Primo maggio: negozi aperti, è scontro tra commercianti e sinistra

Monta la solita polemica sull’apertura dei negozi il primo maggio. Come ogni anno le due giornate di festa diventano un motivo di scontro tra i sindacati, contrari all’apertura delle attività commerciali, e i commercianti che, invece, vogliono tenere alzate le saracinesche. Grazie alle liberalizzazioni introdotte dal governo Monti, i negozi possono scegliere autonomamente di rimane aperti. Ma il sindacato generale non ci sta e ha indetto una serie di scioperi unitari per impedire l’apertura. Cgil, Cisl e Uil cercano appoggio tra i consumatori, invitando addirittura al boicottaggio dei consumi in quei giorni.

Una situazione che cambia a seconda delle città. A Genova e La Spezia, le amministrazioni di centrosinistra hanno mediato con Confcommercio e Confesercenti, disposti a non aprire. A Milano la questione ha assunto grande rilevanza. Il sindaco, Giuliano Pisapia, si è detto contrario perché “ci sono feste che tutti hanno il diritto di celebrare, oltre a quelle religiose, ci sono quelle civili, tra cui il 25 Aprile e il Primo Maggio che devono essere celebrate con la partecipazione a eventi e manifestazioni e questo contrasta con l'apertura dei negozi”. Contraria alla chiusura delle attività, però, Federdistribuzione. “Prendiamo atto della volontà del sindaco ma speriamo che intendano rispettare anche la nostra - auspica il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli -. Il Tar ci ha dato ragione, restando aperti come credo farà il 60-70% dei nostri associati, non facciamo altro che seguire una legge nazionale. Nessun contrasto ma solo una maniera per mantenere viva la città e dare un servizio”. La giunta approva un “protocollo d’intenti” che prevederebbe otto chiusure annuali in tutto, ma la grande distribuzione non ci sta. Coop compresa, scatenando l’ira della Cgil. Un appello caduto nel vuoto, quelle del Comune, considerando che il 60 per cento dei negozi milanesi di corso Buenos Aires sono rimasti aperti il 25 aprile, insieme all’80 per cento di quelli delle vie del centro e addirittura il 95 per cento tra le boutiques di Montanapoleone. La grande distribuzione resta aperta quasi al 100 per cento, come tutti i Carrefour ad esempio, eccezion fatta per l’Ikea, che terrà chiusi gli store anche il Primo Maggio.

L’anno scorso lo scontro vide coinvolti il sindaco Renzi, che voleva i negozi aperti, e la Cgil, con Susanna Camusso schierata in prima fila a difesa della giornata del lavoro. I commercianti invocano la libertà di tenere aperte le attività perché “giornate come queste possono essere utili in momenti di crisi”. Nei giorni scorsi l’epicentro della polemica era stato Roma. I sindacati, anche qui, sul piede di guerra. Filcams Cgil Roma e Lazio, Fisascat Cisl Roma e Uiltucs Roma sono passati al contrattacco proclamando due giornate di sciopero per evitare che commessi e dipendenti siano costretti ad andare a lavoro. "Indiremo uno sciopero in tutto il Lazio e a Roma - spiega Vittorio Pezzotti, segretario generale della Filcams Cgil Roma e Lazio -. Abbiamo chiesto alla Regione di fare un tavolo anche con i Comuni, in primis per la questione di Roma, stabilendo un calendario di domeniche e festività in cui non si deve aprire".

Insomma se sia giusto far lavorare i dipendenti del commercio, proprio nella giornata dedicata alla Festa del Lavoro, rimane una questione aperta. In Veneto, tra l’altro, i lavoratori precari, o con un contratto a tempo determinato, si oppongono alla sciopero indetto dalle sigle sindacali in numerose città italiane - dal Lazio all’Abruzzo, fino alla Toscana e nelle province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara - per il timore che i loro contratti non vengano rinnovati. C’è poi chi si attacca a quanto previsto proprio dal contratto collettivo, perché non tutti sono uguali. “I precari e per quelli assunti a tempo indeterminato dopo il 2001 - spiega Maria Carla Rossi della Filcams Cgil di Milano e Lombardia - hanno, da contratto, l’obbligo di disponibilità nei giorni festivi. Abbiamo ricevuto segnalazioni da parte di lavoratori a cui è già stato detto di presentarsi in ogni caso”. Per questi dipendenti, l’unico modo per celebrare la festa del Lavoro, sarebbe quello di aderire allo sciopero.

Infine, a Napoli, il sindaco Luigi De Magistris ha lasciato piena libertà ai comemrcianti per la festa della Liberazione, mentre per il Primo Maggio “a parte i servizi essenziali, bisognerebbe fermarsi e non lavorare perché è un giorno sacro”. Ma anche in questo caso la decisione finale spetterà ai negozianti.