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Remuzzi: "Su Omicron serve prudenza. Il laboratorio non è la clinica"

·7 minuto per la lettura
Professor Giuseppe Remuzzi (Photo: Courtesy of Istituto Mario Negri)
Professor Giuseppe Remuzzi (Photo: Courtesy of Istituto Mario Negri)

“Quello della capacità della variante omicron di sfuggire ai vaccini è un problema molto complesso”. Con il Professor Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, abbiamo fatto il punto su quello che è l’argomento che attualmente interessa di più e ciò la protezione offerta dai vaccini relativamente alla nuova mutazione di Covid-19. “Ci sono cose positive e negative”, ci spiega. “Le cose negative sono che nello studio in laboratorio degli scienziati del Sudafrica, descritto in un lavoro in preprint cioè non ancora pubblicato ufficialmente, si è visto che la variante Omicron sa sfuggire al vaccino più delle altre varianti. Con tutti i limiti di un lavoro fatto in vitro, si potrebbe concludere che Omicron è capace di eludere la risposta al vaccino”.

Veniamo alle cose positive

Al tempo stesso però ci sono dei dati, anche questi non pubblicati, che dicono che se una persona ha avuto la malattia e fa un booster o che se persona non ha avuto malattia, ma completa ciclo vaccinale con la terza dose, ha una quantità di anticorpi molto alta non solo contro le altre varianti, ma anche contro Omicron.

Perché è importante sottolineare che sono dati di laboratorio?

Perché estrapolare da quello che succede in laboratorio, quello che può succedere in clinica, non è semplice. Non lo possiamo dire perché non abbiamo abbastanza dati. Per sapere quanto sia pericolosa omicron per i completamente vaccinati, dobbiamo aspettare i dati delle ospedalizzazioni, cioè sapere a quanti pazienti a cui è stata diagnosticata la presenza della variante Omicron, finiscono per aver bisogno di essere ricoverati in ospedale. E questo lo sapremo non prima delle prossime settimane.

Quindi ad oggi non possiamo dire neanche se i vaccini ci proteggono da malattia grave e ospedalizzazione in riferimento alla variante omicron?

Indicazioni molto indirette che ci dicono che questo è possibile, ma non abbiamo certezze. Possiamo solo dire che in Sudafrica questa variante non ha dato finora sintomi gravi, ma si trattava di persone giovani e le condizioni ambientali sono completamente diverse dalle nostre. Con tutta la prudenza necessaria, possiamo dire che i casi visti in Europa in circa 17 Paesi erano tutti con sintomi lievi e finora non c’è stato nessun decesso.

Quando Pfizer parla di aggiornamento del vaccino a marzo in base alla variante omicron che cosa intende dire? Si tratta di un nuovo vaccino o di una piccola modifica? E soprattutto questo comporterà l’esigenza di una quarta dose?

Si tratta dello stesso vaccino leggermente modificato e non è difficile ottenerlo dato che si tratta di un vaccino a mRNA: basta introdurre sequenze giuste in rapporto alle tante mutazioni che sono state trovate nella proteina spike. La quarta dose servirà quasi certamente per chi ha un difetto nel sistema immunitario o per un’immunodeficienza congenita o perché ha avuto trapianto di organo (questi pazienti fanno tutti terapia immunosoppressiva). Poi ci sono condizioni che favoriscono una risposta debole al vaccino: chi è in cura per un tumore per esempio. Tutti questi ammalati avranno molto probabilmente una quarta dose, anche se fare previsioni in questo campo è sempre molto complicato. Per gli altri, voglio dirlo comunque con il beneficio del dubbio, la terza dose potrebbe anche essere quella definitiva. In ogni caso la terza dose non va letta come un fallimento del vaccino, ma come un completamento del ciclo vaccinale.

Ci spieghi meglio

E’ cose se le prime due dosi allertassero il sistema immune così che la terza dose trovi l’organismo preparato con cellule già pronte ad affrontare il virus e a bloccarlo. In Israele a un certo punto si è visto che venivano ricoverati sempre più pazienti vaccinati e ci si è resi conto che la loro risposta immune stava scendendo. Dopo la terza dose però molti meno pazienti vaccinati arrivavano in ospedale e la riposta immune era molto forte.

E sull’intervallo di tempo di somministrazione fra seconda e terza dose?

La medicina evolve, le conoscenze si modificano: in certi momenti pensiamo che sia così, ma senza dati non lo possiamo dire con certezza. Poi arriva un’evidenza da lavori pubblicati e allora diciamo una cosa diversa solo perché sono cambiate le informazioni che abbiamo e dal momento che si continua a studiare e a pubblicare le informazioni che ci arrivano possono anche cambiare da un giorno all’altro. Questo vale anche per l’intervallo di tempo fra le seconda e la terza dose: quando dicevamo che sarebbe arrivata più in là, non avevamo ancora i dati di Israele. Quando sono arrivati questi, insieme a quelli degli Stati Uniti, abbiamo avuto le idee molto più chiare su che cosa succede con i vari vaccini nel tempo, incluso il decadimento della risposta immune ai diversi vaccini e quanto è rapido, questo lo si conosce solo da un lavoro recentissimo pubblicato su The New England Journal of Medicine.

Il numero dei vaccinati in Italia cresce eppure ci ritroviamo di nuovo a combattere con restrizioni e colorazione delle regioni. E’ plausibile credere che la fetta dei non vaccinati ci crei tutti questi grattacapi e ci impedisca di uscire dall’emergenza?

C’è un grafico bellissimo che fa vedere da una parte l’aumento del numero dei contagi in Inghilterra nella prima e nella seconda ondata; dall’altra parte l’aumento dei morti. Nella prima ondata all’aumentare dei contagi aumentavano in parallelo i morti; nella seconda ondata i contagi aumentavano giorno dopo giorno come nella prima, ma i morti erano 15 volte di meno. Non c’è dubbio che i vaccini siano efficaci, ma un 10% dei vaccinati non risponde; è logico che qualcuno di questi possa aver bisogno di ricovero in ospedale. Oggi nelle rianimazioni i non vaccinati sono mediamente 8 su 10. Quelli che non possono o non vogliono avere il vaccino sono ancora molti, forse 6 milioni di persone: non tutto si deve attribuire a loro, ma certo hanno un peso molto grande, al punto che sull’obbligatorietà del vaccino si dovrebbe ragionare, perché ci sono sempre stati i vaccini obbligatori e ce ne sono ancora molti. Se non c’è modo di convincere le persone, non trovo così sbagliato l’obbligo vaccinale, è la strada che abbiamo sempre percorso dal vaiolo fino ad arrivare alla legge Lorenzin, contestata dentro e fuori il Parlamento, che ha evitato però a molti bambini di ammalarsi di morbillo e di morbillo certe volte si muore.

Veniamo alle cure contro covid: quella definita ancora non c’è. Merck ha ridotto di molto l’ipotesi di efficacia del suo antivirale che, preso a casa in fase precoce, avrebbe dovuto essere risolutivo

Esempio perfetto di come la conoscenze scientifiche evolvono. Il Dottor Fauci, considerato da tutti il guru delle malattie infettive, grande esperto di Aids di cui ha cambiato la storia, era entusiasta di questo antivirale al punto da considerarlo un passo avanti formidabile. In realtà tutto derivava da studi su un numero di pazienti piuttosto piccolo: quando sono state prese in esame molte più persone si è visto che la protezione è solo intorno al 30%. La strada degli antivirali rimane buona: quello di Pfizer, in fase 2-3, ha dato risultati molto promettenti e forse sarà efficace su tutti i Coronavirus, questo e quelli che verranno. Non ci dimentichiamo che nei pipistrelli ci sono decine di coronavirus potenzialmente pericolosi se arrivassero all’uomo. Dobbiamo anche dire che oggi siamo molto più preparati anche negli ospedali ad affrontare la malattia grave.

E’ un’ottima notizia

Gli ospedali sono stati esposti a una specie di stress test, questo non è mai successo prima. Oggi abbiamo molte più conoscenze: si sa che anche con la ventilazione forzata bisogna fare attenzione e che in certi casi può fare più male che bene, che ci sono degli antivirali per le forme gravi che si fanno in ospedale e che in una certa percentuale di pazienti funzionano; abbiamo la dimostrazione definitiva che il cortisone fatto al momento giusto e nel dosaggio giusto, aiuta. Insomma, non abbiamo la soluzione definitiva, ma siamo sulla buona strada e comunque, ad oggi, riusciamo a guarire molti più pazienti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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