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Ancora guai per la Juve: deferito Agnelli e altri 3 dirigenti

Rossana Prezioso
 

Non è ancora finita la questione, tutta da chiarire, che vede coinvolti i vertici del club bianconero nella gestione di alcuni biglietti e abbonamenti elargiti a prezzi di favore, ad alcuni rappresentanti della tifoseria a loro volta riconducibili alla malavita organizzata. 

In breve i fatti

I fatti contestati risalgono alla fine di gennaio: ricostruzioni di stampa vogliono il presidente della Juve (Milano: JUVE.MI - notizie) , Andrea Agnelli allora in contatto con diversi esponenti della criminalità organizzata (alcuni dei quali incontrati di persona) il cui compito era quello di mantenere “ordine durante le partite della Juve” in cambio di biglietti gratis e bagarinaggio esclusivo. In realtà le radici della vicenda risalgono indirettamente ai primi di luglio del 2016 quando venivano arrestate 16 persone legate alla ‘ndrangheta calabrese e, tra queste, alcuni boss che si erano infiltrati da diversi anni tra le fila degli ultras bianconeri. Di (KSE: 003160.KS - notizie) lì a poco un altro fatto rende le acque dell’inchiesta ancora più torbide: il 7 luglio 2016 si suicida dopo l’interrogatorio in Prcura a Torino, Raffaele Bucci, delegato della Juve alla gestione dei rapporti con la tifoseria e che più di tutti avrebbe potuto indicare agli inquirenti i contorni e soprattutto i confini dei rapporti tra vertici Juve e rappresentanti della malavita. 

Gli sviluppi in Figc

A questo punto, visto l’ambito sportivo in cui gli investigatori si sono trovati ad operare, le carte dell’inchiesta sono arrivate anche alla Figc. Siamo a novembre. Dopo un mese, a fine anno, la giustizia sportiva chiude le indagini e a dicembre del 2016 arriva il suo verdetto: l’accusa è la cessione di biglietti a prezzi scontati ad esponenti della malavita con il duplice scopo di mantenere le tifoserie tranquille durante gli incontri di calcio confermando anche l’esclusività delle attività di bagarinaggio.  Una situazione che, già di per sè molto delicata, si va ad inserire all’interno di un quadro generale ancora più critico per la società, alle prese con diverbi tra l’Ad Beppe Marotta ed Andrea Agnelli, presidente del club, ma non più interlocutore di riferimento dell’amministratore, il quale pare abbia riposto maggior fiducia in John Elkann, a sua volta in rotta di collisione con l’Agnelli.  Alla fine della settimana scorsa, la Commissione Antimafia aveva chiesto di ascoltare il presidente della Juventus il quale aveva immediatamente dato la propria disponibilità a collaborare per chiarire la sua posizione. Infatti, durante l’inchiesta era emerso, stando ai comunicati della squadra agli investigatori, che ad occuparsi della gestione dei biglietti, non era Agnelli bensì Marotta. Tutto questo, però, non è servito a impedire il deferimento del presidente insieme a tre dei sui più stretti collaboratori (Francesco Calvo, Alessandro D'Angelo e Stefano Merulla) , da parte della procura Federale. Non si è fatta attendere, come era prevedibile, la risposta della famigliaAgnelli per voce dello stesso Alberto il quale, in una conferenza stampa convocata per commentare l’accaduto non solo ha confermato che non ha intenzione di dimettersi ma che avvierà tutte le misure possibili in ambito legale per difendere il buon nome della famiglia, della squadra e anche dei collaboratori a loro volta chiamati in causa. 

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