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Il taper tantrum è un bene per i mercati? Risposta nell’indice S&P500

·3 minuto per la lettura

Dobbiamo preoccuparci della decisione della Federal Reserve statunitense di avviare la riduzione degli acquisti di titoli, cioè l’avvio del tapering?

Tenendo in parte la riflessione che prima della Fed diretta da Jerome Powell, altre banche centrali mondiali hanno già agito sulla propria politica monetaria (Australia e Canada e non solo) stringendo la borsa o intervenendo sui tassi di interesse, vediamo perché in realtà possa essere un bene per i mercati la riduzione degli acquisti.

Cnbc fa notare che nei mesi di settembre e ottobre di quest’anno, dopo l’annuncio di agosto del tapering da parte di Powell, i mercati hanno reagito male con l’indice S&P 500 e tutti gli altri principali listini statunitensi e europei che hanno risentito dell’annuncio.

Certamente ha pesato anche Evergrande, ma il quotidiano economico statunitense fa notare che ora il mercato ha già assorbito quell’annuncio e che il tanto temuto taper tantrum è in realtà già passato.

Il parallelo con il 2013

Si fa notare che nel 2013, quando l’allora presidente della Fed, Ben Bernanke, annunciò il tapering il mercato azionario statunitense perse circa il 5,8%, ma che per il resto del 2014 il mercato guadagnò il 17,5%.

E si fa notare ancora, che quell’evento di vendita sui mercati, da un punto di vista tecnico, non fu neanche poi così allarmante dal momento che rientrò nel range del 5% – 10%.

Dopo il taper tantrum, il decollo

Analizzando i dati storici dell’indice S&P 500, quindi, quello che si evidenzia è che dopo la parentesi taper tantrum il mercato azionario si mise su di una rampa di lancio con sotto settori che guadagnarono fino all’80% nei 10 mesi a venire.

Viene fatto notare che tra la metà di dicembre del 2013 e la fine di ottobre del 2014, durante tutto il periodo del tapering, l’indice S&P 500 guadagnò l’11,5%.

Il tapering non è da temere e, anzi, potrebbe essere un grande acceleratore per i listini azionari che potrebbero fissare nuovi apprezzamenti e record storici.

Del resto Ben Bernanke nel 2015, dopo aver terminato il suo mandato alla Fed, lo spiegò in un libro dal titolo “Il coraggio di agire” (“The Courage to Act”). L’immobilismo non premia, l’azione sì.

All’economia non servono le stampelle

In pratica la lezione di allora, come di oggi, è questa. L’economia non ha bisogno delle stampelle per sorreggersi, ma è capace di progredire e di prosperare da sola.

Il supporto dato dall’iniezione di liquidità durante il periodo più drammatico della pandemia era necessario, ma ora che la convalescenza volge verso il termine è giusto riporre le stampelle e lasciare che l’economia, che i mercati finanziari, camminino sulle proprie gambe.

In definitiva, meglio un mercato che si basa sulla realtà e la concretezza, che un mercato finanziario pompato da migliaia di miliardi di dollari e di euro fittizi.

This article was originally posted on FX Empire

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