormai l'hanno capito tutti, un ulteriore rinvio del default.

I mercati finanziari, dal canto loro, stanno contribuendo a ingenerare le aspettative di un prossimo fallimento finanziario della Grecia e di una sua uscita dall'Euro. A riprova di ciò, i rendimenti dei bond greci con scadenza a 2 anni sono schizzati al +10%, superando addirittura quelli (pur elevatissimi) dei bond con scadenza a 10 anni, vicini alla soglia del +8%.

Il governo greco ha già risposto che non intende procedere con altre misure di austerità, riducendo il paese alla fame. Difficile capire cosa risponderà l'Europa, che probabilmente cercherà l'ennesimo compromesso in cambio dell'erogazione di denaro. Ma ormai, anche nei palazzi di Bruxelles, si comincia ad assecondare l'idea che l'ennesimo salvataggio non risolverebbe i problemi e sarebbe soltanto un posticipare, forse inutilmente, l'uscita della Grecia dall'Euro. Una eventualità che persino la Germania ha accettato, dal momento che il suo ministro dell'economia Wolfgang Schauble si è dichiarato favorevole. Alla domanda: servirebbe questo ulteriore prestito a rimettere Atene sulla strada della ripresa economica? nessun economista o politico se la sentirebbe di rispondere affermativamente.

“La Grecia dovrebbe uscire dall’euro e tornare alla propria valuta, stanno soltanto perdendo tempo” aveva twittato molto lapalissianamente Donald Trump nel 2012, esprimendo con il suo consueto modo poco politically correct quello che è il pensiero della maggioranza.

Ristrutturare il debito o lasciare che la Grecia esca dall'euro. Queste ormai le uniche due soluzioni rimaste sul tavolo dei creditori. La decisione dovrà essere presa in fretta, sia per evitare il rischio che i rendimenti sui bond ellenici raggiungano livelli non gestibili, già nelle prossime ore, sia perché le scadenze dei pagamenti che Atene deve onorare si avvicinano.

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