Taglia di Stato sugli evasori fiscali

In una bozza di provvedimento per le liberalizzazioni bis, i tecnici del Mef ipotizzano un premio fino al 30% della sanzione prevista per il contribuente che farà il delatore tributario. Sconcerto degli esperti

Una taglia sugli evasori fiscali. Arriva a questo il complesso meccanismo tributario che l'amministrazione sta mettendo in piedi da quando il governo Monti ha pur meritoriamente dichiarato guerra ai furboni dell'erario. In un articolo della bozza di provvedimento sulle liberalizzazioni bis che è allo studio dell'esecutivo e che potrebbe essere esaminato al più presto dal Consiglio dei ministri, tra una miriade di misure per premiare chi merita nello svolgimento delle sue funzioni di cittadino, MF-Milano Finanza ha scovato una norma che potrebbe deflagrare come una bomba nel già attuale Far West fiscale italiano.

Si tratta, testualmente, dell'istituzione di un Premio alla lotta all'evasione fiscale, così recita il titolo dell'articolo ancora senza numero. Ecco il testo che sicuramente, se approvato, è destinato a far scoppiare un putiferio: «Qualora le sanzioni per violazioni delle leggi fiscali e tributarie siano casualmente riconducibili a una denuncia di un soggetto privato, al denunciante spetta una percentuale tra il 10 e il 30% della sanzione». La norma, che è allo studio dei tecnici e deve essere anche vistata dal ministero dell'Economia, precisa anche che «la percentuale è determinata in relazione alla quantità e alla qualità delle informazioni contenute nella denuncia» e che non «si applica ai soggetti che hanno acquisito l'informazione in ragione del proprio ufficio pubblico o che hanno l'obbligo di denunciare l'illecito tributario».

In soldoni, se uno evade un milione di euro e la sanzione massima prevista è 2 milioni di euro, al denunciante potrebbe andare una taglia fino a 600 mila euro. Una misura dagli effetti devastanti: mancano solo le foto segnaletiche degli evasori appese fuori gli uffici di Equitalia e il quadro è completo. Il problema, però, è un altro. Se uno Stato arriva solo a concepire una norma del genere, in un Paese che ancora oggi, insieme al debito pubblico, ha tra i suoi cancri storici proprio quello dell'evasione fiscale (ogni anno sono sottratti al Fisco qualcosa come 100 miliardi di euro), vuol dire che sta abdicando al suo ruolo di tutore dei contribuenti onesti. È come se dicesse: per la lotta all'evasione fiscale ci affidiamo ai cittadini-poliziotti e non solo all'Agenzia delle entrate. Nascerebbe un ruolo inedito, l'ausiliare del Fisco, un po' come quei dipendenti comunali che girano per le strade italiane muniti di una fascia gialla e affibbiano multe a destra e manca.

Che il governo voglia fortemente inasprire la lotta all'evasione, intento sicuramente sacrosanto e testimoniato dai tantissimi blitz degli ultimi mesi della Guardia di finanza, è noto da tempo e qualche settimana fa identico scalpore suscitò una norma inserita nel decreto fiscale che prevedeva la black list degli evasori seriali. In quel caso il governo aveva poi rinfoderato la Colt fiscale, convinto a più miti consigli dalla maggioranza in Senato. Ora la norma in vigore sulle liste selettive degli evasori recita così: «Le Agenzie fiscali e la Guardia di finanza, nell'ambito dell'attività di pianificazione degli accertamenti, tengono conto anche delle segnalazioni non anonime di violazioni tributarie, incluse quelle relative dell'obbligo di emissione della ricevuta o dello scontrino fiscale ovvero del documento certificativo dei corrispettivi». Completa la lettura sul sito di Milano Finanza.

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