Ue sta lavorando a piani salvataggio banche, monito della BoE

Per la Commissione europea resta imperativo spezzare il circolo vizioso tra le banche e i debiti sovrani, ma i lavori sono ancora in corso. Il portavoce del commissario agli affari economici, Olli Rehn, in risposta a quanto riportato oggi dal Financial Times sulle garanzie che gli Stati dovrebbero dare all'Esm in caso di ricapitalizzazioni dirette delle banche , ha specificato che "non c'è ancora stata nessuna conclusione, il lavoro è in corso e procede nell'ambito di questo quadro politico", ha assicurato Simon O'Connor.

Gli esperti sono dunque al lavoro per definire in che modo il Fondo salva Stati permanente ricapitalizzerà direttamente gli istituti di credito e chi si farà carico dei rischi legati ai legacy asset delle banche. Verranno così determinate "le modalità precise" con cui l'Esm acquisirà direttamente le quote delle banche in difficoltà dell'area euro. La decisione su come affrontare il problema dei legacy asset e finalizzare i dettagli operativi del meccanismo verrà presa nella prima metà del 2013.

Il Financial Times ha scritto che tra i funzionari dei Ministeri delle Finanze dei Paesi della zona euro è circolata una proposta per costringere gli Stati membri a investire, insieme al Fondo salva Stati permanente (Esm), nelle banche che stanno fallendo, o, in alternativa, a coprire l'Esm da eventuali perdite legate ai bailout.

A causa della condivisione del debito tra i Paesi che il piano implicherebbe, la proposta fa sorgere dubbi sulla capacità dei leader europei di "rompere il circolo vizioso" tra le banche e gli Stati sovrani. In Irlanda, Cipro e Spagna le crisi bancarie hanno fatto aumentare il debito pubblico. Molti in Irlanda e Spagna speravano che le proposte definite a giugno per ricapitalizzare direttamente gli istituti di credito spostasse il costo dei salvataggi dai bilanci nazionali a quelli dell'Esm, che è finanziato da tutti i 17 Paesi membri della zona euro.

Un cambiamento del genere, scrive sempre  il Financial Times, romperebbe il circolo vizioso tra i debiti bancari e quelli dei Governi, e proteggerebbe i Paesi dalle crisi degli istituti di credito. Invece la proposta abbozzata dalla Commissione europea forzerebbe gli Stati che possono permetterselo a immettere fondi pubblici nelle banche prima di ricevere gli aiuti del Fondo salva Stati permanente.

Nel caso di insolvenza dovuta a un salvataggio bancario, il Governo nazionale dovrebbe comunque dare un indennizzo all'Esm per ogni perdita o garantire il rimborso del debito. "Questa proposta implica che ci saranno delle trattative molto difficili a Bruxelles", che lunedì e martedì prossimo ospiterá i meeting di Eurogruppo ed Econfin, affermano gli analisti di Citi, ritenendo anche che le dichiarazioni della settimana scorsa del presidente uscente dell'Eurogruppo, Jean Claue Juncker, secondo cui la ricapitalizzazione diretta e retroattiva degli istituti di credito tramite l'Esm potrebbe essere introdotta nel primo trimestre, "sono troppo ottimistiche".

Mentre si stanno definendo i piani per il salvataggio delle banche, la Bank of England avverte che un aumento dei requisiti di capitale degli istituti di credito potrebbe incidere sulla crescita economica del Regno Unito nel breve periodo e causare la migrazione di alcuni prestiti all'interno del sistema finanziario non regolamentato.

In una bozza di documento, l'Istituto centrale britannico ha dichiarato che un inasprimento dei requisiti patrimoniali per tenere a freno il boom del credito potrebbe ridurre la crescita economica nel breve termine, anche se, ha aggiunto, l'effetto sarebbe probabilmente "modesto".

Uno studio, ripreso dalla BoE, mostrerebbe che un incremento di 100 punti base nei requisiti di capitale delle banche ridurrebbe la crescita economica di breve periodo di un valore compreso tra lo 0,05% e lo 0,35%. Tuttavia, la BoE ha riconosciuto che un sistema finanziario più sicuro sosterrebbe l'espansione economica nel lungo periodo e che per controbilanciare qualsiasi debolezza di breve termine potrebbe essere utilizzata la politica monetaria.

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