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Lavoro: le novità del decreto “dignità”

“Il nostro primo provvedimento sarà il ‘Decreto dignità’”. Lo ha annunciato il ministro del lavoro Luigi Di Maio dopo aver incontrato in videoconferenza i Riders di Milano e Bologna. Di Maio ha annunciato che all’interno del dl ci saranno “revisioni al Jobs Act, perché deve finire l’epoca della precarietà infinita”, oltre a norme per “vietare la pubblicità del gioco d’azzaro” e contro le delocalizzazioni: “è insopportabile – ha spiegato – che aziende che hanno preso soldi dallo Stato se ne vadano”. (LaPresse)

E’ stato definito “decreto dignità” dal vicepremier e ministro del Lavoro, oltre che dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Il provvedimento è atteso al prossimo consiglio dei ministri, in programma martedì. Si tratta del primo vero atto di legge del nuovo governo. Ecco quali sono le novità più importanti.

La misura per i distributori

Verrà deciso il rinvio al primo gennaio 2019 per l’obbligo di fatturazione elettronica sulla vendita di carburanti. La misura riguarda 6 milioni di partite Iva che fino all’anno prossimo potranno continuare a usare le vecchie carte carburante o, in alternativa, carte di credito e bancomat.

La mini stretta sui contratti a termine

Il Jobs act sarà rivisto con una mini stretta sui contratti a termine: le proroghe saranno ridotte da 5 a 4 anni, mentre dal primo rinnovo saranno reintrodotte le causali, ossia l’obbligo di indicare il motivo per cui si usa il contratto a termine invece di quello stabile. Da confermare la durata massima che dovrebbe restare di tre anni.

Interventi sulle delocalizzazioni

Dovrebbero essere interessate le aziende con almeno mille dipendenti che hanno ricevuto contributi pubblici. Se non troveranno un acquirente in grado di garantire i livelli occupazionali, saranno costrette a restituire i contributi ricevuti e a pagare una sanzione pari al 2 per cento del loro fatturato.

Stop agli spot per il gioco d’azzardo

Basta pubblicità per giochi e scommesse. La misura vuole mettere un freno alla ludopatia e alcune limitazioni erano già state introdotte due anni fa, ma non interessavano le tv a pagamento e i canali tematici. I dettagli e la tempistica devono ancora essere definiti.

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