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Staatballett Berlino, ballerina accusa: "Cacciata perché nera"

Primo Piano
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Chloe Lopes Gomes (profilo Instagram)
Chloe Lopes Gomes (profilo Instagram)

Una ballerina francese di origine capoverdiana, Chloe Lopes Gomes, ha accusato una delle sue maestre di ballo di razzismo. Secondo quanto raccontato dalla danzatrice formatasi all’’Ecole nationale supérieure de Danse di Marsiglia e alla Bolshoi Academy, l'insegnante l'avrebbe obbligata alla pratica del whitefacing, cioè a tingersi il viso di bianco per interpretare “Il lago dei cigni”. Qualche mese dopo la richiesta, Chloe non ha avuto il rinnovo del contratto e, proprio in quel momento, ha deciso di raccontare ai media la vicenda.

Dopo che il direttore Johannes Öhman, che volle fortemente Chloe Lopes Gomes allo Staatsballett due anni fa, ha lasciato la compagnia, la giovane ballerina si sarebbe sentita presa di mira dall'insegnante: "Da quel momento mi sono sentita completamente alla sua mercé, fino a quando ha fatto pressione per farmi indossare il trucco bianco", ha detto al Tagesspiegel.

Un vero e proprio accanimento sfociato nel mancato rinnovo del contratto. A quel punto la ballerina ha raccontato ad alcuni media di essere stata oggetto di una discriminazione palese e continuativa da parte della maestra di ballo: “Mi disse chiaramente che non ero adatta al corpo di ballo di Berlino perché non avevo le qualità artistiche richieste”, ha raccontato al Tagesspiegel. Dopo il "benservito" l'artista ha trovato il coraggio di raccontare quanto successo al corpo di ballo di Berlino, condannando in primis il whitefacing e bollandolo come pratica razzista.

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Cos'è la pratica del whitefacing

La pratica del whitefacing (far tingere il viso di bianco a chi è di colore) viene stigmatizzata almeno quanto quella del blackface, cioè l'usanza di tingersi il viso di nero per imitare persone di colore. In Italia, solo qualche settimana fa, il cantante Ghali aveva criticato la scelta del programma Rai “Tale e Quale Show”, condotto da Carlo Conti, di aver fatto colorare il viso a uno dei concorrenti che lo imitava, Sergio Muniz. "Potete dire che esagero, che mi devo fare una risata e che non si vuole offendere nessuno, lo capisco, ma per offendere qualcuno basta semplicemente essere ignoranti, non bisogna per forza essere cattivi o guidati dall’odio. Bastava l’autotune e un bel look. Non c’è bisogno di fare il BlackFace per imitare me o altri artisti", ha detto il trapper.

Immediate le scuse di Sergio Muniz che si è mostrato dispiaciuto per aver offeso la sensibilità dell'artista milanese di origini tunisine: "Mi dispiace tanto perché ognuno ha la sua sensibilità, io non conoscevo la storia del blackface, me lo hanno spiegato dopo. Volevamo solo omaggiare l’artista. Non è stato facile interpretarlo, ci ho messo una settimana, io non ascolto mai trap. Mi dispiace che si sia sentito offeso, una volta fatto tutto non posso tornare indietro, non posso farci nulla, posso solo chiedere scusa".

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