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Le Esportazioni di Mais Americano Raggiungono Cifre Record nei Primi Cinque Mesi del 2021

·7 minuto per la lettura

Nonostante il periodo di restrizioni ancora in atto da parte di diverse economie mondiali per far fronte al Covid-19, il primo semestre dell’anno ha registrato esportazioni record per diversi tipi di cereali. In particolare, le esportazioni statunitensi di mais hanno raggiunto il record massimo di ben 49,1 milioni di tonnellate, nel periodo tra i primi giorni di settembre del 2020 (quando è iniziata la campagna di commercializzazione) ed il 20 maggio scorso, raggiungendo il 77,6% in più rispetto alla precedente campagna di commercializzazione tra settembre 2019 e maggio del 2020, quando le esportazioni si sono fermate a 27.7 milioni di tonnellate. Il precedente record per le esportazioni, sempre dello stesso periodo settembre – maggio, è stato raggiunto nella stagione 2016/2017 pari a 41.9 milioni di tonnellate.

Il record massimo pari a 49,1 milioni di tonnellate durante l’ultima campagna di commercializzazione è stato raggiunto grazie alla maggiore richiesta di mais da parte della Cina che insieme al Messico ed al Giappone, rappresentano le tre destinazioni principali le quali insieme raggiungono ben il 75% delle esportazioni totali di mais degli Stati Uniti. Precisamente, le esportazioni in Messico e Giappone hanno raggiunto rispettivamente 10,6 milioni di tonnellate (più di 4,2% rispetto alla scorsa stagione) e 7,9 milioni di tonnellate (più 28,5% rispetto alla scorsa stagione), mentre il restante 11,2 milioni di tonnellate sono state esportate nelle altre parti del mondo dal 1° settembre 2020, con un aumento di appena 0,2% della scorsa stagione.

I maggiori acquisti di mais americani da parte della Cina sono stati favoriti da diversi fattori; ovvero, sia per garantire abbastanza materie prime in modo da avere scorte sufficienti per il loro fabbisogno nazionale, ma soprattutto per rispettare le clausole dell’Accordo di Fase Uno che ha dato vita all’interruzione della guerra commerciale imposta durante l’amministrazione dell’ex Presidente americano Donald Trump. Non bisogna tralasciare anche il problema relativo ai trasporti, i quali sia per la distanza che per altri problemi logistici, legati al settore del trasporto marittimo di rinfuse secche, nonché alla situazione macro economica e sugli sviluppi del trasporto di navi cisterna e container; comportano una gestione più semplificata tra Stati Uniti e Cina rispetto ad altri acquirenti come Messico, altri paesi del Sud e Centro America ed Europa.

Grafico settimanale sulle esportazioni di mais americano che mette a confronto i periodi 2018/2019 – 2019/2020 – 2020/2021 (Fonte USDA – United States Department of Agricolture)
Grafico settimanale sulle esportazioni di mais americano che mette a confronto i periodi 2018/2019 – 2019/2020 – 2020/2021 (Fonte USDA – United States Department of Agricolture)

I principali temi che hanno guidato il mercato del mais quest’anno

Insieme alle stime della domanda e dell’offerta agricola mondiale di giugno, pubblicato dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti WASDE (World Agricultural Supply and Demand Estimates) dell’USDA (United States Department of Agricolture), è stato elaborato un report sui principali temi che hanno guidato il mercato del mais nel primo semestre del 2021, concludendo che la domanda mondiale di mais resta sostenuta mentre l’offerta resta alquanto discutibile.

Dal report si legge, che attualmente ci sono tre fattori fondamentali che influenzano il mercato del mais:

Una sostenuta domanda cinese di cereali da utilizzare per mangimi per animali;

Raccolti di mais brasiliano che continuano a deteriorarsi;

Crescenti preoccupazioni per le condizioni del raccolto di mais nel Midwest.

I tre fattori, dopo le esportazioni record raggiunte nei primi cinque mesi del 2021 con i relativi prezzi del mais in deciso rialzo, stanno mettendo a dura prova le quotazioni della commodity, che è passata dal massimo a 776,00$, raggiunto nella prima settimana di maggio, a 603.00$ corrispondente al minimo del 26 maggio.

Inoltre, per quanto riguarda prevalentemente il raccolto di mais americano; il calo registrato negli ultimi due mesi è dovuto principalmente a due fattori: al clima estivo relativamente mite in gran parte del Midwest e delle pianure circostanti ed alla siccità che sta colpendo dalle prime settimane del mese di giugno il Missouri settentrionale, l’Iowa, l’Illinois ed il Wisconsin.

Analizzando il grafico giornaliero del future del mais Usa, notiamo che al momento le quotazioni relative al mese di giugno si trovano nella parte mediana tra l’ultimo massimo a 718,10$ e l’ultimo minimo relativo a 603.40$, è precisamente in una fase di congestione condizionata prevalentemente dagli ultimi dati pubblicati la scorsa settimana dall’USDA (United States Department of Agricolture) che ha indicato un piccolo incremento con i future di luglio in salita di 1,25 cent a 6,6050 $, mentre i future di settembre sono crollati di 18 cent a 5,5325 $.

Inoltre, fino al 20 giugno, l’USDA ha valutato il 65% del raccolto di mais di quest’anno in condizioni da buone a eccellenti, in calo rispetto al 68% di una settimana fa. Gli analisti si aspettavano di vedere un calo di due punti la scorsa settimana. Un altro 29% del raccolto è valutato discreto (due punti in più rispetto alla scorsa settimana), mentre il restante 6% è valutato scarso o molto povero (un punto in più rispetto a una settimana fa).

Un recente sondaggio Reuters di dieci analisti suggerisce che il raccolto totale di mais del Brasile per la stagione 2020/21 potrebbe avere una tendenza dell’8,5% al ​​di sotto delle previsioni precedenti a circa 3,7 miliardi di bushel, a causa delle continue preoccupazioni per la siccità.

La cinese Sinograin ha in programma un’altra asta il 25 giugno per vendere quasi 717.000 tonnellate di mais inizialmente importato dall’Ucraina. Questa è l’ultima di una serie di mosse della Cina per frenare l’aumento dei prezzi interni del grano.

In sostanza, dalle indicazioni presenti nell’ultimo report pubblicato dall’USDA (United States Department of Agricolture), siamo passati da un raccolto di mais superiore alla media a un raccolto inferiore alla media in poche settimane, le stesse settimane durante le quali i prezzi sono diminuiti drasticamente.

Ritornando al grafico giornaliero, del future del mais, riscontriamo che al momento il mercato è ad un bivio, o meglio è situato al 50% tra l’ultimo massimo e l’ultimo minimo; ed i prossimi movimenti futuri dei prezzi del mais saranno condizionati esclusivamente dalla pioggia che permetterà di riavviare il potenziale di resa del raccolto per ogni ettaro. Quindi, in caso di piogge in aumento comporterebbe un terreno più umido adatto per un raccolto di mais con un maggiore potenziale di resa ed un conseguente aumento dei prezzi, tale situazione potrebbe far ritornare le quotazioni dei prezzi del future del mais verso i massimi di periodo a 772.00$; mentre viceversa, in caso di piogge sfuggenti o per lo più precipitazioni scarse, il terreno diventerebbe meno umido, tale situazione comporterebbe un raccolto con una minore resa ed allo stesso tempo i prezzi del future del mais potrebbero ritornare a ritestare l’area di accumulazione formatasi tra la fine del mese di gennaio e la prima metà del mese di aprile, tra 565.00$ e 535.00$.

I dati dell’ultimo COT Report

Per finire anche i dati estrapolati dall’ultimo COT report pubblicato dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission) evidenziano che le posizioni in contratti future detenuti dalla categoria dei “Non – Commercial” (categoria dove rientrano tutti quei traders che utilizzano i futures come strumento di copertura del rischio sottostante alla commodity di loro interesse, i quali detengono un approccio del tipo trend following) evidenziano che le posizioni Long sono diminuite di 22.839 contratti; mentre le posizioni Short sono aumentate di 4.231 contratti rispetto ad entrambe le due rilevazioni della settimana precedente. Mentre, nonostante la decisa riduzione dei contratti long rispetto ai contratti future short di questa settimana, si evince che il totale delle posizioni long e short detenute sempre dai Non – Commercial, evidenziano ancora uno sbilanciamento pro contratti Long pari a 196.763 (83,89% del totale) rispetto ai contratti Short 95.387 (16,11%). A tal riguardo nelle prossime settimane è molto importante verificare, che se i contratti Long continueranno a diminuire a scapito dei contratti Short in aumento, le quotazioni del sottostante potrebbero subire una decisa movimentazione ribassista il che potrebbero spingere i prezzi al di sotto la zona di congestione analizzata precedentemente, comportando dei set up di vendita da non sottovalutare nelle prossime settimane.

Questa analisi è stata fornita da Giancarlo Della Pietà, trader e analista finanziario di Word2Invest. Se ti interessa scoprire di più sull’analisi azionaria e restare aggiornato sui nostri contenuti, visita il sito: Word2Invest

This article was originally posted on FX Empire

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