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Mps, Italia tratta con Ue grosso taglio Npe, in qualche settimana più dettagli - AD

di Stefano Bernabei e Valentina Za
L'amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena Marco Morelli

di Stefano Bernabei e Valentina Za

ROMA (Reuters) - La trattativa del Tesoro, principale azionista di Banca Mps, con la Commissione europea, per liberare la banca di gran parte dei suoi crediti deteriorati va avanti da qualche tempo e Siena spera di avere presto le prime risposte.

"C'è una discussione in corso che sta andando avanti da un po' e spero che in qualche settimana potremo avere più chiarezza", ha detto l'amministratore delegato di Mps Marco Morelli rispondendo a un analista nella conference call.

L'Italia sta discutendo con la Commissione europea un piano che prevede il coinvolgimento della società del Tesoro Amco -- specializzata nella gestione di crediti problematici -- per liberare in un colpo il Monte di circa due terzi dei suoi crediti deteriorati e agevolare così il processo di cessione della banca senese, ha detto a Reuters una fonte a diretta conoscenza del dossier a inizio ottobre. [nS8N26707T]

Morelli ha ricordato che la vigilanza di Francoforte ha chiesto alle banche italiane di portare il rapporto dei deteriorati lordi sugli impieghi ben al di sotto del 10% e che Siena è ancora sopra la media dei competitor.

La Commissione europea, nell'approvare l'aiuto di Stato che ha consentito al Tesoro di entrare nel capitale della banca, ha dato a Mps un obiettivo di ridurre il rapporto tra deteriorati e il totale dei crediti al 12,9% entro il 2021 e la banca è in largo anticipo su questo target, confermando di riuscire ad arrivare al 12,5% entro la fine di quest'anno.

"Puntiamo ad accelerare a prescindere dal target ricevuto dalla Commissione europea, ... prima la banca riesce a mostrare di essersi riallineata su questo ai competitor e meglio è", ha aggiunto Morelli.


TRATTATIVA PER PORTARE IN AMCO 10 MLD DI NPE

Il piano prevede una scissione dalla banca Mps di circa 10 miliardi di attivi deteriorati e al passivo di bond Mps con garanzia del governo (GGBs), attualmente 8 miliardi che la banca prevede di rimborsare a partire dalla scadenza di inizio gennaio.

Si creerebbe in questo modo una entità separata da Mps, che riceverebbe i crediti deteriorati a valori contabili invariati e che verrebbe poi fusa in Amco, la società del Tesoro che è specializzata nella gestione di questi crediti problematici.

Con la fusione, gli azionisti di minoranza di Mps -- il Tesoro ha il 68% del capitale -- potrebbero ricevere azioni Amco o in alternativa altre azioni di Mps, a quel punto libera di molte sofferenze.

Il passaggio di questi crediti ad Amco, attraverso l'incorporazione dell'entità scissa, avverrebbe ai valori di bilancio del Monte grazie al principio del comune controllo (Mef è controllante di questi soggetti) e non comporterebbe impatti patrimoniali per la banca.

Due fonti che stanno direttamente seguendo questo dossier confermano che nonostante le resistenze finora incontrate a Bruxelles, questo piano è ancora in discussione.

Se riuscisse, Mps potrebbe in un sol colpo ridurre attorno al 5% il rapporto tra deteriorati al netto delle rettifiche e il totale dei prestiti, raggiungendo quella normalità auspicata dalla banca e richiesta da Bce per tutte le banche italiane.

Un passo che faciliterebbe molto anche il piano del Tesoro che entro fine anno dovrà indicare come intende uscire dal capitale del Monte, favorendone l'aggregazione a lungo auspicata.

"Si sta lavorando per realizzarlo auspicabilmente entro l’anno", ha detto una delle fonti, spiegando che la strada di portare i deteriorati in Amco attraverso una scissione rappresenta la soluzione "più efficiente per il de-risking della banca, ne aumenta quindi la valutazione e porta vantaggio anche agli azionisti di minoranza".


PIANO B CARTOLARIZZAZIONE E GACS, MA PIU' PROBLEMI

Le perplessità finora manifestate da Bruxelles, e confermate dalle fonti senza dettagli, potrebbero però far naufragare questo tentativo. Il ripiego sarebbe in tal caso un piano B, spiega una delle fonti, che in alternativa alla scissione "prevede una vendita e quindi per le sofferenze una cartolarizzazione utilizzando le GACS".

Anche in questo caso verrebbe coinvolta Amco, che può comprare UTP, ma il piano sarebbe necessariamente meno ambizioso per non rischiare di intaccare gli equilibri patrimoniali del Monte, oggi saldamente sopra gli obiettivi di Srep 2019 ricevuti da Bce.

Un'operazione dello stesso ordine di grandezza del piano con la scissione, secondo la fonte, potrebbe comportare una perdita di circa 1,5 miliardi per la banca di cui soffrirebbero essenzialmente solo i soci di minoranza. Il Mef infatti, che controlla sia Mps sia Amco, godrebbe di una sorta di partita di giro perdendo dal lato banca ma guadagnando da quello Amco.

Rischierebbe però di esporsi a rivalse dei soci minori, oltre ad allontanare il vero obiettivo che resta quello di vedere rivalutare la sua partecipazione nel Monte oggi in forte perdita grazie a una pulizia definitiva dei crediti problematici di Siena e guidare la banca a un'aggregazione.



(in redazione a Milano Sabina Suzzi)