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“Il prezzo del metano fa crescere le bollette? La cura è aumentare le rinnovabili”

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Digital generated image of hand drawn wind turbines overlaid over landscape. Sustainable energy concept. (Photo: Andriy Onufriyenko via Getty Images)
Digital generated image of hand drawn wind turbines overlaid over landscape. Sustainable energy concept. (Photo: Andriy Onufriyenko via Getty Images)

Le bollette elettriche schizzano verso l’alto. Dal secondo trimestre del 2020 allo scorso agosto, il costo dell’energia elettrica per i consumatori italiani è passato da 16,08 a 22,89 centesimi di euro per kilowattora. E questo è un fatto che ovviamente preoccupa in modo concorde famiglie e imprese. Ma sulla responsabilità dell’impennata dei prezzi, e dunque sulle contromosse da mettere in campo, i pareri sono opposti. In Italia, preceduta da un battage sulla transizione ecologica come bagno di sangue, circola la tesi secondo cui la responsabilità è delle scelte green che portano a un costo maggiore della CO2 emessa dalle centrali alimentate a combustibili fossili. Seguendo questo ragionamento si arriva all’equazione più scelte ecologiche uguale energia più cara.

Antitetica l’interpretazione che arriva da Bruxelles. Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea e responsabile del Green Deal, ha dichiarato: “Bisogna accelerare la transizione verso le energie rinnovabili in modo che l’energia rinnovabile a prezzi accessibili diventi disponibile per tutti. Se avessimo avuto il Green Deal cinque anni prima, non saremmo in questa situazione perché avremmo meno dipendenza dai combustibili fossili e dal gas naturale. Inoltre solo un quinto dell’amento dei prezzi è dovuto al costo della CO2”.

È una disputa che anticipa il cuore del dibattito economico che si sta aprendo di fronte all’aggravarsi della crisi climatica. Conviene provare a frenare il percorso verso una società a zero emissioni serra? O bisogna accelerarlo per trovare il miglior equilibrio possibile in un mondo a basso impatto ambientale?

La progressiva ripresa delle attività produttive dopo la pausa covid ci sta costringendo a rispondere rapidamente a questa domanda perché ha determinato un rapido aumento della richiesta di materie prime, a partire da quelle energetiche. Il prezzo del petrolio è aumentato del 200% dalla primavera del 2020, e quello del gas naturale del 30% solo nel secondo trimestre del 2021.

“In Italia il gas naturale è impiegato per produrre circa il 40% dell’energia elettrica, di conseguenza un marcato aumento del suo prezzo si riflette sul costo dell’elettricità. Inoltre l’Europa ha una forte dipendenza dalle forniture della Russia, che in questo periodo ha ridotto i flussi a vantaggio dei Paesi asiatici”, spiega Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. “In questo quadro il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha detto che il rincaro ‘succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta, succede perché aumenta anche il prezzo della CO2 prodotta’. Ma, come ha precisato Timmermans, l’aumento del prezzo della CO2 ha una responsabilità modesta in questa vicenda. La responsabilità maggiore sta nei ritardi che da anni paralizzano la crescita delle fonti rinnovabili in Italia”.

Di qui deriva un’equazione contrapposta alla precedente: meno rinnovabili e più metano uguale energia più cara. A questo ragionamento si può obiettare che il sistema elettrico basato sulle rinnovabili ha una maggiore instabilità perché alcune di queste fonti (sole e vento) non sono programmabili. Dunque c’è bisogno di una compensazione che garantisca la possibilità di fornire elettricità anche quando la domanda è alta e la disponibilità di sole e di vento scarsa.

“E’ vero, la non programmabilità di alcune fonti rinnovabili crea la necessità di un bilanciamento”, aggiunge Silvestrini. “Ma la soluzione migliore è scegliere l’opzione con il prezzo più basso. E negli Stati Uniti l’abbinata rinnovabili e accumulo basato su sistemi di batterie di grandi dimensioni si è dimostrata più conveniente del metano. Inoltre, come ha notato l’HuffPost, la domanda di rinnovabili da parte del mercato cresce a grandissima velocità: l’evoluzione della tecnologia ha già preso una strada precisa, in linea con le richieste della comunità scientifica e delle grandi istituzioni internazionali. Il problema è che in Italia la percentuale di rinnovabili sul totale della produzione elettrica è ferma dal 2014. Ma ora, di fronte ai rischi che i rincari ci mettono di fronte, cresce il pressing per rilanciare le forme di energia capaci di dare sicurezza ambientale ed economica”.

In una situazione in cui l’andamento dei prezzi dei combustibili fossili è segnato da un’instabilità crescente – conclude Silvestrini – si tratta di cambiare passo. Puntare su fonti che richiedono un investimento iniziale ma dispongono di un’alimentazione gratuita (sole, vento, energia della terra) è la migliore forma di assicurazione energetica. L’importante è che questa transizione sia accompagnata da misure fiscali che la rendano equa per tutti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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