Mps e Seat Pagine Gialle, è bufera a Piazza Affari

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In arrivo nuove turbolenze su Piazza Affari. Dopo lo scandalo Monte dei Paschi di Siena che ha investito il mondo della finanza ma anche quello politico - oltretutto in piena campagna elettorale per le prossime elezioni del 24 e 25 febbraio - le ultime indiscrezioni negative arrivano dal titolo Seat Pagine Gialle.

Le recenti notizie riguardano la comunicazione che il gruppo editoriale ha dato in merito alle scadenze delle cedole del proprio bond. Scadenze che sospenderà - come si legge nella nota - "alla luce dell’attuale contesto economico e di mercato e della verifica della compatibilità con la struttura patrimoniale e finanziaria dell’azienda". Il Cda ha così deciso di non pagare la rata semestrale per le obbligazioni (in scadenza domani 31 gennaio) di 42, 2 milioni di euro, se non prima di aver accertato la compatibilità prospettica del suo indebitamento. Accertamenti che verrano presi nel prossimo consiglio d'amministrazione, previsto per il 6 febbraio, data di scadenza anche degli interessi del debito bancario pari a circa 6,3 milioni di euro.

Una notizia che ha fatto precipitare Seat Pagine Gialle in Borsa in maniera spaventosa: il titolo ha chiuso la giornata di ieri con un tonfo di -41,5% a 0,0031 euro, dopo essere rimasta sospesa per eccesso di ribasso per gran parte della mattinata. Mentre per la seduta odierna la Consob ha deciso di vietare il cosidetto short selling, ovvero le vendite allo scoperto sul titolo, proprio a causa della forte variazione di prezzo registrata ieri.

Dall'altra parte, invece, chiude positivamente il titolo Mps, la banca senese coinvolta nello scandalo dei derivati sottoscritti segretamente nel 2009 per "ritoccare" il bilancio. Dopo una settimana negativa dal punto di vista finanziario e gestionale, con le dimissioni di Giuseppe Mussari dalla presidenza dell'Abi, il titolo ieri ha chiuso in leggero rialzo: +2,29% a 0,267 euro e con una cessione dei titoli pari al 5% del capitale, molto di meno rispetto al picco della scorsa settimana, arrivato a quota 9%.
Una vicenda giudiziaria frutto di una cattiva gestione clientelare e politica della banca, il cui risanamento ora parrebbe essere tutto nelle mani dello Stato, attraverso una nazionalizzazione a tutti gli effetti. E' quanto emerso nelle ultime dichiarazioni del ministro dell'Economia, Vittorio Grilli: "il Tesoro potrà entrare progressivamente nel capitale anche solo se la banca non sarà in grado di pagare gli interessi". Un controllo quasi totale, all'82%, se non rimborserà i 3,9 miliardi di Monti-bond, i cosidetti titoli con cui lo Stato aiuterà la banca senese a rafforzare il suo patrimonio. Un prestito, in poche parole, che la banca dovrà restituire a tassi molto alti: 9% il primo anno, aumentando dello 0,5% dall’anno prossimo fino a un massimo del 15%.

Frattanto, continuano le indagini da parte del Fisco e della procura di Siena su altre vicende sempre legate a Mps: si tratta degli 8 bonifici da 17 miliardi di euro che la banca avrebbe dato a banche - con sede ad Amsterdam, Londra e Madrid - nell'ambito dell'acquisizione di Antonveneta. Ulteriori vicende che hanno portato il leader del Pd Bersani a chiedere al presidente della banca Alessandro Profumo il commissariamento. Ma Profumo rifiuta ed è pronto a pagare il suo debito fino all'ultimo centesimo. Scongiurando quel rischio default che è il terrore di azionisti, correntisti ed obbligazionisti, preoccupati per le sorti della banca su cui hanno investito.